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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


ORTO NATURALE
CONCIME NATURALE
(a base di Silicio)
 

SALVIAMO CAPRA E CAVOLI

I cavolini di Bruxelles sono eccellenti alimenti come le altre specie della loro famiglia, le crocifere. Esseri vegetali molto terrestri e robusti, germinano velocemente e sviluppano un apparato radicale ben saldo nel suolo e si espandono con una certa velocità con grande proliferazione di foglie. Quando la crescita ristagna si formano germogli carnosi, nei cavolini i frutti si sviluppano all'ascella delle foglie della pianta. La raccolta si esegue a scalare, si raccolgono prima che si aprano quando sono ben compatti, dal basso verso l'alto.
A novembre la raccolta è stata all'ultimo cavolino strappato alla bocca di Celtis, il capretto del libero orto, golosissimo di questo ortaggio.Così abbiamo capito come mai si associano sempre le capre ai cavoli nei detti popolari, mai lasciare queste bestioline sole nelle vicinanze di questi ortaggi, si può però arrivare ad un concordato: dopo un pò di cavolini mangiati anzi divorati Celtis accetta di mangiare altro.
Il cavolo non si mangia a merenda: ricco di sostanze benefiche, di protidi, lipidi, glucidi, fosforo, calcio, ferro, vitamine del gruppo B e vitamina C vitamina A, e la D antirachitica perché è un grande vegetale molto esposto alla luce e assorbente luce, rende però la digestione molto laboriosa.
Lo zolfo che contiene agisce sull'apparato respiratorio e favorisce l'assorbimento dell'ossigeno attraverso le cellule. Esistono trattati sul perché bisognerebbe avere un'alimentazione con buone dosi di cavoli.
I nostri cavoli sono cresciuti bene perché i rosmarini e i pomodori cresciuti accanto hanno allontanato la cavolaia.
Si sconsiglia la consociazione con altri cavoli, aglio, cipolla e patate.
Le semine si fanno in semenzaio da maggio a luglio e si trapianta dopo circa 40 giorni a distanza di 50- 60 cm .
Gli spazi nell'orto sono vitali per gli animali che si aggirano liberi e alcuni sono stati salvati da sicuro macello.
La capra, qualche coniglietto, Rosina ed Ernesto (chioccia e gallo), nobilissima coppia che chiacchiera tutto il giorno ruspando in giro per il prato e che si chiama a vicenda quando uno di loro trova qualche bocconcino.
Celtis è perspicace ed estremamente affettuoso oltre che caparbio. I coniglietti vanno e vengono e sconfinano nell'orto ma alla fine ogni cosa ritrova il suo equilibrio anche quando rosicchiano giovani piantine.
Anche le piante percepiscono sicuramente questo grado di interazione. Il vecchio albero di pere non è stato abbattuto, e ci sembra contento che sia rimasto lì ad ombreggiare le insalate.
Una notte di neve, a fine novembre, Celtis è stato prelevato dalla propria casetta ed è stato ucciso da qualcuno che ha scavalcato il muro: Abbiamo ritrovato i suoi resti.
Non c'è limite al cannibalismo umano.
Siamo andati a prendere due galline faraone tolte da una prigione-allevamento. Hanno le ali mozzate e non possono più volare.
Dopo la morte del capretto cerchiamo tutti un nuovo equilibrio.
Aspettiamo di nuovo il picchio che venga a fare il nido sul bagolaro, celtis australis appunto.

