SALVIAMO CAPRA E CAVOLI
I cavolini di Bruxelles sono eccellenti alimenti
come le altre specie della loro famiglia, le
crocifere. Esseri vegetali molto terrestri e
robusti, germinano velocemente e sviluppano un
apparato radicale ben saldo nel suolo e si
espandono con una certa velocità con grande
proliferazione di foglie. Quando la crescita
ristagna si formano germogli carnosi, nei
cavolini i frutti si sviluppano all'ascella
delle foglie della pianta. La raccolta si esegue
a scalare, si raccolgono prima che si aprano
quando sono ben compatti, dal basso verso
l'alto.
A novembre la raccolta è stata all'ultimo
cavolino strappato alla bocca di Celtis, il
capretto del libero orto, golosissimo di questo
ortaggio.Così abbiamo capito come mai si
associano sempre le capre ai cavoli nei detti
popolari, mai lasciare queste bestioline sole
nelle vicinanze di questi ortaggi, si può però
arrivare ad un concordato: dopo un pò di
cavolini mangiati anzi divorati Celtis accetta
di mangiare altro.
Il cavolo non si mangia a merenda: ricco di
sostanze benefiche, di protidi, lipidi, glucidi,
fosforo, calcio, ferro, vitamine del gruppo B e
vitamina C vitamina A, e la D antirachitica
perché è un grande vegetale molto esposto alla
luce e assorbente luce, rende però la digestione
molto laboriosa.
Lo zolfo che contiene agisce sull'apparato
respiratorio e favorisce l'assorbimento
dell'ossigeno attraverso le cellule. Esistono
trattati sul perché bisognerebbe avere
un'alimentazione con buone dosi di cavoli.
I nostri cavoli sono cresciuti bene perché i
rosmarini e i pomodori cresciuti accanto hanno
allontanato la cavolaia.
Si sconsiglia la
consociazione con altri cavoli, aglio, cipolla e
patate.
Le semine si fanno in semenzaio da maggio a
luglio e si trapianta dopo circa 40 giorni a
distanza di 50- 60 cm .
Gli spazi nell'orto sono vitali per gli animali
che si aggirano liberi e alcuni sono stati
salvati da sicuro macello.
La capra, qualche coniglietto, Rosina ed Ernesto
(chioccia e gallo), nobilissima coppia che
chiacchiera tutto il giorno ruspando in giro per
il prato e che si chiama a vicenda quando uno di
loro trova qualche bocconcino.
Celtis è perspicace ed estremamente affettuoso
oltre che caparbio. I coniglietti vanno e
vengono e sconfinano nell'orto ma alla fine ogni
cosa ritrova il suo equilibrio anche quando
rosicchiano giovani piantine.
Anche le piante percepiscono sicuramente questo
grado di interazione. Il vecchio albero di pere
non è stato abbattuto, e ci sembra contento che
sia rimasto lì ad ombreggiare le insalate.
Una notte di neve, a fine novembre, Celtis è
stato prelevato dalla propria casetta ed è stato
ucciso da qualcuno che ha scavalcato il muro:
Abbiamo ritrovato i suoi resti.
Non c'è limite al cannibalismo umano.
Siamo andati a prendere due galline faraone
tolte da una prigione-allevamento. Hanno le ali
mozzate e non possono più volare.
Dopo la morte del capretto cerchiamo tutti un
nuovo equilibrio.
Aspettiamo di nuovo il picchio che venga a fare
il nido sul bagolaro, celtis australis appunto.
PROPOSTA di
LIBERO ORTO
Un orto comunitario nel parco dell'ex ospedale
psichiatrico Paolo Pini
Nel libero orto si intrecciano diverse attività,
produzione di aromatiche ed orticole con vendita
diretta o come scambio di prodotti con il
proprio tempo di esistenza trascorso a cooperare
sul campo.
Produzione finalizzata anche a creare lavoro per
persone svantaggiate. Educazione permanente
ambientale per le scuole ma anche rivolta a
ragazzi che non sanno come passare i pomeriggi
dopo la scuola, con formazione su tecniche e
tematiche biologiche e pacifiche.
Spazio orto-giardino a disposizione di persone
con problematiche fisiche o psichiche, dunque
orto-terapeutico o meglio: orto del benessere.
Antiche frutti nel frutteto partecipato,
sperimentazione di colture biodiverse. Centro di
documentazione relativo alla formazione di cui
sopra.
Libero orto è la confluenza di persone con
saperi e consapevoli che realizzano un orto
urbano che sia luogo di incontri, di lavoro, di
formazione, di produzione e scambio con il
territorio o anche con settori o persone che
nella metropoli sognano un luogo accessibile a
un'attività con la natura. Non l'orticello
singolo ma orto partecipato dove creatività e
cooperazione possono effettivamente esplorare le
potenzialità umane che vanno oltre il conto in
banca o il livello di consumo medio a cui ci
paragonano. Coltivare l'orto insieme non è
ripiegamento su se stessi se nella progettazione
come nella partecipazione si pone attenzione a
ciò che ci circonda e ci attraversa.
Per fare un esempio un viottolo di campagna può
tenere conto anche delle difficoltà motorie
delle persone ..ed essere molto più ampio e
percorribile.
Ma anche: in un'esperienza che vuole comunicare
vengono alla luce gli aspetti culturali perfino
estetici che portano ad una godibilità dei
momenti vissuti infatti “facendo dei lavori”
come anche riposando semplicemente sull'erba, si
percepisce e si intuisce una qualità di vita che
difficilmente ritroviamo in altri luoghi
sociali.
Libero orto come creazione: anche con materiali
poveri si da forma esteticamente a spazi –
nello spazio centrale – in cui si può ritrovare
il consiglio dell'orto, o le persone che
vogliono sedersi e semplicemente ascoltare il
luogo, animali liberi, creazione di un'arte nel
fare l'orto-giardino collocando anche gli alberi
più vecchi e malandati in una loro dimensione
dignitosa nell'insieme anche quando ombreggiano
le insalate; la frutta colta liberamente senza
rompere i rami, e dove si mantenga un equilibrio
tra natura e chi partecipa all'orto. Per questo
non “orticello” ma luogo dove non
necessariamente la natura e gli animali debbano
servire l'uomo ma hanno un senso per il fatto
stesso che sono ed esistono e da questo
presupposto può scaturire un reale rapporto tra
esseri diversi compresi piante e animali.
Libero orto come proposta naturale perché ci
riferiamo al concetto dell'essere della natura e
non del suo uso o sfruttamento.
Anche facendo
l'orto si da spazio e si lascia spazio a molto
di ciò che c'era precedentemente.
E non ultimo: libero orto perché la natura sia
essa selvaggia o coltivata è veramente grande
maestra ma il suo insegnamento è così profondo
da essere intuito solamente in un grande
silenzio.
AUTUNNO
L'autunno arriva quando le piante trasferiscono
parte di elementi indispensabili – fosforo,
silice, magnesio, calcio…alla ragione ultima ma
non finale della loro esistenza: la maturazione
dei frutti e la preparazione alla germinazione
primaverile dei semi che per questo scopo
necessitano dell'essenza stessa degli elementi.
L'esuberanza estiva è ormai rallentata, iniziano
suoni tonfi, le foglie ingialliscono e cadono
come fruscii, tamburellando le ghiande, volando
cadono le faggiole, i baccelli secchi
schioppettano lontano i loro semi, pesanti sono
le mele nella caduta.
Gli uccelli volano di pianta in pianta per
mangiare le ultime bacche prima delle gelate ed
è suono anche dalle loro ali.
L'odore di putrefazione di residui vegetali ci
dice che tutto si trasforma .Il
lavorio di microrganismi con funzioni diverse da
quelle primaverili preparano quei residui
organici all'umidità e al freddo invernale.
Le foglie cadute e i semi saranno humus e nuovi
germogli in primavera.
Non riusciamo a vedere tutto questo, sarà palese
solo nel racconto della primavera.
Segnali di carenza nutritiva delle
piante.
La mancanza di azoto rallenta la crescita della
pianta e lo stelo è piccolo e sottile. Le foglie
ingialliscono quando non dovrebbero.
La mancanza di fosforo non fa formare i semi, le
foglie in basso sono gialle, le altre
verde-porpora.
La mancanza di calcio rende le radici poco
sviluppate, i bocciolo apicali cadono, le foglie
degli alberi da frutta muoiono, la pianta in
generale è poco resistente e si difende meno dai
prodotti tossici.
La mancanza di potassio rende le foglie gialle a
partire dai margini mentre diventano scure tra
le nervature, la pianta è poco sviluppata, gli
steli e i rami sono deboli.
La mancanza di magnesio rende le foglie
inferiori anemiche e muoiono le foglie degli
alberi da frutto.
La mancanza di ferro rende gli steli corti e le
foglie deboli e anemiche.
La mancanza di rame causa la ruggine rossa, gli
ortaggi crescono con difficoltà, le cipolle
pallide.
La mancanza di manganese rende le foglie
maculate e attaccate dalla necrosi, la pianta
non resiste alle malattie, fiori e frutti durano
molto poco, oppure fanno difficoltà a germinare
e a maturare.
La mancanza di boro colora le foglie da verde
chiaro a bruno. Il cuore delle mele è spugnoso,
quello delle rape marcio, l'insalata gialla ed
amaro diventa il cavolfiore.
La mancanza di zinco rende le foglie con
piccolissime picchiettature e si macchiano in
tarda estate, quelle degli alberi da frutta
cadono troppo presto,.
La mancanza di silicio rende le piante
attaccabili dalle malattie crittogamiche, i
cereali si piegano e la peronospora ha campo
libero.
La carenza di zolfo fa morire le foglie già
durante la gemmazione.
Alcune piante ricche di elementi:
possiamo cominciare a metterle nel nostro
compost.
Il tarassaco è ricco di calcio, le foglie della
robinia formano azoto e concimano nella carenza
di calcio. L'acetosa è ricca di calcio, fosforo,
magnesio, silice. Il rafano fornisce calcio e la
camomilla lo zolfo, i cactus il calcio,
l'equiseto acido silicico.
L'achillea rifornisce
di potassio, calcio, acido silicico, l'ortica
calcio e ferro. La cipolla è ricca di acido
silicico e calcio…
Castagne
Ben radicato alla terra, collegato dunque
all'elemento solido e duraturo con grande
energia, il castagno delinea lo spazio che ha
intorno ma poi la chioma si apre e l'albero
diventa aereo, aerea è la sua fioritura con
amenti come in tutte le fagacee. Di nuovo molto
terrestri sono i suoi frutti, cadono con tonfi
le castagne.
E' Mercurio che con calzari alati (tocca la
terra ma poi vola) connette il basso con l'alto
della pianta. La crescita della pianta è lenta e
diventa bellissima intorno ai 50 anni, vive
oltre 1000 anni e vive bene in collina e in
montagna in terreni silicei.
I primi frutti arrivano intorno a 25 anni della
pianta. Un tempo le castagne venivano usate
molto e sostituivano la farina di frumento e
anche i legumi poiché la sua composizione è
vicina a quella del frumento. Frutto molto
energetico e nutritivo è ottimo nelle astenie e
nelle convalescenze e per rimineralizzare. E'
tonica e antianemica.. Le sue ceneri sono
ricchissime di potassio, ferro, zinco, rame
manganese, fosforo magnesio, zolfo, sodio,
calcio . Frutto ricco di vitamina B e C (quanto
un limone), di protidi, lipidi e glucidi.
Oggi la castagna è un po' dimenticata se non per
brevi rituali periodi in cui qualcuno ancora si
diverte ad andare a raccoglierla .
RAMPICANTI di CARATTERE
Si arrampica coi suoi viticci, la passiflora,
lungo la siepe arrancando anche sui rami del
fico vicino, difficilmente viene tenuta a bada
dall'abete accanto.
