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Storia dell’agricoltura -
Origini
- vedi anche:
OGM
alimenti NOCIVI !
L’agricoltura chimica e industriaIizzata del XX
secolo è
stata preceduta dalla cosiddetta agricoltura
mista, affermatasi lentamente a cominciare dal
XVI secolo nei Paesi Bassi. L’agricoltura mista
era basata sulla rotazione agraria, cioè
sull’alternanza delle coltivazioni in uno stesso
terreno, sulle foraggiere e sull’allevamento
(che forniva il letame per nutrire il terreno).
L’agricoltura mista ha visto il suo trionfo poco
prima della nascita dell’agricoltura chimica,
agli inizi del XX secolo praticamente tutta
l’Europa adottava tale metodo.
Nel secolo XIX sono state fatte alcune
importanti scoperte scientifiche. Qui ci
interessa quella di Justus von Liebig, che nel
1839 aveva scoperto che gli organismi vegetali
necessitano almeno di tre elementi chimici:
azoto, fosforo e potassio per poter crescere
rigogliosi. Ciononostante per molto tempo si
continuò a rifornire le piante non di elementi
chimici, ma di letame di origine naturale. La
chimica non era ancora così sviluppata da
produrre industrialmente quanto la natura poteva
offrire.
A ridosso della prima guerra mondiale la chimica
industriale mise a punto un metodo per produrre
ammoniaca (metodo Haber-Bosch).
E l’ammoniaca è un composto d’azoto.
Esistevano già i presupposti per produrre
fertilizzanti chimici, cosa che cominciò
effettivamente a partire dagli anni 20.
I fertilizzanti divennero convenienti soltanto
dopo la seconda guerra mondiale, a causa di una
diminuzione dei costi energetici.
Dagli anni ‘50 l’agricoltura cominciò a
introdurre i fertilizzanti chimici. La
trasformazione fu rapida. In Europa, già nel
1970, il 70% dell’apporto di azoto al terreno
era di origine chimica.
Gli insetticidi e gli erbicidi (le altre due
classi di composti chimici usati in agricoltura)
sono di più recente scoperta.
Gli insetticidi, come il DDT, trovano impiego a
partire dal 1939, gli erbicidi, come il 2,4-D a
partire dalla fine degli anni ‘40.
Praticamente negli anni ‘50 sono disponibili a
costi contenuti i tre capisaldi chimici
dell’agricoltura industriale:
fertilizzanti, insetticidi ed erbicidi. Comincia
l’era dell’agricoltura chimica.
L’uso dei fertilizzanti chimici ha reso così
inutile la presenza dell’allevamento del
bestiame nell’azienda agricola, perché non c’è
più bisogno di letame. L’uso degli insetticidi
ha reso inutile la rotazione (effettuata anche
per diminuire i rischi di attacco di parassiti).
L’uso dei diserbanti ha reso inutile il riposo
del terreno (riposo necessario per
l’estirpazione manuale delle malerbe).
È interessante notare che insetticidi,
anticrittogamici ed altri veleni, sono il frutto
dell’industria bellica di gas nervino.
C’è infatti una strettissima parentela
strutturale chimica fra un’arma chimica come il
gas nervino VX e un noto pesticida
organofosforico come il Parathion della Bayer
(come dimostra Herman Fischer in
Chimica Pulita Ed. Tecniche Nuove).
Dalla riconversione di un’industria bellica che
produceva gas nervini per uccidere uomini, non
si potevano ricavare che composti chimici che
uccidono gli animali e poi minano la salute
dell’uomo.
Agricoltura, valori
nutrizionali, uso della chimica
Che cosa ha di tanto terribile l’agricoltura
chimica, da far temere che minacci la salute?
Purtroppo è facile rispondere: la chimica ha
rivoluzionato il modo di produrre, trasformare e
conservare gli alimenti, introducendo prodotti
nuovi e metodi nuovi, in poco tempo e
senza informare i consumatori. Anche se in Usa, dopo
l’introduzione dei pesticidi i raccolti sono
aumentati del 230%, questo grande aumento
quantitativo ha comportato una diminuzione di
qualità.
Ad aggravare la situazione, causata da tale
silenziosa rivoluzione, è che l’aspetto dei
prodotti dell’agricoltura chimica è identico a
quello dei prodotti dell’agricoltura salubre,
perciò i consumatori non sono in grado di
distinguerli.