PROPOSTA di LIBERO ORTO
Un orto comunitario nel parco dell'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini
Nel libero orto si intrecciano diverse attività, produzione di aromatiche ed orticole con vendita diretta o come scambio di prodotti con il proprio tempo di esistenza trascorso a cooperare sul campo.
Produzione finalizzata anche a creare lavoro per persone svantaggiate. Educazione permanente ambientale per le scuole ma anche rivolta a ragazzi che non sanno come passare i pomeriggi dopo la scuola, con formazione su tecniche e tematiche biologiche e pacifiche.
Spazio orto-giardino a disposizione di persone con problematiche fisiche o psichiche, dunque orto-terapeutico o meglio: orto del benessere. Antiche frutti nel frutteto partecipato, sperimentazione di colture biodiverse. Centro di documentazione relativo alla formazione di cui sopra.
Libero orto è la confluenza di persone con saperi e consapevoli che realizzano un orto urbano che sia luogo di incontri, di lavoro, di formazione, di produzione e scambio con il territorio o anche con settori o persone che nella metropoli sognano un luogo accessibile a un'attività con la natura. Non l'orticello singolo ma orto partecipato dove creatività e cooperazione possono effettivamente esplorare le potenzialità umane che vanno oltre il conto in banca o il livello di consumo medio a cui ci paragonano. Coltivare l'orto insieme non è ripiegamento su se stessi se nella progettazione come nella partecipazione si pone attenzione a ciò che ci circonda e ci attraversa.
Per fare un esempio un viottolo di campagna può tenere conto anche delle difficoltà motorie delle persone ..ed essere molto più ampio e percorribile.
Ma anche: in un'esperienza che vuole comunicare vengono alla luce gli aspetti culturali perfino estetici che portano ad una godibilità dei momenti vissuti infatti “facendo dei lavori” come anche riposando semplicemente sull'erba, si percepisce e si intuisce una qualità di vita che difficilmente ritroviamo in altri luoghi sociali.
Libero orto come creazione: anche con materiali poveri si da forma esteticamente a spazi – nello spazio centrale – in cui si può ritrovare il consiglio dell'orto, o le persone che vogliono sedersi e semplicemente ascoltare il luogo, animali liberi, creazione di un'arte nel fare l'orto-giardino collocando anche gli alberi più vecchi e malandati in una loro dimensione dignitosa nell'insieme anche quando ombreggiano le insalate; la frutta colta liberamente senza rompere i rami, e dove si mantenga un equilibrio tra natura e chi partecipa all'orto. Per questo non “orticello” ma luogo dove non necessariamente la natura e gli animali debbano servire l'uomo ma hanno un senso per il fatto stesso che sono ed esistono e da questo presupposto può scaturire un reale rapporto tra esseri diversi compresi piante e animali.
Libero orto come proposta naturale perché ci riferiamo al concetto dell'essere della natura e non del suo uso o sfruttamento.
Anche facendo l'orto si da spazio e si lascia spazio a molto di ciò che c'era precedentemente.
E non ultimo: libero orto perché la natura sia essa selvaggia o coltivata è veramente grande maestra ma il suo insegnamento è così profondo da essere intuito solamente in un grande silenzio.

AUTUNNO

L'autunno arriva quando le piante trasferiscono parte di elementi indispensabili – fosforo, silice, magnesio, calcio…alla ragione ultima ma non finale della loro esistenza: la maturazione dei frutti e la preparazione alla germinazione primaverile dei semi che per questo scopo necessitano dell'essenza stessa degli elementi.
L'esuberanza estiva è ormai rallentata, iniziano suoni tonfi, le foglie ingialliscono e cadono come fruscii, tamburellando le ghiande, volando cadono le faggiole, i baccelli secchi schioppettano lontano i loro semi, pesanti sono le mele nella caduta.
Gli uccelli volano di pianta in pianta per mangiare le ultime bacche prima delle gelate ed è suono anche dalle loro ali.
L'odore di putrefazione di residui vegetali ci dice che tutto si trasforma .Il
lavorio di microrganismi con funzioni diverse da quelle primaverili preparano quei residui organici all'umidità e al freddo invernale.
Le foglie cadute e i semi saranno humus e nuovi germogli in primavera.
Non riusciamo a vedere tutto questo, sarà palese solo nel racconto della primavera.
  
Segnali di carenza nutritiva delle piante.
La mancanza di azoto rallenta la crescita della pianta e lo stelo è piccolo e sottile. Le foglie ingialliscono quando non dovrebbero.
La mancanza di fosforo non fa formare i semi, le foglie in basso sono gialle, le altre verde-porpora.
La mancanza di calcio rende le radici poco sviluppate, i bocciolo apicali cadono, le foglie degli alberi da frutta muoiono, la pianta in generale è poco resistente e si difende meno dai prodotti tossici.
La mancanza di potassio rende le foglie gialle a partire dai margini mentre diventano scure tra le nervature, la pianta è poco sviluppata, gli steli e i rami sono deboli. 
La mancanza di magnesio rende le foglie inferiori anemiche e muoiono le foglie degli alberi da frutto.
La mancanza di ferro rende gli steli corti e le foglie deboli e anemiche.
La mancanza di rame causa la ruggine rossa, gli ortaggi crescono con difficoltà, le cipolle pallide.
La mancanza di manganese rende le foglie maculate e attaccate dalla necrosi, la pianta non resiste alle malattie, fiori e frutti durano molto poco, oppure fanno difficoltà a germinare e a maturare.
La mancanza di boro colora le foglie da verde chiaro a bruno. Il cuore delle mele è spugnoso, quello delle rape marcio, l'insalata gialla ed amaro diventa il cavolfiore.
La mancanza di zinco rende le foglie con piccolissime picchiettature e si macchiano in tarda estate, quelle degli alberi da frutta cadono troppo presto,.
La mancanza di silicio rende le piante attaccabili dalle malattie crittogamiche, i cereali si piegano e la peronospora ha campo libero.
La carenza di zolfo fa morire le foglie già durante la gemmazione.
 