Il fusto esile e le foglie palmate si espongono
tutte a est prendendosi il sole sin dal mattino.
Fiorisce, cerulea, in pieno mezzogiorno intensa
e inebriante come tutte le fioriture esotiche,
serena e calda.
Le foglie essiccate della passiflora è uno dei
più efficaci tranquillanti naturali, induce un
sonno simile a quello fisiologico e quindi aiuta
nell'insonnia e nella nevrastenia, attenua gli
spasmi, lenisce l'inquietudine; coadiuvante
nelle cure per disintossicarsi dall'alcolismo.
L'infuso si fa con un pizzico di foglie
essiccate triturate per una tazza di acqua
bollente lasciando in infusione per dieci
minuti.
Ad agosto maturano i frutti della
passiflora ormai arancioni, grossi come un uovo
e contengono una polpa rinfrescante e ricca di
vitamina C. Pianta di origine tropicale ha
bisogno di caldo e d'inverno va protetta con una
copertura alla base di foglie e sterpaglia se è
in giardino o con in telo di plastica se è in un
terrazzo.
Fiore della passione viene anche denominata per
l'aspetto caratteristico dei fiori che ad un
“padre” agostiniano del 1600 che l'aveva portata
dal Brasile ricordava alcuni strumenti di
afflizione usati nella passione del Cristo.
Il caprifoglio preferisce i margini dei boschi
dove cresce spontaneo, e le siepi di mezza
montagna.
Nel giardino ama posizioni assolate ma con
radici all'ombra, un terreno fresco ma ben
drenato. In senso orario e con un abbraccio un
po' troppo persistente si inerpica col suo fusto
flessibile intorno ad arbusti ed alberi.
Una fioritura esuberante e profumatissima
annuncia la primavera, e sembra che la sua
essenza aiuti ad armonizzare gli spigoli dei
caratteri delle persone. Foglie e fiori
essiccati possono essere usati per le loro
proprietà antisettiche e diuretiche.
E' sorella del sambuco, del viburno, della
weigela, la famiglia delle caprifoliacee, che si
distingue proprio per un processo floreale ricco
e sovrabbondante. Soavi profumi a volte quasi
stordenti.
Arbusto rampicante odorifero il gelsomino è
parente strettissimo, anzi fratello, di piante
come l'ulivo-patriarca tra gli alberi, o del
luminoso frassino, del lillà e della forsizia.
Tutti nella famiglia delle oleacee e
attraversati da una qualche sottile essenza
comune che li apparenta così fortemente.
Appoggiato ad un sostegno o ad una siepe si
invola col suo fusto fragile e con una fioritura
inebriante l'aria.
È spontaneo nei paesi arabi e orientali dove la
sua fragranza magica impregna favole e storie
d'amore, e sfondo di incantesimi che avvengono
nei giardini indiani. Fiori e foglie sono usati
per aromatizzare le tisane, calmare ansie,
alleviare i mal di testa, curare la pelle poichè
è distensivo e rimfrescante. Dai fiori messi in
infusione in un olio d'oliva o di mandorle per
sei settimane si ottiene un olio per massaggi
che lenisce i dolori nevralgici.
Ama il caldo e questo amore viene sprigionato da
una essenza che va nel profondo, tutto distende,
molto fa dimenticare.
Cresce bene vicino all'olmo-albero sacro a
Morfeo-il luppolo, dai fiori a coni penduli
all'ascella delle foglie ricoperti di polvere
giallo oro, odore forte, aromatico. Così
aromatico che può dare sonnolenza anche mentre
si raccoglie. Il luppolo cresce in qualsiasi
terreno con esposizione solare ma tollera anche
l'ombra. Ricopre magnificamente i pergolati o le
siepi avvolgendosi in senso antiorario sui
sostegni. Come gli olmi ama i terreni umidi.
I monaci amavano molto curare l'erba che
cresceva lungo i muri dei monasteri-forse perchè
aiutava ad attenuare istinti e passioni con
questa sua fioritura tardo-estiva, per niente
lussureggiante, bella ma contenuta, resinosa ed
amara.
Buoni germogli nei risotti, buon gusto aromatico
nella birra. Buone tisane rilassanti di fiori,
ottimi cuscini di fiori per sonni innocenti.
DIARIO DI UN LIBERO ORTO – INIZIO ESTATE
La borragine cresce benissimo insieme alle
fragole e le fragole prosperano con il timo. La
borragine cresce rapidamente con le sue foglie
robuste e setolose, ama l'umidità e ricerca la
luce mentre i suoi fiori tendono verso il suolo
pieni di nettare e circondati dalle api.
Sembra una pianta pesante e dura ma aiuta ad
alleggerire la pesantezza delle gambe, i
problemi circolatori e l'indurimento dei tessuti
nelle flebiti.
I suoi fiori allegrano le insalate, le foglie
sono ottima verdura appena cotta, rinfrescante e
ricchissima di acido silicico e di mucillagini.
Anche la fragola utilizza sostanze che amano
particolarmente luce e calore: l'acido silicico
e il ferro. Le fragole sono dolci e aromatiche
anche quando il tempo è coperto e piovoso grazie
proprio a questa componente silicica che la
pianta utilizza per trasformare la luce in
proprio alimento, sa utilizzare e assorbire
anche le più piccole dosi di luce pur nella
fitta penombra umida del bosco negli sprazzi
diradati.
La fragola è una rosacea ed ha un abbondante
processo zuccherino, attiva la formazione del
sangue e grazie all'abbondante ferro e all'acido
silicico le parti del corpo più periferiche
vengono irrorate più fluidamente dal sangue.
Nella coltivazione ama essere paciamata dagli
aghi dei pini o degli abeti o cresce benissimo
vicino agli abeti.
Insalata biondissima e tenera da taglio che non
sopporta troppo il sole diretto caldissimo si
trova bene sotto le ali delle foglie del
cavolino di bruxelless che mentre si innalza le
fa ombra. Vicino alla crucifera cresce il
tropeolo (che chiamiamo comunemente nasturzio) :
fiori sgargianti e foglie lussureggianti e
ambedue ottimi per le insalate nonché finemente
decorativi nelle insalate stesse.
Il nasturzio
cresce ai piedi anche delle patate e intorno ai
pomodori, ai piedi degli alberi di pero che a
filari proteggono le piante orticole con la loro
ombra. Il tropeolo protegge tutte loro da alcuni
parassiti che potrebbero essere particolarmente
nocivi. In una aiuola accanto menta ortica
achillea carote erba cipollina valerianella si
scambiano i loro oligo- elementi e sembra che
questo loro vivere insieme li renda
particolarmente felici.
La salvia sclarea ai bordi ha innalzato il suo
pennacchio di fiori intensamente profumati.
Le foglie molto grandi sono un ottimo alimento
come bistecche vegetali impanate e fritte. Più
in là nella stagione quando i semi saranno
maturi la pianta si riprodurrà spontaneamente e
intensamente nel suo ciclo biennale.
Intorno e a volte anche all'interno delle
parcelle lasciamo crescere le varie erbe
“infestanti”, più sono variegate e più
oligoelementi apportano alle altre piante .Il
buon sapore dell'insalata o delle altre orticole
lasciate crescere vicino alle selvatiche è
dovuto anche a questa osmosi di elementi. Le
erbe intorno alle aiuole rinfrancano lo spirito,
è un apparente disordine – poiché non tutta
l'erba è tagliata a puntino – in realtà tutto
l'orto nell'insieme dà un senso di movimento
sereno e bilanciato. Piano piano ci verrebbe da
dire.
E anche meno.Meno sfruttamento della
terra, tanto per cominciare.
Il ribes nigrum ha trovato una perfetta
sincronia con le piante di pomodoro che gli
crescono accanto.
Queste varietà di piante crescono e si
rafforzano da un giorno all'altro in modo
sorprendente.
Il ribes nigrum è stato riprodotto per talea
l'anno scorso: alla fine dell'inverno è stata
leggermente potata la pianta madre e abbiamo
scelto le parti semilegnose, rametti con alcune
foglie all'apice che abbiamo posto in alveoli
con terriccio mescolato a perlite; può andar
bene anche la sabbia da fiume. Gli alveoli o i
vasetti sono stati messi sotto un telo di
plastica, le talee sono state vaporizzate (mai
bagnare la terra poiché i bastoncini non hanno
radice e quindi marciscono).
Il telo di plastica
mantiene calore e umidità e durante il giorno
viene sollevato per qualche ora per far
evaporare la condensa quando è troppo densa. Il
radicamento delle talee avviene tra le 6 alle 12
settimane. Dopo il radicamento (si vede quando
questo è avvenuto poiché c'è una germogliazione
all'apice) le piantine sono state poste in vasi
da 10 cm di diametro con un buon terriccio
leggero.
Le muffe che possono attaccare le talee o le
giovanissime piante sono state tenute a bada con
infusi di aglio e macerati di equiseto ricchi in
particolare di zolfo.
Infuso di aglio: sono stati usati 32 grammi di
bulbi, sono stati fatti bollire 5 litri di acqua
e poi sono stati aggiunti i bulbi in infusione
per 5 minuti, il tutto viene poi colato. Si usa
così senza diluizione.
Macerato di equiseto (contiene silice, calcio,
zolfo, sodio, manganese potassio, magnesio):
150gr di pianta secca bollita in 10 litri di
acqua. Diluirlo 5 volte e lasciarlo macerare per
15 giorni. Si cola e si diluisce di nuovo 5
volte prima di irrorare.
Il macerato di equiseto
serve anche a rafforzare le piantine un po'
deboli.
Le foglie del ribes nigrum sono adoperate per
preparati idroalcoolici: macerazione delle
foglie raccolte in luglio agosto.
Questo
preparato è un efficace anti infiammatorio e
antiallergico, ma nella medicina popolare
europea il ribes è sempre stato usato per le sue
proprietà diuretiche e antireumatiche. I frutti
del ribes (rosso o nigrum) sono usati per la
preparazione di sciroppi e marmellate, ma sono
ottimi da mangiare come frutti freschi.
Arriva ad ondate l'esuberante e dolce odore di
tiglio in piena fioritura. Queste piante
circondano l'orto e i viali imponenti, con la
chioma globosa, con la sua longeva forza
energetica. I fiori di tiglio si usano in infusi
per combattere raffreddori influenze e tossi.
I cuscini con fiori e brattee di tiglio posti
sotto la testa sul plesso solare aiutano a
calmare nervosismi, i bagni coi fiori al tiglio
sono utili per i bambini.
Queste piante sono state risparmiate da una
drastica potatura che hanno subito invece i
tigli lungo i viali vicini. Questa potatura ha
impedito la fioritura delle piante e gli
innumerevoli uccelli che li popolavano sono
emigrati altrove. Riguardo agli effetti
climatici è straordinariamente diverso il clima
quando fa molto caldo a seconda se si cammina
sotto i tigli capitozzati o sotto gli altri
integri, la differenza di temperatura è
rilevante.
Quelle poche persone che hanno sofferto per
questa potatura hanno scritto una lettera
che dice più o meno : “potare” non deve essere
erroneamente considerato come analogo di
“tagliare” o “sbrancare”, ma va inteso come quel
complesso di interventi compiuti sulla chioma,
aventi lo scopo di assecondare la naturale
tendenza dell'albero, per indirizzarla al
raggiungimento degli obiettivi richiesti
dall'habitat urbano.
Interventi di potatura
eseguiti correttamente molto raramente rimuovono
più di 1/4 - 1/3 della chioma, al fine di non
interferire con la facoltà dell'apparato
fogliare, do produrre sostanze nutritive. La
capitozzata, invece elimina una porzione di
chioma tale da sconvolgere l'assetto generale di
un albero ben sviluppato, interrompendo
temporaneamente la facoltà di produrre sostanze
nutritive, “crisi energetica” a svantaggio di
funzioni vitali quali la difesa dalle
aggressioni.
