Pericolosità
dei
Pesticidi
Nel
mondo sono più di tre milioni all’anno (dati dell’Organizzazione
mondiale della sanità) le persone che sono intossicate da pesticidi,
delle quali più di 700.000 riportano patologie croniche. Circa 37.000
sono i casi di tumori associati ad alti livelli di esposizione ai
pesticidi o ad una lunga convivenza con gli stessi 1
Fra
i pesticidi, i più tossici sono gli insetticidi, del tipo clorurato e
del tipo organofosforico. Quelli clorurati sono meno tossici, ma non sono
biodegradabili, col risultato che si accumulano nell’ambiente. Invece
gli insetticidi organofosforici sono più tossici ma si degradano
rapidamente in natura. L’inquinamento ambientale e alimentare è quindi
principalmente dovuto agli insetticidi clorurati. In
Italia il consumo di fitofarmaci è cresciuto dal 1971 al 1987 fino a
triplicarsi (ed è soprattutto concentrato in Lombardia, Piemonte,
Veneto, Emilia Romagna). Nel 1996 si distribuivano in media 2 kg di diserbanti per
ettaro all’anno.
Ma la media è fallace, perché in Lombardia sono 5
kg per ettaro, in Piemonte 4,5, in Veneto 3,5. in Emilia 3, in Friuli
3 ed in Trentino-Alto Adige 1,5. In Europa si consumano un milione di
tonnellate all’anno di pesticidi.
Nonostante
siano passati ormai più di trent’anni dall’inizio dell’espansione
dei consumi di pesticidi nell’agricoltura italiana, la ricerca stenta
a darsi degli strumenti validi d’indagine. Per esempio uno studio del
Ministero della sanità2
ha valutato l’esposizione degli
italiani ai 148 fitofarmaci più usati e presenti come residui negli
alimenti. Confrontando le dosi giornaliere ammesse e quelle contenute
negli alimenti, lo studio ha trovato che per nessuno dei 148 pesticidi
presi in esame si è verificato un livello medio di esposizione
superiore ai livelli di pericolo. Ciò è indubbiamente confortante,
peccato che nell’indagine non siano stati presi in considerazione gli
effetti della somma di più pesticidi nello stesso prodotto !
In
un’altra ricerca3
sono stati analizzati più di ottomila
campioni di ortofrutta. Si è trovato che 200 avevano residui superiori
a quelli massimi stabiliti per legge e ben il 41% dei campioni conteneva
residui di pesticidi, specialmente agrumi, fragole ed uva. Da notare
infine che, fra i campioni regolari, il 20% conteneva più di un
pesticida (specialmente mele e pere).
La
Iarc (International agency for research on cancer) di Lione dopo uno
studio sui pesticidi ha concluso che diversi pesticidi sono cancerogeni.
Per esempio l’atrazina (diserbante
usato nella coltivazione del mais) è una possibile causa di tumore.
Un altro studio di Forestiere (dell’osservatorio epidemiologico della
Regione Lazio), ha trovato negli agricoltori tassi elevati di tumori allo
stomaco e al pancreas, fra i coltivatori di patate e di ulivi neoplasie al
rene. Invece fra i frutticoltori vi è una correlazione significativa col
Cancro al colon e alla vescica.
Altre indagini hanno trovato che i composti triazinici (diserbanti)
possono avere un ruolo nel tumore ovarico e che pesticidi all’arsenico
sembrano associati al cancro al polmone.
Infine
malattie allergiche (rinite, dermatite, asma e congiuntivite) sono
prodotte da formaldeide, DDT, piretro, solfato di rame, fosfato di
nichel e composti organofosforici. Si consideri che il ritiro dal mercato
di prodotti riconosciuti tossici non garantisce l’eliminazione dei
rischi. Infatti alcuni prodotti sono indistruttibili e perciò una volta
entrati nell’ambiente entrano nella catena alimentare e continuano
ad arrivare all’uomo attraverso il cibo, anche dopo la cessazione dei
loro impiego in agricoltura.
Pesticidi
e bambini
L’Ewg
(Environmental working group) di Washington ha calcolato che ogni giorno,
in Usa, un milione di bambini ai di sotto dei cinque anni ingerisce una
dose eccessiva di pesticidi
organofosforici e ben centomila sono i bambini che ne assumono dieci volte
il limite consentito.
Si noti che i bambini sono più a rischio perché la quantità di aria,
acqua, cibo inquinati che assumono, in relazione al loro peso, è maggiore
che per gli adulti. Inoltre la proliferazione cellulare è maggiore (in
quanto organismi in crescita), il sistema immunitario è immaturo e la
capacità di reagire agli inquinanti è ridotta.
Nei bambini i tumori dipendono dall’inquinamento ambientale per contatto
diretto, ma anche per esposizione della madre in gravidanza. Questo dato
è stato trovato dallo studio Setil (Studio epidemiologico sui tumori
infantili, Italia).