Alcune piante ricche di elementi: possiamo cominciare a metterle nel nostro compost.
 Il tarassaco è ricco di calcio, le foglie della robinia formano azoto e concimano nella carenza di calcio. L'acetosa è ricca di calcio, fosforo, magnesio, silice. Il rafano fornisce calcio e la camomilla lo zolfo, i cactus il calcio, l'equiseto acido silicico.
L'achillea rifornisce di potassio, calcio, acido silicico, l'ortica calcio e ferro. La cipolla è ricca di acido silicico e calcio…  

Castagne 
Ben radicato alla terra, collegato dunque all'elemento solido e duraturo con grande energia, il castagno delinea lo spazio che ha intorno ma poi la chioma si apre e l'albero diventa aereo, aerea è la sua fioritura con amenti come in tutte le fagacee. Di nuovo molto terrestri sono i suoi frutti, cadono con tonfi le castagne.
E' Mercurio che con calzari alati (tocca la terra ma poi vola) connette il basso con l'alto della pianta. La crescita della pianta è lenta e diventa bellissima intorno ai 50 anni, vive oltre 1000 anni e vive bene in collina e in montagna in terreni silicei.
I primi frutti arrivano intorno a 25 anni della pianta. Un tempo le castagne venivano usate molto e sostituivano la farina di frumento e anche i legumi poiché la sua composizione è vicina a quella del frumento. Frutto molto energetico e nutritivo è ottimo nelle astenie e nelle convalescenze e per rimineralizzare. E' tonica e antianemica.. Le sue ceneri sono ricchissime di potassio, ferro, zinco, rame manganese, fosforo magnesio, zolfo, sodio, calcio . Frutto ricco di vitamina B e C (quanto un limone), di protidi, lipidi e glucidi.
Oggi la castagna è un po' dimenticata se non per brevi rituali periodi in cui qualcuno ancora si diverte ad andare a raccoglierla .

RAMPICANTI di CARATTERE
Si arrampica coi suoi viticci, la passiflora, lungo la siepe arrancando anche sui rami del fico vicino, difficilmente viene tenuta a bada dall'abete accanto.
Il fusto esile e le foglie palmate si espongono tutte a est prendendosi il sole sin dal mattino.
Fiorisce, cerulea, in pieno mezzogiorno intensa e inebriante come tutte le fioriture esotiche, serena e calda.

Le foglie essiccate della passiflora è uno dei più efficaci tranquillanti naturali, induce un sonno simile a quello fisiologico e quindi aiuta nell'insonnia e nella nevrastenia, attenua gli spasmi, lenisce l'inquietudine; coadiuvante nelle cure per disintossicarsi dall'alcolismo. L'infuso si fa con un pizzico di foglie essiccate triturate per una tazza di acqua bollente lasciando in infusione per dieci minuti.
Ad agosto maturano i frutti della passiflora ormai arancioni, grossi come un uovo e contengono una polpa rinfrescante e ricca di vitamina C. Pianta di origine tropicale ha bisogno di caldo e d'inverno va protetta con una copertura alla base di foglie e sterpaglia se è in giardino o con in telo di plastica se è in un terrazzo.
Fiore della passione viene anche denominata per l'aspetto caratteristico dei fiori che ad un “padre” agostiniano del 1600 che l'aveva portata dal Brasile ricordava alcuni strumenti di afflizione usati nella passione del Cristo.

Il caprifoglio preferisce i margini dei boschi dove cresce spontaneo, e le siepi di mezza montagna.
Nel giardino ama posizioni assolate ma con radici all'ombra, un terreno fresco ma ben drenato. In senso orario e con un abbraccio un po' troppo persistente si inerpica col suo fusto flessibile intorno ad arbusti ed alberi.
Una fioritura esuberante e profumatissima annuncia la primavera, e sembra che la sua essenza aiuti ad armonizzare gli spigoli dei caratteri delle persone. Foglie e fiori essiccati possono essere usati per le loro proprietà antisettiche e diuretiche.
E' sorella del sambuco, del viburno, della weigela, la famiglia delle caprifoliacee, che si distingue proprio per un processo floreale ricco e sovrabbondante. Soavi profumi a volte quasi stordenti.