Per quanto paradossale possa sembrare, pur avendo Io
stesso aspetto, una carota prodotta coi metodi
dell’agricoltura chimica non ha la stessa
composizione di una carota cresciuta
naturalmente: ha in più nitrati, residui di
pesticidi e di diserbanti ed ha in meno
vitamine, sali minerali e una miriade di altri
composti che danno un sapore diverso
ed un odore diverso rispetto a quelli di una
carota cresciuta naturalmente. La cosa più grave
è che possono essere ridotti o addirittura
assenti gli oligoelementi (minerali presenti in
minime quantità) fondamentali nella dieta
dell’uomo. L’agricoltura chimica:
—
utilizza, come fertilizzanti, sostanze
chimiche di produzione industriale apportatrici
di azoto (N), fosforo (P) e potassio (K);
—
utilizza composti chimici di sintesi per la
difesa dai parassiti, cioè molecole nuove,
ignote alla natura, tossiche per qualche forma
vivente;
—
utilizza altre sostanze chimiche per
eliminare le malerbe dal terreno, anche queste
velenose per qualche vegetale;
—
utilizza ormai anche piante manipolate
geneticamente, assolutamente sconosciute
all’ecosistema naturale.
Spendiamo qualche riga in più sugli antiparassitari,
che spesso sono i composti più tossici per
l’uomo.
Si tratta di sostanze che combattono i parassiti.
Quelli dell’agricoltura chimica si chiamano
pesticidi e sono veleni chimici di sintesi.
Si dividono in varie categorie a seconda dei
parassiti che combattono. Avremo così gli
insetticidi, i fungicidi (o anticrittogamici),
gli acaricidi contro gli acari, i molluschicidi
contro le lumache e specie affini, i nematocidi
contro alcune specie di vermi (non i lombrichi,
che anzi sono utilissimi), i ratticidi contro i
topi, e i diserbanti. I pesticidi sono anche
chiamati fitofarmaci o prodotti fitosanitari.
L’uso della chimica è solo uno degli aspetti
peculiari del modo di fare agricoltura nella
seconda metà del XX secolo.
Esiste soprattutto un’ideologia dominata dal
principio che il terreno agrario sia una
macchina inerte per produrre quanto più è
possibile.
Ecco allora l’abitudine di eliminare dal terreno
ogni ostacolo (fossi, siepi, alberi), di
praticare la monocoltura (vale a dire coltivare
un’unica specie vegetale su ampie superficie) e
per di più per lunghi periodi. Ed ancora
l’abitudine di non considerare l’ecosistema del
terreno agrario, lo si lascia scoperto per
lunghi periodi, lo si lavora e rivolta con
potenti macchine e vomeri profondi che mutano la
struttura del terreno coltivabile.
Insomma, l’agricoltura chimica ha completamente
dimenticato che il terreno è vivente e che deve
produrre alimenti di qualità per gli esseri
viventi. Ha rincorso solo il mito della
quantità, con lo scopo dichiarato di sconfiggere
la fame nel mondo (e i risultati di questa lotta
alla fame sono sotto gli occhi di tutti: infatti
nel Terzo mondo si continua a morire di fame!).
Se dopo mezzo secolo ciò non è stato raggiunto,
è legittimo mettere in stato d’accusa il metodo
chimico (senza perdere di vista quali danni
abbia portato all’ambiente con l’inquinamento).
Agricoltura, prezzi
e qualità alimentare
Se ci si reca in un super discount di prodotti
alimentari convenzionali, si scopre che alcuni
generi alimentari hanno prezzi bassissimi,
addirittura irrisori. Per fare qualche esempio,
si può trovare pasta che costa meno di un caffè
al bar, merendina per bambini del costo
inferiore ad un gettone telefonico, un litro
d’olio di semi al prezzo di un’acqua minerale
delle più rinomate, un chilogrammo di farina di
frumento al prezzo di mezza brioche. Ci deve
essere qualcosa che non va'. Può essere
possibile che importanti alimenti costino così
poco ?
Significa che l’agricoltura chimica ha spinto la
produzione per ettaro al massimo, a danno della
qualità.
Cioè i prodotti alimentari hanno scarse proprietà
nutritive. Inoltre c’è qualche costo che non
paghiamo direttamente, ma che paghiamo
indirettamente attraverso imposte e tasse varie.
Ad esempio i costi per l’inquinamento delle falde
acquifere; i costi per malattie dovute a carenza
di nutrienti e all’inquinamento degli alimenti.
