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AGRICOLTURA BIOLOGICA - 7
a cura Istituto Biologico Italiano
Pag.7
 

Storia dell’agricoltura - Origini - vedi anche: OGM alimenti NOCIVI !

L’agricoltura chimica e industriaIizzata del XX secolo è
stata preceduta dalla cosiddetta agricoltura mista, affermatasi lentamente a cominciare dal XVI secolo nei Paesi Bassi. L’agricoltura mista era basata sulla rotazione agraria, cioè sull’alternanza delle coltivazioni in uno stesso terreno, sulle foraggiere e sull’allevamento (che forniva il letame per nutrire il terreno).
L’agricoltura mista ha visto il suo trionfo poco prima della nascita dell’agricoltura chimica, agli inizi del XX secolo praticamente tutta l’Europa adottava tale metodo.
Nel secolo XIX sono state fatte alcune importanti scoperte scientifiche. Qui ci interessa quella di Justus von Liebig, che nel 1839 aveva scoperto che gli organismi vegetali necessitano almeno di tre elementi chimici: azoto, fosforo e potassio per poter crescere rigogliosi. Ciononostante per molto tempo si continuò a rifornire le piante non di elementi chimici, ma di letame di origine naturale. La chimica non era ancora così sviluppata da produrre industrialmente quanto la natura poteva offrire.

A ridosso della prima guerra mondiale la chimica industriale mise a punto un metodo per produrre ammoniaca (metodo Haber-Bosch).
E l’ammoniaca è un composto d’a
zoto. Esistevano già i presupposti per produrre fertilizzanti chimici, cosa che cominciò effettivamente a partire dagli anni 20.
I fertilizzanti divennero convenienti soltanto dopo la seconda guerra mondiale, a causa di una diminuzione dei costi energetici.
Dagli anni ‘50 l’agricoltura cominciò a introdurre i fertilizzanti chimici. La trasformazione fu rapida. In Europa, già nel 1970, il 70% dell’apporto di azoto al terreno era di origine chimica.
Gli insetticidi e gli erbicidi (le altre due classi di composti chimici usati in agricoltura) sono di più recente scoperta.
Gli insetticidi, come il DDT, trovano impiego a partire dal 1939, gli erbicidi, come il 2,4-D a partire dalla fine degli anni ‘40.
Praticamente negli anni ‘50 sono disponibili a costi contenuti i tre capisaldi chimici dell’agricoltura industriale:
fertilizzanti, insetticidi ed erbicidi. Comincia l’era dell’agricoltura chimica.
L’uso dei fertilizzanti chimici ha reso così inutile la presenza dell’allevamento del bestiame nell’azienda agricola, perché non c’è più bisogno di letame. L’uso degli insetticidi ha reso inutile la rotazione (effettuata anche per diminuire i rischi di attacco di parassiti).
L’uso dei diserbanti ha reso inutile il riposo del terreno (riposo necessario per l’estirpazione manuale delle malerbe).
È interessante notare che insetticidi, anticrittogamici ed altri veleni, sono il frutto dell’industria bellica di gas nervino.
C’è infatti una strettissima parentela strutturale chimica fra un’arma chimica come il gas nervino VX e un noto pesticida organofosforico come il Parathion della Bayer
(come dimostra Herman Fischer in Chimica Pulita Ed. Tecniche Nuove). 
Dalla riconversione di un’industria bellica che produceva gas nervini per uccidere uomini, non si potevano ricavare che composti chimici che uccidono gli animali e poi minano la salute dell’uomo.