Arbusto rampicante odorifero il gelsomino è parente strettissimo, anzi fratello, di piante come l'ulivo-patriarca tra gli alberi, o del luminoso frassino, del lillà e della forsizia. Tutti nella famiglia delle oleacee e attraversati da una qualche sottile essenza comune che li apparenta così fortemente.
Appoggiato ad un sostegno o ad una siepe si invola col suo fusto fragile e con una fioritura inebriante l'aria.
È spontaneo nei paesi arabi e orientali dove la sua fragranza magica impregna favole e storie d'amore, e sfondo di incantesimi che avvengono nei giardini indiani. Fiori e foglie sono usati per aromatizzare le tisane, calmare ansie, alleviare i mal di testa, curare la pelle poichè è distensivo e rimfrescante. Dai fiori messi in infusione in un olio d'oliva o di mandorle per sei settimane si ottiene un olio per massaggi che lenisce i dolori nevralgici.
Ama il caldo e questo amore viene sprigionato da una essenza che va nel profondo, tutto distende, molto fa dimenticare.

Cresce bene vicino all'olmo-albero sacro a Morfeo-il luppolo, dai fiori a coni penduli all'ascella delle foglie ricoperti di polvere giallo oro, odore forte, aromatico. Così aromatico che può dare sonnolenza anche mentre si raccoglie. Il luppolo cresce in qualsiasi terreno con esposizione solare ma tollera anche l'ombra. Ricopre magnificamente i pergolati o le siepi avvolgendosi in senso antiorario sui sostegni. Come gli olmi ama i terreni umidi.
I monaci amavano molto curare l'erba che cresceva lungo i muri dei monasteri-forse perchè aiutava ad attenuare istinti e passioni con questa sua fioritura tardo-estiva, per niente lussureggiante, bella ma contenuta, resinosa ed amara.
Buoni germogli nei risotti, buon gusto aromatico nella birra. Buone tisane rilassanti di fiori, ottimi cuscini di fiori per sonni innocenti.

DIARIO DI UN LIBERO ORTO – INIZIO ESTATE

La borragine cresce benissimo insieme alle fragole e le fragole prosperano con il timo. La borragine cresce rapidamente con le sue foglie robuste e setolose, ama l'umidità e ricerca la luce mentre i suoi fiori tendono verso il suolo pieni di nettare e circondati dalle api.
Sembra una pianta pesante e dura ma aiuta ad alleggerire la pesantezza delle gambe, i problemi circolatori e l'indurimento dei tessuti nelle flebiti.
I suoi fiori allegrano le insalate, le foglie sono ottima verdura appena cotta, rinfrescante e ricchissima di acido silicico e di mucillagini. Anche la fragola utilizza sostanze che amano particolarmente luce e calore: l'acido silicico e il ferro. Le fragole sono dolci e aromatiche anche quando il tempo è coperto e piovoso grazie proprio a questa componente silicica che la pianta utilizza per trasformare la luce in proprio alimento, sa utilizzare e assorbire anche le più piccole dosi di luce pur nella fitta penombra umida del bosco negli sprazzi diradati.
La fragola è una rosacea ed ha un abbondante processo zuccherino, attiva la formazione del sangue e grazie all'abbondante ferro e all'acido silicico le parti del corpo più periferiche vengono irrorate più fluidamente dal sangue. Nella coltivazione ama essere paciamata dagli aghi dei pini o degli abeti o cresce benissimo vicino agli abeti.

Insalata biondissima e tenera da taglio che non sopporta troppo il sole diretto caldissimo si trova bene sotto le ali delle foglie del cavolino di bruxelless che mentre si innalza le fa ombra. Vicino alla crucifera cresce il tropeolo (che chiamiamo comunemente nasturzio) : fiori sgargianti e foglie lussureggianti e ambedue ottimi per le insalate nonché finemente decorativi nelle insalate stesse.
Il nasturzio cresce ai piedi anche delle patate e intorno ai pomodori, ai piedi degli alberi di pero che a filari proteggono le piante orticole con la loro ombra. Il tropeolo protegge tutte loro da alcuni parassiti che potrebbero essere particolarmente nocivi. In una aiuola accanto menta ortica achillea carote erba cipollina valerianella si scambiano i loro oligo- elementi e sembra che questo loro vivere insieme li renda particolarmente felici.
La salvia sclarea ai bordi ha innalzato il suo pennacchio di fiori intensamente profumati.
Le foglie molto grandi sono un ottimo alimento come bistecche vegetali impanate e fritte. Più in là nella stagione quando i semi saranno maturi la pianta si riprodurrà spontaneamente e intensamente nel suo ciclo biennale.