Non paghiamo inoltre il costo del degrado del
terreno agrario, perché lo stiamo saccheggiando
senza preoccuparci di come lo lasceremo ai
nostri figli e nipoti. Questo è un prezzo che
pagheranno loro. Altro che sconfiggere la fame
nel mondo!
Senza dubbio il prestigio della professione di
agricoltore nella società di fine XX secolo e
inizio XXI secolo è molto basso. Inoltre nelle
società più industrializzate la percentuale
degli addetti all’agricoltura è molto bassa,
rispetto al totale della popolazione che lavora
(in Europa deI 5%, in Usa del 2%).
Eppure sono proprio gli agricoltori che assolvono il
compito fondamentale di nutrire letteralmente la
popolazione, ma questo ruolo fondamentale non è
riconosciuto ed è mal pagato.
Tale inversione di valori è pericolosa, perché
dimostra quanto la società tenga poco conto del
cibo di cui si nutre.
Non vogliamo entrare in problematiche filosofiche o
spirituali, ma ‘questa contraddizione di valori
va segnalata.
Se quel che mangiamo vale poco, nel senso che i
consumatori vi annettono poca importanza, si
apre la strada ad ogni forma di sofisticazione
alimentare e di speculazione sul cibo, che
diventa solo una merce, mero oggetto di vendita.
C’è da restare stupiti di fronte all’atteggiamento
di chi non esita ad acquistare oggetti
dispendiosi per la casa e poi si orienta a fare
acquisti alimentari di bassa qualità, oppure
dichiara di non voler comperare alimenti
biologici perché costano troppo.
Lo stupore riguarda il valore che questi consumatori
attribuiscono al cibo, a danno della loro
salute.
Quindi lo scarso valore attribuito al cibo di
conseguenza si riflette sul basso valore sociale
del contadino e sui prezzi incredibilmente
esigui delle derrate agricole convenzionali.
Non illudiamoci di trovare sostituti tecnologici dei
prodotti coltivati nei campi. Senza agricoltura
l’uomo muore.
Un’ultima considerazione: la spesa media di una
famiglia italiana per il cibo si aggira sul 18%
del suo reddito (anno 2000).
Cinquant’anni fa si aggirava sul 45%. Ciò
significa che si spende sempre meno per il
nutrimento e più per altri generi sicuramente
meno fondamentali. Non vogliamo dire che
dobbiamo tornare ai redditi e alla distribuzione
delle spese degli anni ‘50, bensì che dobbiamo
interrompere la corsa al ribasso della spesa
alimentare. A livello di slogan potremmo dire:
meno spese voluttuarie (es. gli acquisti di
impulso) e più alimenti di qualità
Che significa alimentarsi in modo biologico ?
Significa consumare alimenti provenienti
dall’agricoltura biologica (biodinamica),
a prescindere dal tipo di dieta. Nutrirsi con
cibo biologico non significa avere indicazioni
sulla dieta da seguire. Lo stesso accade per gli
alimenti provenienti dall’agricoltura chimica,
chi ne fa uso può adottare una dieta
mediterranea, oppure una dieta americana, una
dieta vegetariana. Oppure può optare per la
dieta occasionale: mangio quel che scelgo di
volta in volta a seconda del gusto. Allo stesso
modo si può far la dieta che si desidera,
consumando alimenti biologici.
In una parola: mangiar biologico non costringe a
fare una scelta alimentare, si fa soltanto una
scelta del metodo di produzione.
Perché allora qualcuno è ancora convinto che
mangiare biologico voglia dire essere
vegetariani o macrobiotici ?
Si tenga presente che gli attuali negozi del
biologico sono nati e sono condotti da persone
particolarmente attente all’alimentazione.
Gli operatori del biologico hanno un’impostazione
culturale più salutistica degli operatori dei
negozi tradizionali di alimentari.
Ciò significa che vi si trovano più cereali e legumi
e meno salumi, più pane e pasta integrali e meno
prodotti raffinati.
Vi si trovano anche prodotti che non fanno parte
delle nostre tradizioni alimentari, come alghe,
prodotti a base di soia, latte di capra
eccetera.
Nei negozi del biologico esiste un’offerta maggiore
di prodotti per diete più salubri, per quella
mediterranea, vegetariana o macrobiotica.
Per quanto riguarda frutta e verdura è significativo
il fatto di trovare spesso soltanto prodotti
stagionali, che hanno un tenore di nutrienti più
consono all’alimentazione umana.
Continua in:
Indice
Autosufficienza in Agricoltura
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