La chioma di un albero a un
ombrello parasole capace di schermare le parti
di un albero, con l'eliminazione improvvisa di
questo schermo, il tessuto della corteccia
residuo è fortemente esposto alle scottature
solari. Si possono verificare anche effetti
dannosi sugli alberi e gli arbusti vicini. I
grossi monconi presenti in un albero
capitozzato, difficilmente formano callo di
cicatrizzazione e in tempi lunghi.
La posizione
apicale di queste ferite e le notevoli
dimensioni, ostacola il buon funzionamento del
sistema naturale di difesa dell'albero,
consentendo ai parassiti e alle spore di funghi
l'insediamento all'interno del legno.
Spesso lo
scopo di una capitozzatura è il controlla della
crescita in verticale di una pianta, però si
ottiene l'effetto opposto: infatti i ricacci
successivi sono nettamente più numerosi di
quelli che si svilupperebbero una situazione
normale crescono con gran rapidità, tanto da
riportare in breve tempo l'albero all'altezza
precedente, con l'aggravante di una chioma più
disordinata e meno sana.
Un albero capitozzato è
sfigurato, non potrà mai recuperare bellezza e
conformazione naturale della specie
d'appartenenza pertanto il paesaggio e la
comunità sono privati di una aspetto estetico di
valore.
Una capitozzatura può apparire economica
entro poco tempo tuttavia i costi a lungo
termine tendono a moltiplicarsi. Il vero costo
di una capitozzatura include: il deprezzamento
dell'area e dell'albero, il costo di
sostituzione – in caso di morte, i danni ad
arbusti o ad altri alberi delle vicinanze per le
mutate condizioni, il rischio di instabilità,
l'aumento dei costi di manutenzione.
ALIMENTI VIVI - GLI ALIMENTI
VEGETALI
Gli alimenti
vegetali - in particolare la verdura verde –
sono una sorgente di clorofilla, principale
fonte dei globuli rossi che trasportano ossigeno
in ogni parte del corpo.
La fotosintesi clorofilliana è la più importante
funzione di nutrizione di tutte le piante verdi,
esse sintetizzano i carboidrati con l'aiuto
dell'aria, dell'acqua piovana, del calore del
sole.
Dunque l'energia luminosa trasforma l'inorganico
in materia vivente: procedimento da elevata
tecnologia naturale. Il vegetale introduce
nell'organismo umano proprio questa informazione
semplice e vitale che riguarda la sua capacità
di utilizzare la luce solare per sintetizzare la
materia e riattiva anche nel nostro corpo
processi di scambio e di trasformazione delle
sostanze più evoluti e “solari” che non
comportano stress o lunghe e faticose
digestioni.
I cibi vegetali sono pertanto un nutrimento
particolarmente vivo. E' come se risvegliassero
in noi antiche e sopite percezioni.
Ma perché i carboidrati possano subire
un'ulteriore trasformazione in amminoacidi e
proteine la pianta deve essere aiutata dal
terreno. E' essenziale un terreno fertile e sano
perché per produrre proteine le piante hanno
bisogno di moltissimi elementi e oligoelementi
dal suolo. Aristotele diceva che il terreno è lo
stomaco delle piante.
Come l'organo digestivo dell'uomo anche un
terreno sano e fertile è abitato da batteri
utili.
Gli esseri che vivono nel terreno digeriscono
foglie appassite, legno, ecc. trasformandoli in
una miscela organica finissima e ricca di
sostanze nutritive. Concimi chimici e liquami
distruggono tutto questo. L'azoto di questi
prodotti entra direttamente nel ciclo naturale
delle piante, la pianta è costretta ad assorbire
più acqua di quanto previsto in natura.
I
cereali e le verdure diventano più pesanti e non
riescono più ad assorbire i microelementi
forniti dalla vita presenti nel terreno e la
pianta si impoverisce. Diventa più attaccabile
dalle malattie. Ed è di basso valore nutritivo.
Le leguminose hanno un grande valore nella
coltivazione sana grazie alla loro capacità di
fissare l'azoto dall'aria nel terreno aiutati
dai batteri tubercoligeni (rizobi), l'azoto è
trasformato in composti proteici da questi
batteri nei tubercoli radicali delle leguminose,
i composti vengono distribuiti alla pianta e
rilasciati anche al terreno intorno. Sono
riparatrici e arricchenti del terreno e
importantissime nella rotazione delle colture:
qui l'azoto è particolarmente accettato dalle
altre piante. E inoltre alcune leguminose sono
alimenti di elevato contenuto proteico.
Fin dall'antichità l'uomo sa che le piante sono
creature dotate di vita e “sentono” e
comunicano.
C'è un modo di trattare le verdure – come
semplici oggetti inanimati per cui vengono
buttati da una parte all'altra e ciò altera la
loro energia vitale. Il loro metabolismo viene
accelerato, diminuisce la durata della loro
conservazione. Se vengono trattate con
attenzione la loro struttura cellulare migliora
e si conserva. E il cibo mantiene il suo valore
nutritivo.
ALIMENTI VIVI -
OLIO BENEDETTO
Tra le piante che
distribuiscono generosamente nutrimento l'olivo
è delle più antiche, arriva a una
considerevolissima età grazie alla sua capacità
di rigenerarsi: nella radice e nel tronco ci
sono gemme a riposo che possono risvegliarsi ed
emettere da lì nuovi germogli, così l'albero si
rinnova continuamente.
Una continua resurrezione che ha portato fino a
noi alcuni olivi dell'orto dei Getsemani già in
vita ai tempi di
Gesu'.
Albero mitico e sacro
per tutti i popoli che si affacciano sul
mediterraneo: da millenni li accompagna dai
pendii e dalle colline soleggiate riflettendo il grigio-verde-argento delle foglie. Vive in un
clima equilibrato di luce e calore, il frutto
matura lentamente e l'albero si concentra tutto
su se stesso in questo procedere della
maturazione del frutto consegnando ad esso la
sua forza: la pianta dunque trattiene la sua
crescita in questo periodo conservando l'energia
che lo farà diventare così vecchio.
La formazione dell'olio nell'ulivo è
magnificamente espansiva, riempie di olio anche
il frutto oltre al seme, in altre piante oleacee
la formazione dell'olio si ferma al seme.
Il calore che circonda l'albero diventa
“materia” addensata nell'olio. Quando cerchiamo
la pace tra gli olivi ricordiamoci che il primo
ramoscello dopo il diluvio era suo e che alcuni
riti religiosi ungevano o ungono la fronte dei
fedeli con l'olio di oliva: un olio per “ungere”
anche nell'estrema unzione in un ultimo
tentativo di riequilibrare e di rimettere in
contatto la terra con il cielo.
E l'equilibrio, il calore, la forza rigenerante
le ritroviamo nell'olio che usiamo per condire,
spremuto a freddo è alimento ricchissimo, da
vigore ai cibi, delicato ed equilibrato attenua
i sapori contrastanti: salati, acidi o aspri.
ALIMENTI VIVI - DACCI OGGI....
Il
pane dei nostri antenati era di qualità
superiore per la serietà e l'attenzione che le
donne dedicavano alla macinazione, all'impasto e
alla cottura e le persone più grandi di età
forse ricordano la sacralità con cui si teneva
la pasta acida con cui poi si sarebbe continuato
a fare il pane. Era un rito lungo e pieno di
significato che poi dava i suoi frutti: il pane
da solo apparecchiava la tavola e riuniva
intorno a sé i commensali e da solo poteva
rappresentare un pasto completo. Ma la farina
era macinata fresca – dopo 48 ore la farina è
praticamente morta – era integrale e macinata
con la pietra, la lievitazione senza lievito di
birra. Queste le condizioni per considerare il
pane alimento vivo.
Il chicco ha un glutine particolare grazie alle
proporzioni di due protidi, la glutenina e la
gliadina; è costituito il 75% di glucidi, 12% di
protidi, e poi lipidi, cellulosa, sostanze
minerali ( fosforo, potassio e calcio in
particolare), di enzimi che aiutano
l'assimilazione:
Il germe ha grande quantità di
fosforo, magnesio, calcio, oligoelementi e una
gran quantità di vitamine.
Quando viene seminato, da un granello di seme
intorno al fusto principale originano cespi
rigogliosi capaci di portare decine di spighe e
migliaia di granelli. Le radici viaggiano e
diventano quasi parte del mondo minerale.
La parte superiore del frumento si innalza
lineare e chiaro. I fiori non hanno significato
come che la pianta dia la sua energia
nell'essere feconda al massimo grado per essere
la base dell'alimentazione umana.
La formazione dei carboidrati , l'amido nato
dall'acqua e dall'anidride carbonica si
trasforma in zucchero è particolarmente energica
e da spazio anche a una potente formazione di
proteine e grassi: tutte le sostanze alimentari
di base sono qui rappresentate con perfezione.
Le graminacee e dunque il grano sono tra le
piante più ricche di silice, soprattutto
nell'involucro del frutto, ma ne ha tanto anche
il chicco che una volta diventato farina
illumina l'impasto del nostro pane quotidiano.
BENESSERE CON UNGUENTI
Un unguento che rende le gambe leggere: di
lavanda iperico calendula con olio essenziale di
cipresso, pino e arancio, lenisce gonfiori ed
edemi alle gambe. Della calendula già sappiamo,
la lavanda distende e sfiamma, l’iperico è una
grande pianta cicatrizzante e vulneraria oltre
che sedativa. Guarisce le scottature e i crampi.
È l’erba di S. Giovanni e si raccoglie proprio
nei giorni più luminosi dell’anno, la troviamo
spontanea nei campi abbandonati, lungo i bordi
di strade e boschi nei suoli secchi e poveri. I
suoi fiori gialli incarnano l’energia totale del
sole.
L’oleolito che produce la macerazione
dell’iperico è di colore rosso, la pianta è così
fortemente compenetrata dalla luce solare che
l’uso dei prodotti derivati da essa non deve mai
avvenire prima di un’esposizione solare. In
realtà lenisce poi proprio le scottature
comprese quelle solari.
Come si fa l’unguento. L’unguento è l’insieme di
due componenti: l’olio vegetale e la cera d’api.
Un unguento che dà benessere è l’insieme di un
oleolito e la cera d’api.
Come si fa un oleolito lo abbiamo già visto
dunque partiamo da un oleolito già pronto, la
cera da usare è cera integrale di api biologica
e il rapporto di oleolito-cera è 1: 8, cioè per
otto parti di olio si prende una parte di cera.
La cera si sminuzza e si mette a scaldare a
bagnomaria possibilmente in un recipiente di
vetro resistente al fuoco o di ceramica (argilla
da fuoco).
Si fa scaldare contemporaneamente
anche l’oleolito in un altro recipiente a
bagnomaria, non dovrebbe superare i 40° e al
tatto dovrebbe dare una sensazione di
tiepido-caldo e non caldo-caldo. Quando la cera
si è ben sciolta versarla nel recipiente dell’oleolito
velocemente e girare poi con un cucchiaio di
legno, lasciare raffreddare. Il risultato di
questo procedimento è un unguento che si
mantiene per mesi in un luogo fresco.
Un unguento di calendula è un buon prodotto per
massaggi del corpo e curare la pelle ma un
unguento di calendula iperico lavanda è una
sinergia di tre piante che lo fa essere molto
più potente. Per avere un unguento di più piante
si dovrebbero preparare i relativi oleoliti in
barattoli diversi e una volta pronti preparare
ciascuna base di unguento (l’oleolito specifico
+ cera). Avendo diverse basi di unguenti e
conoscendo un pochino le erbe diventa un
gratificante e benevolo esercizio studiare quali
piante usare e come usarle insieme. Si prende un
barattolino possibilmente di vetro e si
mescolano le basi di unguenti di quelle piante
che pensiamo stiano bene insieme e che insieme
ci fanno bene, poi si aggiungono gli olii
essenziali che esaltano e potenziano gli effetti
di quelle piante.