Intorno e a volte anche all'interno delle parcelle lasciamo crescere le varie erbe “infestanti”, più sono variegate e più oligoelementi apportano alle altre piante .Il buon sapore dell'insalata o delle altre orticole lasciate crescere vicino alle selvatiche è dovuto anche a questa osmosi di elementi. Le erbe intorno alle aiuole rinfrancano lo spirito, è un apparente disordine – poiché non tutta l'erba è tagliata a puntino – in realtà tutto l'orto nell'insieme dà un senso di movimento sereno e bilanciato. Piano piano ci verrebbe da dire.
E anche meno.Meno sfruttamento della terra, tanto per cominciare.

Il ribes nigrum ha trovato una perfetta sincronia con le piante di pomodoro che gli crescono accanto.
Queste varietà di piante crescono e si rafforzano da un giorno all'altro in modo sorprendente.
Il ribes nigrum è stato riprodotto per talea l'anno scorso: alla fine dell'inverno è stata leggermente potata la pianta madre e abbiamo scelto le parti semilegnose, rametti con alcune foglie all'apice che abbiamo posto in alveoli con terriccio mescolato a perlite; può andar bene anche la sabbia da fiume. Gli alveoli o i vasetti sono stati messi sotto un telo di plastica, le talee sono state vaporizzate (mai bagnare la terra poiché i bastoncini non hanno radice e quindi marciscono).
Il telo di plastica mantiene calore e umidità e durante il giorno viene sollevato per qualche ora per far evaporare la condensa quando è troppo densa. Il radicamento delle talee avviene tra le 6 alle 12 settimane. Dopo il radicamento (si vede quando questo è avvenuto poiché c'è una germogliazione all'apice) le piantine sono state poste in vasi da 10 cm di diametro con un buon terriccio leggero.
Le muffe che possono attaccare le talee o le giovanissime piante sono state tenute a bada con infusi di aglio e macerati di equiseto ricchi in particolare di zolfo.

Infuso di aglio: sono stati usati 32 grammi di bulbi, sono stati fatti bollire 5 litri di acqua e poi sono stati aggiunti i bulbi in infusione per 5 minuti, il tutto viene poi colato. Si usa così senza diluizione.

Macerato di equiseto (contiene silice, calcio, zolfo, sodio, manganese potassio, magnesio): 150gr di pianta secca bollita in 10 litri di acqua. Diluirlo 5 volte e lasciarlo macerare per 15 giorni. Si cola e si diluisce di nuovo 5 volte prima di irrorare.
Il macerato di equiseto serve anche a rafforzare le piantine un po' deboli.

Le foglie del ribes nigrum sono adoperate per preparati idroalcoolici: macerazione delle foglie raccolte in luglio agosto.
Questo preparato è un efficace anti infiammatorio e antiallergico, ma nella medicina popolare europea il ribes è sempre stato usato per le sue proprietà diuretiche e antireumatiche. I frutti del ribes (rosso o nigrum) sono usati per la preparazione di sciroppi e marmellate, ma sono ottimi da mangiare come frutti freschi.