L’attuale legislazione italiana sui pesticidi ha fissato dei limiti
senza tenere in alcun conto la variabile dell’età.Vale a dire che i
limiti fissati per legge tutelano solo gli adulti, non certo i bambini o i
neonati.
Se poi si aggiunge che i limiti prestabiliti non tengono conto della somma
dei diversi pesticidi (in alcune mele se ne sono trovati ben Il diversi),
il quadro per i bambini diventa drammatico.
Per questo motivo, forse, le ditte produttrici di alimenti per
l’infanzia, in Germania, sempre più optano per alimenti biologici
certificati, al punto che entro breve tempo si dovrebbe assistere al
capovolgimento della situazione: saranno di più i prodotti biologici per
l’infanzia di quelli dell’agricoltura chimicamente trattata.
È urgente intervenire a livello legislativo comunitario, introducendo
norme per i prodotti destinati all’infanzia e istituendo
un’agenzia che faccia una revisione degli oltre 8000 fitofarmaci
permessi in Europa. Questo è il senso di una proposta di legge presentata
da Legambiente.
Pesticidi
e sterilità
Il fatto che i pesticidi siano
responsabili della sterilità umana, specie quella maschile,è ormai
denunciato da molti. Solo alcuni esempi.
Il DBCP, insetticida usato negli
anni ottanta in California, ha reso sterili le maestranze che lavoravano
nei frutteti di quella regione;
il DDT interferisce con gli ormoni
sessuali umani, mentre l’agente Orange, un defogliante usato anche in
Vietnam, interferisce col sistema endocrino.
Per finire un accenno ad un
fenomeno inquietante. Non basta mettere al bando un dato pesticida,
occorre anche vigilare perché esiste un mercato clandestino dei pesticidi
proibiti in Italia, ma permessi in altri Paesi e gli agricoltori a volte
non sanno neppure di che cosa si tratta perché le etichette non sono
scritte in italiano.
l problema delle piccole
quantità
Quando si fissa per legge la
quantità massima di un veleno in un alimento per poterlo consumare senza
pericolo, si trascura un principio scientifico importante: quello che
riguarda la definizione della soglia di tossicità.
Ricerche fatte da Druckey e Schmahl, citate da Claude Aubert in Agriculture
biologique, Parigi, 1977,
ha portato alla seguente conclusione, che cozza contro l’opinione comune degli scienziati:
se con una certa quantità
giornaliera di sostanza tossica si induce il cancro in una cavia nel giro
di 250 giorni, quando si riduce di 30 volte la quantità giornaliera, il
cancro appare dopo un periodo più lungo (900 giorni).
Il dato stupefacente è che la
quantità totale di prodotto tossico somministrato nel primo caso è di
850 mg, mentre nel secondo caso è di 90 mg. Quasi un decimo! Questo
significa che se si diminuisce la quantità di veleno giornaliero, ci si
ammala più tardi, ma con una quantità complessiva molto inferiore.
Allora che significato può avere stabilire un particolare
valore minimo di veleno, cioè una soglia di tossicità ? Può non aver
alcun senso, perché ad una dose giornaliera più bassa corrisponde una
dose complessiva letale più bassa.
Per essere più chiari facciamo un esempio
semplificato. Se per morire occorre un bicchiere di un dato veleno preso
in una volta sola, qualora se ne beva un solo cucchiaino al giorno, non si
morirà dopo aver assunto l’equivalente di un bicchiere, bensì dopo
aver assunto un quarto di bicchiere. Applicando questo principio ai
residui di pesticidi che restano negli alimenti sorge il dubbio che anche
le piccole dosi ammesse come innocue dalla legge hanno un effetto dannoso,
in tempi lunghi, ma con quantità molto piccole.
Ecco perché non basta
avere pochi pesticidi negli alimenti, non bisogna averli affatto.
1
Questi
dati sono emersi al convegno tenutosi a Roma nei novembre 1997, dal
titolo Esposizione ai pesticidi con
particolare riguardo all’infanzia, organizzato dall’istituto
italiano di medicina sociale. Ministero del lavoro.
2
Ambiente e
salute in Italia, ed. Il pensiero scientifico, 1997.
3 Legambiente,
1996.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Non solo le
Api:
i pesticidi stanno uccidendo anche gli
Uccelli ! - vedi anche:
OGM
alimenti NOCIVI !
È oramai evidente che l’enorme vendita di
pesticidi in tutto il mondo stia portando
alla rovina intere popolazioni di impollinatori,
svolgendo un ruolo nella “sindrome da collasso”
delle colonie delle
api.
Un nuovo studio commissionato dall’American
Bird Conservancy ha valutato più in
profondità l'impatto dei pesticidi
neonicotinoidi sulla catena alimentare e
le sue conclusioni sono sconcertanti.