Nel caso della combinazione suddetta per
sgonfiare le gambe e lenire il male delle vene
varicose metteremo un po’ più di calendula e
iperico rispetto alla lavanda e poi aggiungiamo
l’olio essenziale di cipresso (3-4 gocce in un
barattolino di 30 ml), olio essenziale di pino
(2-3 gocce), olio essenziale di lavanda (3
gocce).
L’unguento è un prodotto più completo di un
oleolito intanto perché la cera d’api se
integrale e pura, ha già di per sé proprietà
minerali ed emollienti e avendo tracce di
propoli ha anche proprietà antisettiche, e poi
l’unguento è molto più spalmabile e base più
utile per massaggiare il corpo. Un unguento di
più erbe poi è molto più potente di un oleolito.
È vero che si possono combinare insieme oleoliti
di piante diverse ma il procedimento di
mescolare basi diverse di unguenti per farne uno
più sinergico e l’aggiunta di olii essenziali
fanno di questo prodotto un amalgama: qualcosa
di più che un mescolare oleoliti diversi tra di
loro. Torniamo al nostro unguento di tre piante
e agli olii essenziali usati.
IL CIPRESSO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
L’essenzialità di questa pianta è nel salire
verso il cielo con una austerità saturnina
concentrata e trascendente che sa sostenere e
consolare lo spirito affranto. Come tutte le
conifere è una pianta che rigenera e dà il
balsamo all’anima e al corpo. L’olio essenziale
è tra l’altro un grande anti infiammatorio
vascolare e vaso costrittore, astringente cura
gli edemi degli arti inferiori.
Questo albero
simbolicamente accompagna i luoghi di sepoltura
ma il suo legno inattaccabile e le qualità
dell’olio essenziale ci fanno pensare alla
capacità di guarire le putrescenze e ci ricorda
anche la particolarità di un’altra pianta
erbacea, la calendula e dell’odore resinoso e
tombale delle sue foglie: dunque dalla
putrescenza c’è sempre la trasformazione verso
la guarigione.
IL PINO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
Essenze, balsami, resine trasmettono
all’organismo e alla psiche umana la forza
medicinale delle conifere che vivificano e
riscaldano un sistema nervoso dal tono basso,
deperito e rattristato. Le conifere vivono nelle
regioni fredde ma sanno prendere il meglio del
calore e della luce di quelle regioni. È ciò che
ci cura. L’olio essenziale di pino oltre a
curare i raffreddamenti interviene contro gli
indurimenti dei liquidi e favorisce la
circolazione del sangue, agisce come depurativo
e drenante sull’apparato urinario.
Le gambe
leggere sono dunque il risultato tra la nostra
psiche meno triste e anche dei liquidi che
circolano più fluidi.
OLIO ESSENZIALE di ARANCIO
Ha un grande potere anti infiammatorio e
depurativo, l’insieme di queste proprietà
scioglie la stagnazione della circolazione
sanguigna, lenitivo della pelle, rinfrescante,
favorisce il ricambio, tonifica ed è sedativo.
Il potere sedativo si trasmette alle gambe
gonfie e affaticate e al malessere delle vene
varicose.
L’amalgama delle tre piante e degli olii
essenziali dell’unguento trattato può veramente
farci camminare sollevati.
BENESSERE CON ACQUE PROFUMATE
Amaro di erbe fatte in casa. Semplice da
preparare sarà pronto da regalare a Natale.
Tonico e digestivo
Le erbe sono quelle che quasi tutti abbiamo sul
terrazzo o in giardino. Oppure chiedetele al
vostro ortolano.
Ingredienti: 50 cl di alcool a 95°, 250 gr di
zucchero semolato 5 foglie di salvia 12 fiori di
camomilla 5 foglie di cedrina, 5 foglie di
alloro 5 foglie di limone un rametto di
rosmarino e 30 cl di acqua depurata. Un vaso a
chiusura ermetica.
Lavare le erbe e farle asciugare su un
canovaccio, porle poi nel vaso coprire con
alcool e fare macerare 15 giorni alla luce (con
vaso chiuso). Passati 15 giorni filtrare tutto
con garza, a parte preparare uno sciroppo
sciogliendo lo zucchero nell’acqua (fredda),
unire alcool e sciroppo e versare il tutto in
una bottiglia di vetro scuro chiusa a dovere con
un tappo di sughero. Lasciare riposare la
bottiglia al buio per 5 mesi quindi filtrare con
un filtro di carta e porre in una bottiglia
trasparente. Sarà pronto dopo l’invecchiamento
di tre mesi.
ACQUA PROFUMATA di LAVANDA
Materiali da usare: un litro di acquavite. Sta
per fiorire la lavanda: raccogliamo 250 gr di
fiori di lavanda freschi, porli in un vaso di
vetro trasparente con chiusura ermetica versare
l’acquavite, chiudere e lasciare in infusione
alla luce per un mese. Alla fine filtrare e
travasare in una bottiglia che si possa chiudere
bene, l’acqua è pronta per l’uso. Profumo
delizioso, si può aggiungere nell’acqua del
bagno o frizionare la pelle dopo la doccia: è
fortificante e rilassante della muscolatura ,
aiuta nelle distorsioni lenisce le infiammazioni
della pelle, si massaggia sulla pancia quando si
hanno dolori e sullo stomaco quando non si
digerisce bene, sul plesso solare dà pace.
ACETO PROFUMATO di ROSE
Le rose sono in piena fioritura, si raccolgono i
petali di rose rosse e si fanno essiccare,
(l’essiccazione avviene su un telo di stoffa in
un luogo ombreggiato e arieggiato, si sente poi
al tatto quando non c’è più acqua nei petali che
sono quindi pronti nell’uso).
Le foglie
essiccate “scricchiolano” un po’ toccandole. Si
usa un litro di aceto di mele, in un vaso di
vetro porre i petali di rose (circa due
manciate) su cui si versa l’aceto, chiudere
ermeticamente. Lasciare macerare per tre o
quattro giorni agitando ogni tanto il vaso, poi
filtrare e tenere in una bottiglia trasparente
ben chiusa.
L’aceto profumato è un buon
stimolante per le frizioni sulla pelle dopo la
doccia (allungato con un po’ di acqua), per
sciacquare il viso, sempre allungandolo con in
po’ di acqua per il risciacquo dei capelli.
Ottimo riequilibrante dell’acidità della pelle.
NON LASCIAMOCI SFUGGIRE le CILIEGIE
Ciliegie alla grappa. C’è bisogno di un kg e due
etti di duroni 150 gr di zucchero semolato, due
stecche di cannella, due bicchieri di grappa a
60°.
Lavare le ciliegie tagliere il picciolo circa a
metà altezza, porre il tutto in un vaso di vetro
trasparente a chiusura ermetica, mettere la
cannella a pezzetti. Cospargere di zucchero,
ricoprire con la grappa e chiudere ermeticamente
e per circa 10 giorni capovolgere il vaso per
due volte al giorno. Dopo due mesi di riposo le
ciliegie alla grappa possono essere servite come
dessert.
Diario di metà marzo
Come sempre il prunus tormentoso è il primo a
fiorire contemporaneamente alla forsizia. Lungo
la siepe i grandi cespugli del prunus sono come
dei bianchissimi candelabri ancor più mozzafiato
in contrasto col giallo lucente della forsizia.
Ma quasi subito dopo fiorisce il boschetto del prunus spinoso, lo avevamo lasciato in inverno
con i prugnoli che si erano addolciti dopo le
prime gelate ed ora capiamo che il profumo di
miele viene dai suoi fiori e l’odore di mele dal
suo legno.
Gli stoloni hanno camminato: tutto
intorno nuove piantine stanno elevandosi
velocemente. Alcune le spostiamo per rafforzare
la siepe semicircolare intorno al giardino.
Si trovano a meraviglia con le rose canine.
Questa è una forte “selvatica” del giardino –
orto : con alcune inserzioni e pochi spostamenti
lasciamo andare le autoctone che stanno
riproducendo il loro habitat naturale.
Intanto i baccelli delle ginestre numerosissimi
e maturi alla fine dell’estate hanno seminato ai
piedi del gruppo di piante una miriade di semi
che hanno germogliato e ci sono ancora piantine
di ginestra tra le erbe.
Aspettiamo che il
calendario ci dica che è il giorno giusto per
“la piantagione” e tireremo su tutte le nuove
piantine per farle crescere in pace nei vasi in
serra. . Fuori sarebbero soffocate dalle erbe,
ma alcune le lasceremo al loro posto.
Dicono i padri della permacoltura che il vero
lavoro non consiste in quello che si fa , ma nel
pensare a quello che si deve fare, si tratta di
osservare accuratamente quello che avviene in
natura e trasformare ogni problema in una
risorsa.
Diario di fine febbraio dei lavori in
giardino-orto
Abbiamo girato il compost e notiamo che l’humus
che si sta formando non è dei migliori, la
componente delle sole foglie è troppo povera.
Ci siamo procurate del triturato di residui di
potature ricco di carbonio e lo abbiamo
stratificato nel cumulo con la farina di alghe
ricca di calcio e di azoto, aspettiamo gli
sfalci di erba (azoto), per mescolarla nel
compost.
Aspettiamo ad aprile l’ortica per aggiungerla
come preparato e poi l’assenzio che sta
ributtando, così come l’artemisia volgare che
troviamo nel prato: ci serviranno per accelerare
la fermentazione del compost. Aspettiamo in
piena estate che l’achillea fiorisca e sarà
un’altra componente importante per la formazione
dell’humus, perché ricchissima di oligoelementi.
L’anno prossimo fortificheremo il nostro terreno
con compost adeguato.Un terreno povero,
polveroso, fin troppo drenante con pochissima
consistenza colloidale e pochissimo umico che
cercheremo di curare partendo dagli elementi che
l’humus rilascerà.
Ma da subito stiamo iniziando un’azione di
risanamento di alcune parcelle “stanche”.
Parcella dove c’è la salvia maxima molto
sofferente e molte piante sono morte.
Seminiamo trifoglio ed erba medica, in aprile
collochiamo l’issopo. L’erba medica ha radici
più profonde del trifoglio ed esercita un’azione
di areazione del terreno e regge di più alla
siccità in previsione di un’altra estate
caldissima.
Le radici delle leguminose attirano
i batteri dell’azoto ed ecco l’importanza di
queste erbacee: fissano l’azoto nel terreno.
In un lato della parcella possiamo seminare o
mettere a dimora la galega officinalis e il
fieno greco.
La parcella delle lavande
Togliamo la paccimatura fatta con la corteccia,
zappettiamo, aggiungiamo humus e guano,
seminiamo il trifoglio.
Poi valutiamo se e dove
rimettere la paccimatura.
Nella parcella dove l’anno scorso c’era il
meliloto metteremo il basilico, è un terreno ben
lavorato dal fittone del meliloto e il basilico
ha bisogno di un terreno soffice e ricco.
Nella parcella del levistico: mettiamo di nuovo
l’angelica la malva e il prezzemolo, hanno tutti
bisogno di tanta acqua.
Togliamo la paccimatura,
zappettiamo, inseriamo un po’ di ortica, un po’
di trifoglio seminato intorno alle piante , tra
l’altro inibisce la crescita delle erbe non
desiderate.
Inoltre: mettiamo alcune piante di salvia
insieme alla ginestra perché la salvia ha
bisogno di calcio e la ginestra ne produce.
La
salvia del nostro giardino è debole forse
proprio a causa della carenza di calcio nel
terreno.
Abbiamo formato una piccola parcella di fragole
vicino all’abete, questa rosacea cresce bene
sotto le conifere.