Arriva ad ondate l'esuberante e dolce odore di tiglio in piena fioritura. Queste piante circondano l'orto e i viali imponenti, con la chioma globosa, con la sua longeva forza energetica. I fiori di tiglio si usano in infusi per combattere raffreddori influenze e tossi.
I cuscini con fiori e brattee di tiglio posti sotto la testa sul plesso solare aiutano a calmare nervosismi, i bagni coi fiori al tiglio sono utili per i bambini.
Queste piante sono state risparmiate da una drastica potatura che hanno subito invece i tigli lungo i viali vicini. Questa potatura ha impedito la fioritura delle piante e gli innumerevoli uccelli che li popolavano sono emigrati altrove. Riguardo agli effetti climatici è straordinariamente diverso il clima quando fa molto caldo a seconda se si cammina sotto i tigli capitozzati o sotto gli altri integri, la differenza di temperatura è rilevante.
Quelle poche persone che hanno sofferto per questa potatura hanno scritto una lettera
che dice più o meno : “potare” non deve essere erroneamente considerato come analogo di “tagliare” o “sbrancare”, ma va inteso come quel complesso di interventi compiuti sulla chioma, aventi lo scopo di assecondare la naturale tendenza dell'albero, per indirizzarla al raggiungimento degli obiettivi richiesti dall'habitat urbano.
Interventi di potatura eseguiti correttamente molto raramente rimuovono più di 1/4 - 1/3 della chioma, al fine di non interferire con la facoltà dell'apparato fogliare, do produrre sostanze nutritive. La capitozzata, invece elimina una porzione di chioma tale da sconvolgere l'assetto generale di un albero ben sviluppato, interrompendo temporaneamente la facoltà di produrre sostanze nutritive, “crisi energetica” a svantaggio di funzioni vitali quali la difesa dalle aggressioni.
La chioma di un albero a un ombrello parasole capace di schermare le parti di un albero, con l'eliminazione improvvisa di questo schermo, il tessuto della corteccia residuo è fortemente esposto alle scottature solari. Si possono verificare anche effetti dannosi sugli alberi e gli arbusti vicini. I grossi monconi presenti in un albero capitozzato, difficilmente formano callo di cicatrizzazione e in tempi lunghi.
La posizione apicale di queste ferite e le notevoli dimensioni, ostacola il buon funzionamento del sistema naturale di difesa dell'albero, consentendo ai parassiti e alle spore di funghi l'insediamento all'interno del legno.
Spesso lo scopo di una capitozzatura è il controlla della crescita in verticale di una pianta, però si ottiene l'effetto opposto: infatti i ricacci successivi sono nettamente più numerosi di quelli che si svilupperebbero una situazione normale crescono con gran rapidità, tanto da riportare in breve tempo l'albero all'altezza precedente, con l'aggravante di una chioma più disordinata e meno sana.
Un albero capitozzato è sfigurato, non potrà mai recuperare bellezza e conformazione naturale della specie d'appartenenza pertanto il paesaggio e la comunità sono privati di una aspetto estetico di valore.
Una capitozzatura può apparire economica entro poco tempo tuttavia i costi a lungo termine tendono a moltiplicarsi. Il vero costo di una capitozzatura include: il deprezzamento dell'area e dell'albero, il costo di sostituzione – in caso di morte, i danni ad arbusti o ad altri alberi delle vicinanze per le mutate condizioni, il rischio di instabilità, l'aumento dei costi di manutenzione.


ALIMENTI VIVI - GLI ALIMENTI VEGETALI
Gli alimenti vegetali - in particolare la verdura verde – sono una sorgente di clorofilla, principale fonte dei globuli rossi che trasportano ossigeno in ogni parte del corpo.
La fotosintesi clorofilliana è la più importante funzione di nutrizione di tutte le piante verdi, esse sintetizzano i carboidrati con l'aiuto dell'aria, dell'acqua piovana, del calore del sole.
Dunque l'energia luminosa trasforma l'inorganico in materia vivente: procedimento da elevata tecnologia naturale. Il vegetale introduce nell'organismo umano proprio questa informazione semplice e vitale che riguarda la sua capacità di utilizzare la luce solare per sintetizzare la materia e riattiva anche nel nostro corpo processi di scambio e di trasformazione delle sostanze più evoluti e “solari” che non comportano stress o lunghe e faticose digestioni.
I cibi vegetali sono pertanto un nutrimento particolarmente vivo. E' come se risvegliassero in noi antiche e sopite percezioni.
Ma perché i carboidrati possano subire un'ulteriore trasformazione in amminoacidi e proteine la pianta deve essere aiutata dal terreno. E' essenziale un terreno fertile e sano perché per produrre proteine le piante hanno bisogno di moltissimi elementi e oligoelementi dal suolo. Aristotele diceva che il terreno è lo stomaco delle piante.
Come l'organo digestivo dell'uomo anche un terreno sano e fertile è abitato da batteri utili.
Gli esseri che vivono nel terreno digeriscono foglie appassite, legno, ecc. trasformandoli in una miscela organica finissima e ricca di sostanze nutritive. Concimi chimici e liquami distruggono tutto questo. L'azoto di questi prodotti entra direttamente nel ciclo naturale delle piante, la pianta è costretta ad assorbire più acqua di quanto previsto in natura.
I cereali e le verdure diventano più pesanti e non riescono più ad assorbire i microelementi forniti dalla vita presenti nel terreno e la pianta si impoverisce. Diventa più attaccabile dalle malattie. Ed è di basso valore nutritivo.
Le leguminose hanno un grande valore nella coltivazione sana grazie alla loro capacità di fissare l'azoto dall'aria nel terreno aiutati dai batteri tubercoligeni (rizobi), l'azoto è trasformato in composti proteici da questi batteri nei tubercoli radicali delle leguminose, i composti vengono distribuiti alla pianta e rilasciati anche al terreno intorno. Sono riparatrici e arricchenti del terreno e importantissime nella rotazione delle colture: qui l'azoto è particolarmente accettato dalle altre piante. E inoltre alcune leguminose sono alimenti di elevato contenuto proteico.
Fin dall'antichità l'uomo sa che le piante sono creature dotate di vita e “sentono” e comunicano.
C'è un modo di trattare le verdure – come semplici oggetti inanimati per cui vengono buttati da una parte all'altra e ciò altera la loro energia vitale. Il loro metabolismo viene accelerato, diminuisce la durata della loro conservazione. Se vengono trattate con attenzione la loro struttura cellulare migliora e si conserva. E il cibo mantiene il suo valore nutritivo.