Le quasi cento pagine di studio - denominato
“L'impatto degli insetticidi più utilizzati del
Paese sugli Uccelli” e co-realizzato dal
tossicologo ambientale Dr. Pierre Mineau e il
manager dell’American Bird Conservancy
Pesticides Program, Cynthia Palmer - recensisce
duecento studi sugli effetti dei neonicotinoidi
e trova che la “persistenza, solubilità,
tossicità e mobilità dei pesticidi costituiscono
una minaccia unica, in particolare per
gli ecosistemi acquatici, dove il deflusso
agricolo può causare danni permanenti alle
popolazioni acquatiche di invertebrati e di
tutti gli organismi che dipendono da loro per il
cibo”.
E mentre la pubblicità si è concentrata sugli
effetti di questi pesticidi sistemici su insetti
impollinatori come le api e farfalle,
il Rapporto sulla conservazione
ambientale sostiene che l'Environmental
Protection Agency (EPA
) ha semplicemente
ignorato le prove di tossicità per gli
uccelli e i piccoli mammiferi, creature note
per mangiare i semi appena piantati, anche
quelli pieni di pesticidi.
La relazione afferma: "Di particolare interesse
per gli uccelli sono quei composti che vengono
utilizzati come trattamento delle sementi,
soprattutto imidacloprid,
clothianidin,
thiamethoxam e
acetamiprid che sono assorbiti dalle radici
di una pianta e poi circolano in tutta essa. I
semi non sono mai interamente coperti dal
terreno e ciò li rende facili da trovare per gli
uccelli.
Molte specie hanno, infatti, la capacità di
raschiare e scavare per trovare il seme
piantato. Il trattamento delle sementi, per
definizione, si tradurrà in una situazione di
elevata esposizione per gli uccelli. "
Il rapporto individua l’imidacloprid come
altamente tossico per gli uccelli, rilevando
che un solo chicco di mais trattato può
uccidere piccoli uccelli e far ammalare
quelli grandi.
Più allarmanti ancora sono i dettagli sugli
scarichi agricoli con conseguente contaminazione
degli ambienti acquatici, dai fiumi e corsi
d'acqua a pozzi d'acqua e le zone umide,
importanti oasi per gli uccelli acquatici,
spesso circondate da grandi appezzamenti di
terreni coltivati.
I pesticidi neonicotinoidi, che agiscono sul
sistema nervoso centrale, possono persistere nel
suolo per fino a due anni e sono altamente
solubili in acqua. La contaminazione attraverso
il deflusso è inevitabile e proprio gli
scienziati dell'EPA hanno ripetutamente messo in
guardia rispetto al loro utilizzo.
Lo studio contiene anche proposte per mitigare
una previsione desolante. Tra le raccomandazioni
dell’American Bird Conservancy c’è il divieto di
utilizzare i neonicotinoidi come trattamento
delle sementi e sospendere tutte le domande di
neonicotinoidi in attesa della revisione
indipendente dell'impatto sugli uccelli,
invertebrati acquatici e altri animali
selvatici.
Per maggiori informazioni sullo studio Mother
Nature Network
N.B.: Dall'Europa nessun blocco per i
neonicotinoidi.
Il voto del Comitato permanente europeo per la
sicurezza alimentare rispedisce al mittente la
proposta di Tonio Borg, Commissario UE alla
Salute, di una sospensione generalizzata di 2
anni dell’utilizzo degli insetticidi
imidacloprid, clothianidin e thiametoxam a
partire da luglio.
http://www.agricoltura24.com/neonicotinoidi-sospensione-evitata/0,1254,98_ART_6641,00.html
I Neonicotinoidi nel trattamento
delle sementi sono vietati in Italia fino al 25
giugno 2013, ma nel trattamento delle foglie
sono ammessi. Questa azione è stata presa
sulla base di studi preliminari di monitoraggio
mostrano che le perdite di api sono state
correlate con l'applicazione di semi trattati
con questi composti.
Trattamenti di semi di girasole e di mais del
principio attivo imidacloprid sono sospesi in
Francia; altri trattamenti delle sementi
imidacloprid, come per le barbabietole da
zucchero e cereali, sono ammessi, così come lo
sono foliare.
Continua in:
Indice
Autosufficienza in Agricoltura
PAG.
1
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PAG. 2
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PAG. 3 -
PAG.
4
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PAG. 5 -
PAG.
6
-
PAG.
7
-
PAG. 9
Commento NdR: L'acquisto ed il
consumo di alimenti
Biologici e/o
Biodinamici, per
salvaguardare anche
la salute della
vostra famiglia, è
uno dei modi per
sostenere
gli agricoltori che
non
utilizzano queste
sostanze chimiche
(concimi,
fertilizzanti,
fitofarmaci,
insetticidi)
altamente tossiche e
quindi per
salvaguardare anche
l'ambiente,
in quanto
l'industria
Farmaceutica-Chimica
lo sta
distruggendo
a ritmo molto
veloce, anche grazie
al vostro
disinteresse; per
cui da DOMANI
SOLO
Alimenti
Biodinamici-Biologici
!.