Angelica archangelica
Ama i corsi d’acqua dell’alta montagna, la luce
e l’aria frizzante, pianta del nord e del
profondo nord, passa il primo anno della sua
vita a metabolizzare quella sua enorme radice a
fittone, ciò che prende dall’aria luminosa e
dall’acqua, si gonfia di succo lattiginoso
gomma-resinoso, fortemente aromatico. Subito dà
segnali di grande forza, stabilità ed energia
che poi l’olio essenziale trasmetterà agli
incerti e instabili, come a tenerli sulla terra
radicati come la sua grossa radice, solo dopo ci
si potrà permettere di spiccare voli. Si erge
infatti nel secondo e ultimo anno di vita con un
fusto gigante (fino a 2 metri) ramificato e
rossastro, fiorisce con ombrelle sferiche di
fiori verdi-bianchi, foglie e pianta tutta così
imponente e nobile emaneranno allora al caldo
estivo un aroma pungente rinfrescante e
penetrante, come se “sciogliesse” ciò che la
radice aveva accumulato, fortifica e vivifica
solo a contemplarla, suggerisce di non lasciarsi
andare al male e alle epidemie.
Scese dal cielo
un angelo per consigliare di usarla contro la
peste.
Vivifica il sistema nervoso, toglie l’insonnia,
aiuta lo stomaco, l’intestino e il fegato.
Pianta dagli elementi liquidi e aerei per
eccellenza cura soprattutto affezioni polmonari
e influenze invernali, come ci aiutasse a
fluidificare i nostri liquidi interni addensati
e induriti.
E’ l’angelo custode della vastissima famiglia
delle ombrellifere.
Rosa
Quando l’intenso e gradito profumo delle rose
(anche nella loro ultima fioritura) ha ormai
abbandona-to i nostri giardini, possiamo
chiedere “soccorso” all’olio essenziale di rosa,
distillato a vapore,musica per il nostro
equilibrio psichico.
Una sola goccia in un unguento o in un po’ di
olio vegetale usata per fare massaggi al petto
diventa rimedio lenitivo e curativo dei nostri
bronchi e polmoni,sulla pancia agisce come
antinfiammatorio e potente tonico uterino,
analgesico; riequilibrante della pelle, calmante
nelle palpitazioni, consolante negli stati
incerti della nostra tristezza;rilassa i muscoli
e ci tonifica, riordina gli squilibri ormonali
Il “tutto” si ritrova nel fiore che si muove dai
petali verso il centro,una danza concentrica e
armoniosa.
Ma la forma perfetta diventa anche la sostanza
in questo olio eterico globale.
La rosa apre le danze della sua famiglia, le
rosacee: dolci, abbondanti, nobili ed
equilibratrici, medicinali o fruttifere, o
semplicemente rose.
Colori elevati
I colori dei fiori dell’issopo rosa o violetti
si rivolgono al sistema respiratorio,le foglie
piccole e lance-olate hanno un profumo canforato
e molto caldo. L’insieme delle foglie e dei
fiori è riscaldan-te,sedativo e
antispasmodico: aiuta a sciogliere il
catarro, calma la tosse,allevia l’asma quando è
legata ad agitazione psichica. Diventa una
pianta calmante,dunque.
In tisane,in unguenti o oleoliti come olio
essenziale (dosi piccole, controllate) oppure
riempiendo un piccolo cuscino da poggiare sul
petto …il sollievo è assicurato. Usare una
stoffa leggera di cotone, un colore azzurro o
rosa o violetto.
Una piccola pianta aromatica delle Labiate,sacra
perché ritenuta anticamente un purificante
spirituale.
Quando si coltiva ci si dimentica di lei perché
è resistente e non ha bisogno di nulla;ma quando
arriva, col vento o con la pioggia, il suo
aroma, ci colpisce la sua sottile e persistente
presenza.
Stare sui pruni
Quando i piccolissimi frutti blu violetto del
prunus spinosa cominciano finalmente a diventare
un po’ meno aspri grazie alle prime gelate,le
foglie sono quasi tutte cadute. Così questo
albero di dimensioni modeste e un po’
cespuglioso apparirà in inverno come uno
scheletro nei boschi e ai bordi di strade,
parchi e giardini.
Ha passato tutta l’estate a trattenere le sue
forze vitali,a non esaurirle nell’esuberanza
della maturazione dei frutti estivi come avviene
coi suoi fratelli della generosissima famiglia
delle rosacee. Questa forza trattenuta, un po’
nascosta e rallentata si è trasmessa ai
prugnoli: poca polpa, un po’ aspri, nocciolo
durissimo, essenziali
Fortificano chi è esausto, aiutano i
convalescenti.
Siepi di prunus spinosa sono inestricabili,
grazie alle spine che formano protezione per i
nidi degli uccelli.
Prunus, rosa canina e
biancospino si amano.
“Stare sui pruni” equivale a “stare sulle
spine”. Stare un po’ a disagio dunque, ma
facciamoci forza:
In primavera sarà tra i primi a
fiorire, un’esplosione di miriadi di bianchi
piccolissimi fiori e poi i primi getti che sanno
di mandorle amare : E’ un’apparizione vitale che
andrà a maturazione di nuovo verso l’inverno.
Il riposo del terreno
E’ vitale per il terreno riposare almeno ogni
tre anni e quindi per la coltivazione del nostro
orto o giardino oltre a fare in modo che ci sia
una rotazione delle colture, si dovrebbe anche
fermare la coltivazione per un anno per fare in
modo che il terreno recuperi forza vitale. Non
dimentichiamoci che coltivare vuol dire che la
pianta prende continuamente elementi nutritivi
dalla terra e per quanto possiamo usare l’humus
del compost, per arricchirla è comunque
necessaria una pausa. Alcune coltivazioni sono
particolarmente “esaurienti il terreno” (le
crocifere per esempio, il sedano, i cetrioli, i
porri e alcuni cereali, il grano in particolare
) poiché hanno bisogno di grande nutrimento.
Alcune hanno bisogno di meno risorse (carote,
cipolle, insalate, ravanelli) le leguminose non
affaticano affatto il terreno, anzi lo aiutano.
Ed ecco che una pratica tradizionale per
rivitalizzare il terreno è quella di seminare le
leguminose (trifoglio, erba medica…) e poi fare
il rovescio in tardo autunno. Le radici delle
leguminose attivano l’azoto necessario per gli
elementi e gli oligoelementi del terreno in
particolare il calcio e il silicio.
Se lasciamo
crescere la pianta fino a tardo autunno una
volta fatto il rovescio ( rovesciamento della
zolla con interramento delle leguminose ),
radice e parte verde si decomporranno formando
un humus ristrutturante il terreno pronto per la
semina per la primavera successiva .
Piselli, fave, fagioli e soia possono essere
coltivati su terreni poveri e poi nella
rotazione successiva lasciano il posto a piante
più esigenti, oppure si possono coltivare in
consociazione con altri ortaggi, perché ne
stimolano la crescita .
Se c’è poco spazio si
possono sempre seminare piccole file di
trifoglio o di erba medica in mezzo agli altri
ortaggi o nei vasi dei fiori anche sul terrazzo.
In natura, se ci pensiamo un attimo, non c’è
monocultura, c’è l’insieme e il molteplice.
Fiori come rugiada
In antiche usanze lavarsi le mani con soluzioni
di rosmarino era condizione di ogni guarigione.
E’ la pianta più calda della famiglia delle
Labiate: è il calore che raggiunge il fegato e
aiuta il sangue a circolare, è il caldo
bruciante che fortifica la severa consapevolezza
del sé, è una nota di fuoco che ristabilisce
dagli esaurimenti, stimola la memoria, previene
gli svenimenti, scioglie le contrazioni
muscolari, attiva tutto il metabolismo.
Elemento essenziale nelle ricette medievali,
poiché una pianta così idrogenata e apparentata
col calore “bruciava” anche la peste
Il rosmarino forma inestricabili cespugli
soprattutto lungo le coste mediterranee e
fiorisce come una rugiada di mare.
Alcuni suggerimenti:
-
raccogliere del rosmarino fresco,
pestarlo, aggiungere alcune gocce di olio
essenziale di rosmarino( un o.e di sicura
provenienza), porre su una striscia di lana e
poggiare sul fegato: aiuta questo organo a
uscire dalla pigrizia e ci dà una sferzata di
energia.
Si può anche usare un piccolo cuscino riempito
di rosmarino essiccato.
Unguento: l’unguento è fatto con un oleolito e
cera d’api pura. L’oleolito è il prodotto finale
di una macerazione di erba in olio vegetale (v.
oleolito di calendula). Il rapporto di cera è 8
a 1 (8 parti di olio e uno di cera).
Si fa
sciogliere la cera in un recipiente di vetro da
cottura e si riscalda l’olio ( in un altro
recipiente) in modo che non superi i 40°. Quando
la cera è ben sciolta e l’olio è caldo versare
tutte e due le componenti in un unico vaso,
chiudere e agitare; lasciare raffreddare.
Questo è un unguento.
Unguento di rosmarino ed elicriso: si mescolano
2 basi di unguento ( rosmarino ed elicriso) e si
aggiunge dell’o.e.di rosmarino.
Per massaggi nella zona del fegato-pancreas.
Allevia i disturbi di un metabolismo pigro;
depurativo.
Unguento di salvia e rosmarino: o.e. di canfora,
o.e. di limone.
Si mescolano parti dei due unguenti (salvia e
rosmarino) aggiungendo gli olii essenziali ( 1-2
gocce) in un vasetto da 30 ml.
Per massaggi sul plesso solare, gambe, zone
riflesse dei piedi. Aiuta a tonificare la
circolazione del sangue, è un energetico e
antisettico.
Unguento di alloro, rosmarino, origano: o.e. di
alloro, o.e. di rosmarino
Per massaggi alle articolazioni e sulle parti
doloranti muscolari, aiuta a distendere le
contratture. Dà energia.
DIFESA delle PIANTE con ALTRE PIANTE
Ortica
In primavera ritroveremo l’ortica negli angoli
incolti di un orto, lungo i fossati, vicino al
compost, a ridosso di macerie, anche lungo i
binari del treno, in qualche angolo di un parco
di un giardino pubblico, prima del taglio
dell’erba, e allora vale la pena di raccoglierla
prima della fioritura per preparare macerati e
decotti per curare le altre piante.
Il macerato si prepara possibilmente in un
recipiente di argilla, di smalto, di legno, o di
vetro ma non di metallo o di plastica.
Sull’erba
secca o fresca (porzioni con erba fresca: 1 Kg
di pianta e 10 litri di acqua, con erba secca
200 grammi di pianta e 10 litri di acqua), si
versa l’acqua, la bocca del recipiente si copre
con qualche griglia perché non ci cadano dentro
animali o altro materiale , e dopo tre giorni
inizia la fermentazione che dura almeno quindici
giorni.
Sarà pronta quando non ci sarà più
schiuma e sarà scura. Durante la fermentazione
si gira il preparato durante il giorno per
ossigenarlo e, per evitare che l’acqua trasbordi
durante la fermentazione, si dovrebbe evitare di
riempire il recipiente fino all’orlo.
I macerati
sono puzzolenti e per smorzare un po’ l’odore da
stalla aggiungere cenere (se ne abbiamo), o
farina di alghe e un po’ di valeriana in gocce.
Quando il preparato è pronto filtrarlo prima di
irrorarlo. E’ bene porre il recipiente col
preparato in fermentazione in un luogo caldo per
favorire la stessa.