Agricoltura, valori nutrizionali, uso della chimica
Che cosa ha di tanto terribile l’agricoltura chimica, da far temere che minacci la salute? Purtroppo è facile rispondere: la chimica ha rivoluzionato il modo di produrre, trasformare e conservare gli alimenti, introducendo prodotti nuovi e metodi nuovi, in poco tempo e
senza informare i consumatori. Anche se in Usa, dopo l’introduzione dei pesticidi i raccolti sono aumentati del 230%, questo grande aumento quantitativo ha comportato una diminuzione di qualità.
Ad aggravare la situazione, causata da tale silenziosa rivoluzione, è che l’aspetto dei prodotti dell’agricoltura chimica è identico a quello dei prodotti dell’agricoltura salubre, perciò i consumatori non sono in grado di distinguerli.
Per quanto paradossale possa sembrare, pur avendo Io stesso aspetto, una carota prodotta coi metodi dell’agricoltura chimica non ha la stessa composizione di una carota cresciuta naturalmente: ha in più nitrati, residui di pesticidi e di diserbanti ed ha in meno vitamine, sali minerali e una miriade di altri composti che danno un sapore diverso
ed un odore diverso rispetto a quelli di una carota cresciuta naturalmente. La cosa più grave è che possono essere ridotti o addirittura assenti gli oligoelementi (minerali presenti in minime quantità) fondamentali nella dieta dell’uomo. L’agricoltura chimica:
        utilizza, come fertilizzanti, sostanze chimiche di produzione industriale apportatrici di azoto (N), fosforo (P) e potassio (K);
        utilizza composti chimici di sintesi per la difesa dai parassiti, cioè molecole nuove, ignote alla natura, tossiche per qualche forma vivente;
        utilizza altre sostanze chimiche per eliminare le malerbe dal terreno, anche queste velenose per qualche vegetale;
        utilizza ormai anche piante manipolate geneticamente, assolutamente sconosciute all’ecosistema naturale.
Spendiamo qualche riga in più sugli antiparassitari, che spesso sono i composti più tossici per l’uomo.
Si tratta di sostanze che combattono i parassiti. Quelli dell’agricoltura chimica si chiamano pesticidi e sono veleni chimici di sintesi.
Si dividono in varie categorie a seconda dei parassiti che combattono. Avremo così gli insetticidi, i fungicidi (o anticrittogamici), gli acaricidi contro gli acari, i molluschicidi contro le lumache e specie affini, i nematocidi contro alcune specie di vermi (non i lombrichi, che anzi sono utilissimi), i ratticidi contro i topi, e i diserbanti. I pesticidi sono anche chiamati fitofarmaci o prodotti fitosanitari.
L’uso della chimica è solo uno degli aspetti peculiari del modo di fare agricoltura nella seconda metà del XX secolo.
Esiste soprattutto un’ideologia dominata dal principio che il terreno agrario sia una macchina inerte per produrre quanto più è possibile.
Ecco allora l’abitudine di eliminare dal terreno ogni ostacolo (fossi, siepi, alberi), di praticare la monocoltura (vale a dire coltivare un’unica specie vegetale su ampie superficie) e per di più per lunghi periodi. Ed ancora l’abitudine di non considerare l’ecosistema del terreno agrario, lo si lascia scoperto per lunghi periodi, lo si lavora e rivolta con potenti macchine e vomeri profondi che mutano la struttura del terreno coltivabile.
Insomma, l’agricoltura chimica ha completamente dimenticato che il terreno è vivente e che deve produrre alimenti di qualità per gli esseri viventi. Ha rincorso solo il mito della quantità, con lo scopo dichiarato di sconfiggere la fame nel mondo (e i risultati di questa lotta alla fame sono sotto gli occhi di tutti: infatti nel Terzo mondo si continua a morire di fame!). Se dopo mezzo secolo ciò non è stato raggiunto, è legittimo mettere in stato d’accusa il metodo chimico (senza perdere di vista quali danni abbia portato all’ambiente con l’inquinamento).