ALIMENTI VIVI - OLIO BENEDETTO
Tra le piante che distribuiscono generosamente nutrimento l'olivo è delle più antiche, arriva a una considerevolissima età grazie alla sua capacità di rigenerarsi: nella radice e nel tronco ci sono gemme a riposo che possono risvegliarsi ed emettere da lì nuovi germogli, così l'albero si rinnova continuamente.
Una continua resurrezione che ha portato fino a noi alcuni olivi dell'orto dei Getsemani già in vita ai tempi di Gesu'.
Albero mitico e sacro per tutti i popoli che si affacciano sul mediterraneo: da millenni li accompagna dai pendii e dalle colline soleggiate riflettendo il grigio-verde-argento delle foglie. Vive in un clima equilibrato di luce e calore, il frutto matura lentamente e l'albero si concentra tutto su se stesso in questo procedere della maturazione del frutto consegnando ad esso la sua forza: la pianta dunque trattiene la sua crescita in questo periodo conservando l'energia che lo farà diventare così vecchio.
La formazione dell'olio nell'ulivo è magnificamente espansiva, riempie di olio anche il frutto oltre al seme, in altre piante oleacee la formazione dell'olio si ferma al seme.
Il calore che circonda l'albero diventa “materia” addensata nell'olio. Quando cerchiamo la pace tra gli olivi ricordiamoci che il primo ramoscello dopo il diluvio era suo e che alcuni riti religiosi ungevano o ungono la fronte dei fedeli con l'olio di oliva: un olio per “ungere” anche nell'estrema unzione in un ultimo tentativo di riequilibrare e di rimettere in contatto la terra con il cielo.
E l'equilibrio, il calore, la forza rigenerante le ritroviamo nell'olio che usiamo per condire, spremuto a freddo è alimento ricchissimo, da vigore ai cibi, delicato ed equilibrato attenua i sapori contrastanti: salati, acidi o aspri.

ALIMENTI VIVI - DACCI OGGI....
Il pane dei nostri antenati era di qualità superiore per la serietà e l'attenzione che le donne dedicavano alla macinazione, all'impasto e alla cottura e le persone più grandi di età forse ricordano la sacralità con cui si teneva la pasta acida con cui poi si sarebbe continuato a fare il pane. Era un rito lungo e pieno di significato che poi dava i suoi frutti: il pane da solo apparecchiava la tavola e riuniva intorno a sé i commensali e da solo poteva rappresentare un pasto completo. Ma la farina era macinata fresca – dopo 48 ore la farina è praticamente morta – era integrale e macinata con la pietra, la lievitazione senza lievito di birra. Queste le condizioni per considerare il pane alimento vivo.
Il chicco ha un glutine particolare grazie alle proporzioni di due protidi, la glutenina e la gliadina; è costituito il 75% di glucidi, 12% di protidi, e poi lipidi, cellulosa, sostanze minerali ( fosforo, potassio e calcio in particolare), di enzimi che aiutano l'assimilazione:
Il germe ha grande quantità di fosforo, magnesio, calcio, oligoelementi e una gran quantità di vitamine.
Quando viene seminato, da un granello di seme intorno al fusto principale originano cespi rigogliosi capaci di portare decine di spighe e migliaia di granelli. Le radici viaggiano e diventano quasi parte del mondo minerale.
La parte superiore del frumento si innalza lineare e chiaro. I fiori non hanno significato come che la pianta dia la sua energia nell'essere feconda al massimo grado per essere la base dell'alimentazione umana.
La formazione dei carboidrati , l'amido nato dall'acqua e dall'anidride carbonica si trasforma in zucchero è particolarmente energica e da spazio anche a una potente formazione di proteine e grassi: tutte le sostanze alimentari di base sono qui rappresentate con perfezione.
Le graminacee e dunque il grano sono tra le piante più ricche di silice, soprattutto nell'involucro del frutto, ma ne ha tanto anche il chicco che una volta diventato farina illumina l'impasto del nostro pane quotidiano.