Uso: diluito dieci volte irrorato sul terreno
dall’inizio della primavera i poi, in questo
modo viene concimato il terreno e previene
malattie e parassiti, diluito venti volte viene
usato alla base della pianta per stimolarne la
crescita oppure dato direttamente sulle piante
per allontanare afidi e parassiti, per curare le
malattie degli alberi da frutto, la peronospora,
i marciumi e le muffe (le gelate però devono
essere finite per poterlo irrorare , e poi si dà
tre giorni di seguito più volte al giorno e in
seguito ogni quindici giorni).
Il macerato non
ancora maturo dopo 24 ore si può già dare sulle
piante per difenderle dagli afidi.
Data sulle foglie delle piante l’ortica ravviva
il colore, ma in generale l’ortica aiuta le
piante a superare quella malattia che è la
clorosi, cioè l’ingiallimento delle parti verdi
dovuto alla scomparsa della clorofilla , e
quindi rafforza e stimola la crescita delle
piante.
E’ bene ricordare che le irrorazioni
sulle foglie non si fanno col sole perché si
rischia di bruciare le foglie , si fanno
periodicamente e regolarmente (per esempio negli
stessi orari) e badare che i macerati maturi
siano ben diluiti per evitare di bruciare le
radici delle piante.
Origano
L’origano in infuso (1 Kg di pianta fresca per
10 Kg di acqua, 100 grammi per 10 litri di
acqua) diluito tre volte per irrorazioni sulla
pianta in tarda primavera per difenderla dalla
cocciniglia. L’infuso si fa come il the,
versando l’acqua bollente sull’erba e lasciarla
per 5 minuti e poi colarla. Tutte le piante
aromatiche in infuso allontanano le formiche,
profumiamo di origano il loro passaggio!
Issopo
(1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua,
100 grammi di pianta secca per 10 litri di
acqua) diluito tre volte evita l’invasione delle
nottue (farfalle).
Tarassaco
( 1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua, 2
etti per 10 litri) pianta e fiore senza
diluizione in infuso o macerato stimola la
crescita delle piante.
Aglio e
cipolla
(75 grammi in un litro di acqua di bulbi
tritati) non diluito e in infuso curano malattie
fungine, allontanano gli acari, i ragni rossi e
la mosca della carota.
Assenzio
(300 grammi in 10 litri di acqua fresca, 50
grammi in 10 litri se è secca), in infuso
diluito tre volte allontana gli afidi i
parassiti degli ortaggi (dei piselli per
esempio) e la mosca del cavolo, del ciliegio,
della carota e della cipolla.
Ma la migliore cura è una corretta
consociazione, e cioè coltivare le piante
insieme a quelle a loro affini.
I piselli crescono bene se coltivati in
consociazione con finocchio, carote, cavoli,
lattuga , ravanelli… e non si devono coltivare
con aglio, cipolla , fagioli, prezzemolo.
La carota con : piselli, aglio pomodori,
cipolle, ravanelli , non bisogna poi coltivarla
nello stesso posto per tre anni per evitare
l’attacco dei parassiti, inoltre il rosmarino,
l’assenzio, e la salvia in particolare tengono
lontana la mosca di questo ortaggio.
La cipolla con : carota, pomodori, peperone,
melanzane e cavoli , può essere coltivata
avvicendata alle patate, i piselli, le fave, i
pomodori, e dopo otto anni dalla precedente
coltivazione si dovrebbe coltivare di nuovo
nello stesso posto e non prima . Inoltre è
ottima la consociazione con la camomilla (contro
il marciume) mettendo una pianta di camomilla
ogni tre metri di cipolle.
Inoltre le piante aromatiche sono ottime da
consociare con tutti gli ortaggi perché aiutano
a tenere lontano i parassiti.
Lo stesso ruolo ha
il tagete che è un forte repellente per
parassiti . Pur non avendo il profumo di rosa è
un fiore molto carino e coloratissimo,
resistente anche dopo l’estate e può abbellire
la parcella dei pomodori, per esempio, seminando
il tagete lungo i bordi ai piedi delle orticole.
Il basilico essendo un’aromatica va bene con
tutte le orticole, anzi le aiuta perché questa
aromatica allontana i parassiti.
L’unica
consociazione da evitare è con la ruta.
Il prezzemolo non deve succedere né precedere
altre piante della famiglia delle ombrellifere
(carote, sedano, rafano, finocchio …) e cresce
bene con spinaci, cipolla , ravanello e lattuga.
Può essere seminato anche ai piedi delle rose,
insieme all’aglio, le aiuta a tenere lontani i
parassiti troppo insistenti.
Il sedano non deve essere coltivato sulla stessa
parcella prima di 4 anni e sta bene con
insalate, ravanelli, cavoli, cipolle, porro,
fagioli, cetrioli e pomodori. Si può fare una
fila di sedano e accanto una di lattuga, una di
cipolla e ancora sedano ecc…
La camomilla aiuta il cavolo a tenere lontana la
cavolaia, il macerato di camomilla (acqua fredda
sui fiori per due giorni) se irrorato evita il
marciume nelle serre e nei semenzai.
Abbiamo detto che l’assenzio (il macerato)
allontana tra l’altro la mosca del ciliegio, ma
la specie artemisia abrotano (dello stesso
genere dell’assenzio e stessa famiglia delle
composite) piantata attorno al ciliegio è già
protettrice della pianta.
Il nasturzio, la cui radice emana un forte odore
aromatico, allontana gli insetti se coltivato
attorno agli alberi da frutto.
Le fragole crescono bene vicino agli abeti e
comunque si rafforzano se facciamo una
pacciamatura (copertura) alla base con gli aghi
delle conifere.
Il finocchio è una pianta un po’ difficile
perché inibisce la crescita di altre
ombrellifere come il coriandolo, l’anice, il
cumino, i fagioli e i pomodori.
Le varietà di cavoli vanno bene con insalata,
piselli, finocchio cetrioli sedano e pomodori.
Ottima la consociazione con lattuga e spinaci
perché repellenti per l’altica ( che si nutre
delle crocifere).
E’ sconsigliata la consociazione con altri
cavoli e si avvicenda la coltura con fagioli,
piselli, fave, mai coltivare di nuovo nello
stesso posto se non dopo una pausa di tre anni.
Le foglie di quercia poi tengono lontane le
lumache e i lumaconi, basterebbe una pacifica
pacciamatura con queste foglie nei vasi e nelle
parcelle dell’orto e del giardino.
La natura dimostra così una volta ancora che
mantenendo l’unità degli elementi si può curare
terra e piante.
L'ortica, grande collaboratrice nella
coltivazione.
Non
facciamoci intimorire dalla sua azione
urticante, quando cresce dove c'è qualcosa di
coltivato è lì per equilibrare il nostro
terreno. Assorbe ferro quando il terreno è
troppo ferroso, lo rilascia quando ce n'è poco
(le piante con carenze di ferro hanno le giovani
foglie verdi pallide o gialle). La sua vicinanza
rende più resistenti le altre piante, stimola la
formazione dell'humus (intorno alle sue radici
si forma un ottimo humus neutro), “ara” e dunque
arieggia il terreno con il suo modo di
riprodursi. Avviene che dai nodi inferiori quasi
alla base della pianta spuntino lunghi stoloni
che si adagiano sul terreno, si radicano e
buttano i germogli: la pianta di ortica si
allarga e in questo modo lavora il terreno. Le
barbette delle radici avvolgono briciole di
terra e la rendono morbida e friabile.
L'ortica che cresce tra le file di pomodoro le
preserva per lungo tempo; fra la menta piperita
rende l'olio etereo molto più intenso.
I macerati di ortica sono una panacea per curare
le piante( 1 kg pianta fresca per 10 litri di
acqua). Col macerato puro si irrora il composto,
diluito 10 volte serve a concimare il terreno
irrorandolo; diluito 20 volte stimola la
crescita della pianta e cura le piante che
crescono in modo asfittico e sclerotico. Cura
molte malattie (marciume, peronospora, muffe..)
e allontana i parassiti.
I preparati biodinamici a base di ortica nel
composto aiutano la scomposizione delle sostanze
organiche in modo equilibrato e aiutano il
terreno a”valutare” correttamente le necessità
delle piante che su di esso crescono, ogni
specie con la propria “individualità”.
E' difficile coltivare l'ortica ma non
togliamola quando cresce nel vaso del nostro
terrazzo.
Apparentemente povera
L’ortica risplende di verde ed è come
se i quattro elementi della natura acqua terra
luce ed aria si fossero materializzati nella
pianta.
Per un lungo periodo povera e dimenticata a
volte osteggiata sicuramente evitata perché
urticante, trattata come una “malerba” semmai
possano esistere “malerbe” – se non nel
tribunale dei giudizi economicamente utili
all’umano – l’ortica è una ridondanza di foglie
verdissime che avvolgono lo stelo ritmicamente
salendo nodo dopo nodo, due a due opposte e
accompagnate da due foglioline laterali. Tale
lussureggiante fogliame esalta il processo di
assimilazione degli elementi naturali formanti
la clorofilla.
La pianta respira molto bene e la sua linfa
vitale fluisce ricchissima in stretta
somiglianza polare con la circolazione del
sangue umano, fluorescenza verde questa,
fluorescenza rossa la clorofilla. Il ferro è
indispensabile per la produzione del pigmento
verde della respirazione delle piante ed è
essenziale per la composizione del sangue umano,
l’ortica è la pianta del ferro per eccellenza
per la ricchezza della sua clorofilla, dunque
grande dispensatrice di questo metallo aiuta la
genesi del sangue e gli stati anemici umani.
Equilibratrice del terreno poiché toglie il
ferro in eccesso e lo rilascia quando c’è n’è
poco.
Fortifica la crescita delle altre piante,
aratrice ed areatrice del terreno: gli stoloni
prodotti alla base avvolgono con le loro
radicette zollettine di terra smovendola, e
germoglio dopo germoglio allargano l’area della
pianta.
I suoi preparati hanno una grande importanza nel
compostaggio , aiuta le piante a nutrirsi così
come la specie e l’individualità richiede, e
ancora l’ortica è un ottimo medico attraverso
infusi, decotti, macerati per curare le altre
piante. Coltivata a file tra le piante
aromatiche ne esalta l’aroma , i suoi peli
silicei urticanti non sono velenosi, un po’
fastidiosi, ma hanno le loro ragioni. Veniva
usata per fustigare le parti artrosiche e
reumatiche perché riattiva la circolazione
sanguigna, ma è lunga la lista dei suoi usi
medicamentosi e culinari. La sua pienezza è
nelle stagioni di mezzo primavera e autunno, le
radici sono particolarmente dotate nel
trasmettere l’ umidità del terreno a stelo e
foglie, anch’esse medicamentose e si raccolgono
nel tardo autunno.
L’ortica segue gli
insediamenti dell’uomo perché ricchi di
materiale organico e di nitrati, ci indica un
buon terreno o un bosco che si autoguarisce.
Non è bella come una rosa, ma l’apparenza
inganna.
Un giallo che depura
Un odore quasi da curry e che evoca
aromi selvatici di macchia mediterranea, l’elicriso
concentra nell’oro dei suoi capolini gialli la
forza depuratrice e disintossicante: aiuta ad
eliminare le tossine, stimola il sistema
linfatico. Agisce sulle problematiche legate
alla pelle (eczemi, psoriasi, allergie ecc…).
Aiuta a sciogliere il catarro. Aiuta a
purificare il terreno.
Aroma penetrante e avvolgente, calma il vortice
delle astrazioni e ci riporta alla terra.
Il
timo: prepariamoci ai raffreddamenti
autunnali e invernali
Quando i nostri
bronchi o polmoni hanno freddo, il calore non li
penetra a sufficienza, e c'è troppa “umidità”
nel nostro organismo il timo ci viene in
soccorso.
Lo possiamo usare, in tisane calde, fresco (se
abbiamo qualche piantina nei vasi) o secco se
abbiamo avuto l'accortezza di essiccarlo e di
conservarlo in sacchetti di carta per l'inverno.