Agricoltura, prezzi e qualità alimentare
Se ci si reca in un super discount di prodotti alimentari convenzionali, si scopre che alcuni generi alimentari hanno prezzi bassissimi, addirittura irrisori. Per fare qualche esempio, si può trovare pasta che costa meno di un caffè al bar, merendina per bambini del costo inferiore ad un gettone telefonico, un litro d’olio di semi al prezzo di un’acqua minerale delle più rinomate, un chilogrammo di farina di frumento al prezzo di mezza brioche. Ci deve essere qualcosa che non va'. Può essere possibile che importanti alimenti costino così poco ?
Significa che l’agricoltura chimica ha spinto la produzione per ettaro al massimo, a danno della qualità.
Cioè i prodotti alimentari hanno scarse proprietà nutritive. Inoltre c’è qualche costo che non paghiamo direttamente, ma che paghiamo indirettamente attraverso imposte e tasse varie.
Ad esempio i costi per l’inquinamento delle falde acquifere; i costi per malattie dovute a carenza di nutrienti e all’inquinamento degli alimenti.
Non paghiamo inoltre il costo del degrado del terreno agrario, perché lo stiamo saccheggiando senza preoccuparci di come lo lasceremo ai nostri figli e nipoti. Questo è un prezzo che pagheranno loro. Altro che sconfiggere la fame nel mondo!
Senza dubbio il prestigio della professione di agricoltore nella società di fine XX secolo e inizio XXI secolo è molto basso. Inoltre nelle società più industrializzate la percentuale degli addetti all’agricoltura è molto bassa, rispetto al totale della popolazione che lavora (in Europa deI 5%, in Usa del 2%).
Eppure sono proprio gli agricoltori che assolvono il compito fondamentale di nutrire letteralmente la popolazione, ma questo ruolo fondamentale non è riconosciuto ed è mal pagato.
Tale inversione di valori è pericolosa, perché dimostra quanto la società tenga poco conto del cibo di cui si nutre.
Non vogliamo entrare in problematiche filosofiche o spirituali, ma ‘questa contraddizione di valori va segnalata.
Se quel che mangiamo vale poco, nel senso che i consumatori vi annettono poca importanza, si apre la strada ad ogni forma di sofisticazione alimentare e di speculazione sul cibo, che diventa solo una merce, mero oggetto di vendita.
C’è da restare stupiti di fronte all’atteggiamento di chi non esita ad acquistare oggetti dispendiosi per la casa e poi si orienta a fare acquisti alimentari di bassa qualità, oppure dichiara di non voler comperare alimenti biologici perché costano troppo.
Lo stupore riguarda il valore che questi consumatori attribuiscono al cibo, a danno della loro salute.
Quindi lo scarso valore attribuito al cibo di conseguenza si riflette sul basso valore sociale del contadino e sui prezzi incredibilmente esigui delle derrate agricole convenzionali.
Non illudiamoci di trovare sostituti tecnologici dei prodotti coltivati nei campi. Senza agricoltura l’uomo muore.
Un’ultima considerazione: la spesa media di una famiglia italiana per il cibo si aggira sul 18% del suo reddito (anno 2000).
Cinquant’anni fa si aggirava sul 45%. Ciò
significa che si spende sempre meno per il nutrimento e più per altri generi sicuramente meno fondamentali. Non vogliamo dire che dobbiamo tornare ai redditi e alla distribuzione delle spese degli anni ‘50, bensì che dobbiamo interrompere la corsa al ribasso della spesa alimentare. A livello di slogan potremmo dire: meno spese voluttuarie (es. gli acquisti di impulso) e più alimenti di qualità 

Che significa alimentarsi in modo biologico ? 
Significa consumare alimenti provenienti dall’agricoltura biologica (biodinamica), a prescindere dal tipo di dieta. Nutrirsi con cibo biologico non significa avere indicazioni sulla dieta da seguire. Lo stesso accade per gli alimenti provenienti dall’agricoltura chimica, chi ne fa uso può adottare una dieta mediterranea, oppure una dieta americana, una dieta vegetariana. Oppure può optare per la dieta occasionale: mangio quel che scelgo di volta in volta a seconda del gusto. Allo stesso modo si può far la dieta che si desidera, consumando alimenti biologici.
In una parola: mangiar biologico non costringe a fare una scelta alimentare, si fa soltanto una scelta del metodo di produzione.
Perché allora qualcuno è ancora convinto che mangiare biologico voglia dire essere vegetariani o macrobiotici ?
Si tenga presente che gli attuali negozi del biologico sono nati e sono condotti da persone particolarmente attente all’alimentazione.
Gli operatori del biologico hanno un’impostazione culturale più salutistica degli operatori dei negozi tradizionali di alimentari.
Ciò significa che vi si trovano più cereali e legumi e meno salumi, più pane e pasta integrali e meno prodotti raffinati.
Vi si trovano anche prodotti che non fanno parte delle nostre tradizioni alimentari, come alghe, prodotti a base di soia, latte di capra eccetera.
Nei negozi del biologico esiste un’offerta maggiore di prodotti per diete più salubri, per quella mediterranea, vegetariana o macrobiotica.
Per quanto riguarda frutta e verdura è significativo il fatto di trovare spesso soltanto prodotti stagionali, che hanno un tenore di nutrienti più consono all’alimentazione umana.

Continua in:      Indice Autosufficienza in Agricoltura
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Commento NdR: L'acquisto ed il consumo di alimenti Biologici e/o Biodinamici, per salvaguardare anche la salute della vostra famiglia, è uno dei modi per sostenere gli agricoltori che non utilizzano queste sostanze chimiche (concimi, fertilizzanti fitofarmaci, insetticidi) altamente tossiche e quindi per salvaguardare anche l'ambiente, in quanto l'industria Farmaceutica-Chimica lo sta distruggendo a ritmo molto veloce, anche grazie al vostro disinteresse; per cui da DOMANI SOLO Alimenti Biodinamici-Biologici !.

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