Si possono preparare dei piccoli cuscini (usare
una tela di cotone leggera – colore dall'azzurro
al violetto) di timo essiccato da mettere sul
petto o sulla fronte se abbiamo la sinusite o il
naso è chiuso e non riesce a liberarsi.
Sentirete immediatamente un gran calore sulla
zona trattata.
Si possono fare anche suffumigi con qualche
goccia di olio essenziale di timo.
Questa pianta è un vero e proprio medicinale,
attiva la tiroide, usare quindi solo al bisogno.
La prossima estate quando siamo in montagna,
impariamo a raccogliere questa pianta (tagliando
le punte, fiori e foglie), capiremo quanto il
timo sia potente se cresce intorno ai 1.000
metri.
La resistenza dell'origano (“splendore della
montagna”)
Pianta rustica e
resistente anche su terreni rocciosi e duri, ama
il caldo e il sole: il risultato è la produzione
di un abbondante nettare amatissimo dalle api.
Per la sua caratteristica “calda” è un
medicamento per le vie respiratorie e nelle
frizioni con olio essenziale cura reumatismi e
dolori muscolari. Aiuta fegato e digestione.
Per la sua caratteristica di resistenza,
crescendo su terreni impervi è una pianta che
vivifica e aiuta a recuperare energia.
E'
confortante.
La camomilla è semplice e tutti la conosciamo.
Dormire su un
cuscino di camomilla e lavanda fa fare sogni
leggeri, un cuscino di camomilla sulla pancia
sfiamma gli organi interni e rilassa i muscoli.
Un massaggio ai piedi con oleolito di camomilla
toglie le tensioni. La camomilla rende pazienti,
toglie il malumore, rasserena poiché lenisce gli
spasmi di qualsiasi natura. Ecco perché ci fa
poi dormire.
Quando l'alloro rischiara la mente.
Pianta dalla
natura calda e solare tonifica e dà energia allo
spirito.
Alloro, laurus… riflettiamo: la laurea (da
laurus appunto) nel senso meno cartaceo,
rappresentava un grado di conoscenza verso la
sapienza. Quel certo chiarore della mente.
Un massaggio di oleolito di alloro è come
mettersi in testa una corona di rami di questa
pianta: non diventeremo necessariamente poeti,
ma ci aiuterà a distendere “ i contorcimenti”
della mente.
La tarda fioritura della santoreggia
Vale la pena
coltivare la santoreggia (satureja nontana e
hortensis) sia in giardino-orto o sul terrazzo
per quei bellissimi e delicati fiori bianchi che
appaiono quando l'estate se n'è appena andata.
Le api si godono questi ultimi nettari (in
verità passando anche ai vicini fiori azzurri
del rosmarino).
Tipicamente mediterranea e molto aromatica, cura
la digestione – ci fa digerire in modo
particolare gli alimenti con fecola.
In tisana calma gli spasmi intestinali.
Fortissimo antisettico ed espettorante come il
timo.
Si fanno essiccare le foglie e i fiori se
abbiamo il coraggio di coglierli, poiché oltre
all'aria essi profumano la nostra vista.
L'odore un po' cupo e resinoso delle foglie di
calendula e l'arancio del suo fiore.
Quando la
coltiviamo ama i luoghi freschi ma soleggiati e
asciutti, selvatica ama le scarpate e i terreni
incolti fuori dai paesi.
Il suo aspetto semplice nasconde una potente
forza terapeutica: l'odore resinoso che emanano
le foglie e i fiori ci rammentano l'intervento
contro la putrefazione e le suppurazioni delle
ferite. L'arancio del fiore ricorda la
strettissima parentela col carotene e coi
processi luminosi che inondano la pianta.
L'acido silicico aiuta la pianta ad “accogliere”
in tutte le sue parti questo processo luminoso
che risana la pelle.
Oleolito alla calendula: soccorso doposole ma
non solo.
Se coltiviamo la
calendula sul nostro balcone o in giardino, coi
capolini, possiamo fare un ottimo oleolito
casalingo.
L'oleolito è il risultato della macerazione
della pianta in un olio (d'oliva o di mandorle)
che poi può essere usato per massaggiare il viso
e il corpo.
Per fare l'oleolito si possono usare sia i fiori
essiccati che freschi, il procedimento è un po'
diverso.
Essiccazione dei fiori: si mettono su una
tovaglia, in un luogo arieggiato e in ombra. In
6-7 giorni dovrebbero essere pronti da
usare (ma il tempo di essiccazione è molto
variabile a seconda dell'umidità dell'aria). I
fiori vengono pestati (con un mortaio) e messi
in un vaso di vetro, aggiungere l'olio,
mescolare con un cucchiaio di legno e chiudere
il vaso.
Mettere al sole per almeno tre
settimane.
Ogni giorno – almeno per tre volte al giorno -
si deve mescolare il preparato.
Il rapporto (del peso) olio-pianta è uno a
dieci.
Per esempio un chilo d'olio per un chilo di
pianta (di fiori in questo caso).
Alla fine del periodo di macerazione si cola in
una tela l'olio e si mette sotto pressa ciò che
rimane dopo la colatura in modo che si ricavi il
più possibile dalla pianta macerata.
Non avendo a disposizione un piccolo torchio,
l'operazione da fare è quella che si avvicina di
più a una torchiatura.
Il prodotto finale (dalla colatura alla
“torchiatura”) si mette in una bottiglia scura e
chiusa e lo si può usare per mesi.
Mantenere poi in un luogo fresco e non più
esposto al sole.
Lenisce tutte le infiammazioni delle pelli,
escoriazioni, ferite e sfiamma velocemente gli
arrossamenti e le bruciature che si prendono al
mare o in montagna.
Non usare prima di prendere il sole.
Il procedimento per l'oleolito con la pianta
fresca è un po' più complesso ma il prodotto
finale è anche più potente.
Ci vuole almeno il doppio del peso della pianta
per la stessa quantità di olio, i fiori vengono
pestati e messi nel vaso con l'olio, chiudere il
vaso con una garza, avendo un tappo ermetico a
disposizione.
La differenza di procedimento sta nel dover far
evaporare l'acqua per evitare che resti nel
preparato finale.
Durante il giorno il vaso va
tenuto al sole senza tappo e con la garza
(sempre mescolando più volte al giorno l'olio) e
in questo modo inizia l'evaporazione. La sera il
vaso va chiuso col tappo. La mattina di nuovo
lasciare solo la garza per proteggere da
intrusioni esterne. Continuare così per le tre
settimane.
L'olio può essere di oliva (meglio se spremuto a
freddo e biologico) o di mandorle (è più inodore
rispetto all'olio di oliva).
Se la calendula la raccogliamo selvatica e il
procedimento viene eseguito al mare facendo
“lavorare” l'aria mineralizzata e tutto il
procedimento lo seguiamo in modo sereno e non
nevrotico meditando sulla luminosità della
calendula, allora avremo un “balsamo”
illuminato.
Achillea o del rinnovamento
La ritroviamo
dappertutto nei prati incolti e anche nei parchi
in città.
Ha una fioritura lunga e persistente. E' quel
corimbo bianco formato da tantissimi capolini.
Robusta e durevole resiste anche alla siccità
del grado di questa estate 2003, nei prati
incolti e nei parchi le sue foglioline
frastagliatissime sono state le uniche ad essere
verdi , grazie a un'ottima distribuzione del
potassio che rende tra l'altro il suo gambo
robustissimo pur essendo una erbacea.
Pianta che resiste anche al calpestio, può
essere usata negli orti ai bordi degli ortaggi
perché li aiuta a crescere bene, è un gran
rimedio per il compostaggio, è abbellente nelle
bordure dei giardini o nei grandi vasi di piante
sui terrazzi, se cresce con le altre piante
aromatiche ne esalta l'aroma.
Amara: un amaro che si stempera un poco nei
fiori, r info rzante per il fegato, fa tornare
l'appetito. Si dice che sia stata usata da
Achille per medicare le ferite di un re, in
effetti è un grande emostatico e guaritrice di
ferite.
Il suo olio essenziale molto canforato, calma
gli spasmi (soprattutto della pancia).
Si raccolgono i fiori, le foglie, i semi.
I fiori resistono fino all'autunno inoltrato e
quando muoiono già altri germogli e foglioline –
propagazione che avviene da steli sotterranei –
spuntano in un continuo rinnovamento.
I frutti rossi del biancospino
Alla fine di
settembre le drupe del biancospino spiccano
rosse sui rami, visibili da lontano e splendide:
siamo in autunno di sicuro.
Il biancospino non cresce in fretta, è
resistente, legno duro, rami spinosi e lo
troviamo un po' dappertutto anche nei nostri
parchi e nei boschi.
Il primavera esplode in una fioritura di corimbi
bianchi dal profumo stordente.
Fiorisce dopo il prugnolo e prima della rosa
canina, piante con cui vive benissimo.
Le siepi del biancospino possono diventare
un'ottima recinzione, protezione per i nostri
orti e rifugio degli uccelli e coleotteri
attirati dai fiori e frutti.
E' una pianta che lotta contro l'indurimento e
il suo divenire spinoso, ecco perché il
biancospino alleggerisce l'oppressione del petto
e toglie le spine dal cuore.
I frutti della rosa canina
La rosa canina è
una rosa selvatica che ritroviamo nelle medie
altezze (ama l'aria pura) ma anche in pianura.
Negli orti o giardini può essere usata per
formare siepi impenetrabili.
Fiorisce in tarda primavera-inizio estate,
un'infiorescenza breve con fiori singoli, dal
profumo delicatissimo.
I suoi frutti (cinorrodonti) si raccolgono in
pieno autunno o anche dopo la prima gelata. Sono
ricchissimi di vitamina C. Privati dei peli
interni si possono usare per preparazioni
dietetiche (per es. marmellate) rinfrescanti e
ravvivanti un metabolismo pigro.
Buone tisane invernali preventive dei
raffreddamenti.
Una famiglia numerosa e composita
Ancora in tarda
estate e in autunno l'infiorescenza
dell'achillea – che ha addolcito l'amaro sapore
delle sue foglie – ci segue fino ai prati di
alta montagna, la stella alpina inaccessibile e
lattea si gode indisturbata il suo posto al sole
sulle rocce calcaree, il girasole ha ormai
maturato i semi oleosi, i capolini gialli
dell'assenzio sono finalmente fioriti sui racemi
dritti e verticali negli azotati terreni
pietrosi. I cardi svettanti piante nelle steppe
soleggiate o in montagna su terreni poveri e
secchi cominciano a seccarsi insieme ai loro
capolini gialli, bianchi, rosa-violetto o
porpora a seconda della specie: che sia il cardo
mariano, il cardo santo, l'acanzio…
Le dalie continuano imperterrite nella loro
infiorescenza desiderando sole e acqua, mentre
gli aster rafforzano la fioritura in autunno e
fino alle prime gelate sbocciano i crisantemi
“fiorente d'oro” e per nulla tombali.
La perfezione si esprime nel capolino delle
composite, la forma-fiore più compiuta che ci fa
presagire ulteriori evoluzioni dell'essere
vegetale. In primavera nei prati freschi ecco di
nuovo il fiore giallo del tarassaco, ci ricorda
l'inizio e la necessità del rinnovamento e la
particolarità del giallo del suo capolino come
la pianta può purificare il nostro laboratorio
chimico interno; la farfara appare lungo i
fossati al primo sole di marzo ed esprime la sua
necessità creatrice con piccoli fiori solari sul
fusto eretto, cotonoso, sfumato di rosso, poi la
margheritina appare nell'acidità del terreno a
pascolo, sugli assolati e freschi pendii ecco il
raggiante e perfetto capolino della calendula
che continuerà a sbocciare senza posa, resinosa
vulneraria e lussuosa.
Dunque le piante delle composite ci accompagnano
tutto l'anno. In estate fiorisce la possente
arnica sui pascoli silicei e luminosi di alta
montagna, risoluta pianta dei grandi traumi
fisici e psichici solo a quell'altezza può
crescere e fiorire per poter raccogliere in sé
la forza di guarigione. Poi la camomilla umile e
fortificante di piante deboli e malaticce oltre
che rasserenante del nostro sistema
neurovegetativo, la verga d'oro la snella
riparatrice di ferite, il senecione, e
soprattutto lungo i fiumi l'eupatorio abbondante
aerea fioritura rosa-violetto, odore aromatico
che si confonde con l'acquitrino, aiuta il
fegato a riordinare i liquidi nel nostro corpo.
La cicoria sui sentieri con l'intenso blu dei
fiori e la natura ricostituente, mentre le
lattughe sono pronte negli orti. Le piante della
famiglia delle composite sono erbacee o piccoli
cespugli, non si lignificano nel tronco di un
albero protese come sono a portare a compimento
la sottile disposizione floreale, a dare forma
adeguata all'idea di fiore. Piante di grande
interesse perché sono medicinali, orticole,
frutticole e ornamentali in gran misura,
Cosmopolite, rifuggono solo il profondo nord e
le zone tropicali, si trovano anche sui terreni
salini.
Una famiglia, 1.000 generi, 20.000 specie, amano
luoghi soleggiati, sono composite e semplici.
Qual fresco tè alla menta
A differenza
delle altre piante della famiglia delle labiate,
la menta ama un suolo umido e ha la doppia
natura di pianta calda e rinfrescante. Stimola e
riscalda il sistema digestivo ma ha anche
un'azione rinfrescante che quieta le
palpitazioni e “raffredda” i ripetuti mal di
testa.
Il tè alla menta dà una sensazione di freschezza
al palato ma è caldo e stimolante appena
ingerito.
Un piccolo cuscino di fiori e foglie di menta
essiccata messo sulla tempia o sotto il capo,
combatte il mal di testa (usare la stoffa color
verde) e l'intensissimo profumo dà quiete ai
battiti del cuore. Le foglie strofinate sulla
pelle danno sollievo dalle punture di zanzare.
L'olio essenziale (poche gocce insieme ad un
olio come vettore) per leggeri massaggi ai piedi
è rinvigorente.
E' una pianta potente. Trattiamola con
parsimonia.
Marrubio amaro
A
1100 metri d’altezza, nelle sterpaglie dei monti
del centro Italia una pianta ormai arsa dal sole
con foglie increspate lanose leggermente
pungenti foglie basali che nonostante il gran
caldo stavano ributtando ai piedi di uno stelo
ormai bruciacchiato foglie dal colore argenteo
che si possono nell’immediato confondere con
quelle della salvia, ma sono molto più spesse e
coriacee di queste – è stata rubata al gregge di
p0ecore che sono le propagatrici inconsapevoli
dei suoi semi. Rubata perché raccolta mentre se
la mangiavano. Quando è ancora fiorita i fiori
all’ascella delle foglie sono bianchi e a
“palloncino”. Si può coltivare ma ha bisogno di
terreni calcarei come la salvia, di poca acqua,
di essere riparata con sassi alla base in
inverno.
Agisce sulla circolazione del sangue, sul fegato
e sulla digestione, ma è soprattutto pianta
delle vie respiratorie e del catarro bronchiale.
Bellissima pianta soprattutto perché la si
“incontra” in luogo essenziale in un panorama di
solitudine quando cerchiamo di capire se
arriviamo a raccoglierla prima di quella pecora.
Molto soddisfacente berla poi in infuso
d’inverno con quell’ amaro molto aromatico. In
bocca rimane l’aroma e non l’amaro.
Il Ginkgo biloba … che ha visto sparire i
dinosauri
Vero e proprio
fossile vivente, pianta antichissima,
potentissima, la sa lunga su come resistere:
l'unica pianta sopravvissuta alla bomba H su
Hiroshima. Legno del tronco inattaccabile dai
parassiti, chioma dorata d'autunno.
Forse non è
un caso che un così antico vivente dà una mano a
curare malattie tipiche dei vecchi umani.
La rigenerazione all'ombra delle conifere
Passeggiamo tra
gli abeti, i pini silvestri o marittimi, i
ginepri…
Le conifere hanno una particolare capacità di
captare il calore anche nelle temperature
fredde.
Hanno bisogno di molta luce e si innalzano
incorruttibili verso il cielo. Essenziali,
longeve e granitiche portano a maturazione i
loro semi “nudi” in un tempo molto lungo,
saturnino. Contengono l'espansione della
ramificazione (in particolare la famiglia delle
pinacee) e le foglie sono aghi, l'energia
elaborata e non dispersa da una vita vegetativa
così potente viene donata nell'aria aromatica
che le circonda in resine e olii essenziali
balsamici: grandi tonici per la psiche.
Fortificano l'apparato respiratorio, ci liberano
dalla pesantezza terrena e ci mettono in
contatto con il cosmo.
Quando un nostro albero è malato di carie.
Può succedere che
un albero del nostro terrazzo o giardino
manifesti una fuori uscita della linfa in forma
gommosa.
Questa è una grave malattia, praticamente un
“tumore” che si forma all'interno del tronco e
che impedisce la circolazione degli elementi
nutritivi. A lungo andare l'albero muore (ma a
volte anche in breve tempo).
Bisogna curare gli alberi ammalati togliendo la
carie dal tronco (tramite incisione con un
coltello). Poi si puliscono le parti attaccate
con sapone di Marsiglia e si disinfetta con la
propoli.
Alla fine dell'operazione si applica sulla
ferita una pappetta di zucchero di PANELA
(zucchero estratto dalla canna), fasciando il
tutto con una benda.
Si ripeta il trattamento con la pappetta dopo
una decina di giorni.
Se a distanza di tempo c'è ancora fuoriuscita si
ripeta il trattamento dall'inizio.
Questo consiglio arriva direttamente da alcune
nonne colombiane che curano con lo zucchero di
panela (molto ricco di minerali) questo tipo di
malattie.
Chi scrive, ha verificato direttamente la
guarigione di alcuni alberi da frutto.
Un impiastro velocissimo contro le punture di
zanzare e vespe, ragni, ecc..
La piantaggine
(lanceolata e maggiore) è una pianta spontanea
per nulla considerata e che troviamo quasi
dappertutto e per questi trattata da
<<infestante>>. Cresce in terreni aridi ma anche
vicino all'acqua o nei campi coltivati. E' una
grande emolliente e sfiammante. Poiché si trova
facilmente è una pianta da “pronto soccorso” per
punture e morsi di insetti e animaletti vari.
Si raccolgono le foglie, si puliscono e si
masticano (la piantaggine si usa anche come
insalata).
La poltiglia di foglie e saliva si mette sulla
parte colpita e si tiene lì sinchè si può. Il
potere sfiammante è quasi immediato.
Provare per credere.
Un balcone di piante come barriera naturale per
arginare l'invasione delle zanzare.
Alcuni odori sono
repellenti per le zanzare, quello del basilico e
del pomodoro per esempio, e quello del geranio e
della citronella in particolare.
Si può formare una barriera mettendo insieme
qualche pianta di orticola, pomodoro e basilico
(il basilico può stare meglio negli stessi vasi
del pomodoro) e ornamentali (ma anche
medicamentose) gerani e citronella appunto.
Accarezziamo e tocchiamo le piante più spesso
possibile: gli odori vengono amplificati.
Inoltre possiamo utilizzare le “femminelle” del
pomodoro (sono i “butti” infrascellari della
pianta che vanno tolti ogni volta che si
formano) per farne un macerato, (30 grammi in
due litri di acqua, lasciare per qualche giorno
e poi diluire 10 volte) che serve a concimare
gli stessi pomodori e prevenire gli afidi delle
rose. Le foglie di citronella si possono usare
come tisane per gli spasmi intestinali ed è un
buon tonico. Il basilico ha quell'aroma che
conosciamo nei nostri piatti, il geranio toglie
il grigiore dei muri.
Dunque è un balcone molto “economico”.
Se poi in casa abbiamo un bruciatore per
essenze, usiamo qualche goccia di olio
essenziale di geranio e citronella. Allora
possiamo cenare un po' più tranquillamente con
la finestra aperta.
Alcuni suggerimenti per acquisire un modo
pacifico di evitare che le nostre piante siano
invase da animaletti vari
.
Gli afidi, i ragnetti, la cocciniglia… tutti
approfittano per banchettare sulle nostre piante
e ci si rizzano i capelli, allora tutti di corsa
ad acquistare qualche prodotto per eliminarli.
Anche i prodotti più naturali sono pur sempre un
intervento “aggressivamente soft”.
Proviamo a prevenire ?
Il più delle volte gli “animaletti nocivi” sono
un prodotto di un terreno impoverito e
maltrattato, di una scorretta posizione
ambientale delle piante o di un cattivo
collocamento.
Piante da appartamento collocate vicino ai
termosifoni in inverno, o attraversate dalle
correnti d'aria, annaffiature inadeguate (troppa
acqua o troppo poca). Le annaffiature sono molto
importanti, più di quanto non si creda
comunemente.
Alcuni esempi.
Nella coltivazione tradizionali i solchi negli
ortaggi (pomodori, peperoni…) sono
indispensabili proprio per evitare un diretto e
immediato contatto della radice con un' acqua la
cui temperatura è pur sempre diversa dalla
temperatura alla radice, e soprattutto quando è
molto caldo un'acqua troppo fredda può provocare
shock alle piante, indebolimenti, e
un'inclinazione delle stesse ad essere aggredite
dai parassiti.
Le aromatiche (soprattutto le labiate),
annaffiate sull'apparato fogliare creano
possibilità di muffe, stessa cosa avviene per le
rose.
Per evitare scorrette annaffiature (anche
troppo abbondanti tanto da rendere “pigra” la
pianta la cui radice “ lavora” di meno nel
terreno per cercarsi i nutrimenti), o
indurimenti del terreno causati da temperature
troppo elevate o con grandi sbalzi , o
temperature troppo rigide, un modo è quello di
pacciamare la pianta alla base (si può fare
semplicemente con ritagli d'erba). In questo
modo si tengono sotto controllo anche erbe
infestanti. Sarchiare il terremo attorno alla
pianta (arieggiando con il sarchiatore). Poi ci
sono le consociazioni.
L'arte di coltivare le piante con altre per cui
si “aiutano” a vicenda nella crescita, si
rafforzano ed evitano appunto di essere
attaccate dagli animaletti. Ci sono fiori, per
esempio il tagete, che sono repellenti e si
coltivano vicino agli ortaggi o ad altri fiori
per tenere lontani i banchettatori troppo
invadenti.
Il terreno da coltivare non deve essere mai
lavorato in profondità , sarebbe come seppellire
alcuni milioni di piccolissimi operatori
ecologici sotto una pesante zolla arata. Il
terreno sottostante che viene alla superficie è
arido e poverissimo, le piante che cresceranno
saranno deboli… e dunque si riproduce un ciclo
di agire umano agricolo sempre più
interventista.
Coltivare in pace è dedicare un
po' più di tempo a capire cosa succede anche
agli altri due regni che consideriamo, ben che
vada, sempre con troppa fretta: quello minerale
e vegetale.
Tratto da:
verdiregionelombardia.net
vedi:
Ortopertutti +
Le Piante Aromatiche +
Indice
Autosufficienza in Agricoltura
http://www.eticamente.net/40442/guida-per-lorto-sinergico-come-realizzare-lorto-piu-naturale-assoluto.html
Far
crescere le piante senza annaffiarle:
http://nexusedizioni.it/it/CT/il-metodo-pascal-per-far-crescere-le-piante-ricche-di-nutrienti-senza-annaffiarle-5206