BENESSERE CON UNGUENTI

Un unguento che rende le gambe leggere: di lavanda iperico calendula con olio essenziale di cipresso, pino e arancio, lenisce gonfiori ed edemi alle gambe. Della calendula già sappiamo, la lavanda distende e sfiamma, l’iperico è una grande pianta cicatrizzante e vulneraria oltre che sedativa. Guarisce le scottature e i crampi.
È l’erba di S. Giovanni e si raccoglie proprio nei giorni più luminosi dell’anno, la troviamo spontanea nei campi abbandonati, lungo i bordi di strade e boschi nei suoli secchi e poveri. I suoi fiori gialli incarnano l’energia totale del sole.
L’oleolito che produce la macerazione dell’iperico è di colore rosso, la pianta è così fortemente compenetrata dalla luce solare che l’uso dei prodotti derivati da essa non deve mai avvenire prima di un’esposizione solare. In realtà lenisce poi proprio le scottature comprese quelle solari.
Come si fa l’unguento. L’unguento è l’insieme di due componenti: l’olio vegetale e la cera d’api.
Un unguento che dà benessere è l’insieme di un oleolito e la cera d’api.
Come si fa un oleolito lo abbiamo già visto dunque partiamo da un oleolito già pronto, la cera da usare è cera integrale di api biologica e il rapporto di oleolito-cera è 1: 8, cioè per otto parti di olio si prende una parte di cera. La cera si sminuzza e si mette a scaldare a bagnomaria possibilmente in un recipiente di vetro resistente al fuoco o di ceramica (argilla da fuoco).
Si fa scaldare contemporaneamente anche l’oleolito in un altro recipiente a bagnomaria, non dovrebbe superare i 40° e al tatto dovrebbe dare una sensazione di tiepido-caldo e non caldo-caldo. Quando la cera si è ben sciolta versarla nel recipiente dell’oleolito velocemente e girare poi con un cucchiaio di legno, lasciare raffreddare. Il risultato di questo procedimento è un unguento che si mantiene per mesi in un luogo fresco.
Un unguento di calendula è un buon prodotto per massaggi del corpo e curare la pelle ma un unguento di calendula iperico lavanda è una sinergia di tre piante che lo fa essere molto più potente. Per avere un unguento di più piante si dovrebbero preparare i relativi oleoliti in barattoli diversi e una volta pronti preparare ciascuna base di unguento (l’oleolito specifico + cera). Avendo diverse basi di unguenti e conoscendo un pochino le erbe diventa un gratificante e benevolo esercizio studiare quali piante usare e come usarle insieme. Si prende un barattolino possibilmente di vetro e si mescolano le basi di unguenti di quelle piante che pensiamo stiano bene insieme e che insieme ci fanno bene, poi si aggiungono gli olii essenziali che esaltano e potenziano gli effetti di quelle piante.
Nel caso della combinazione suddetta per sgonfiare le gambe e lenire il male delle vene varicose metteremo un po’ più di calendula e iperico rispetto alla lavanda e poi aggiungiamo l’olio essenziale di cipresso (3-4 gocce in un barattolino di 30 ml), olio essenziale di pino (2-3 gocce), olio essenziale di lavanda (3 gocce).
L’unguento è un prodotto più completo di un oleolito intanto perché la cera d’api se integrale e pura, ha già di per sé proprietà minerali ed emollienti e avendo tracce di propoli ha anche proprietà antisettiche, e poi l’unguento è molto più spalmabile e base più utile per massaggiare il corpo. Un unguento di più erbe poi è molto più potente di un oleolito. È vero che si possono combinare insieme oleoliti di piante diverse ma il procedimento di mescolare basi diverse di unguenti per farne uno più sinergico e l’aggiunta di olii essenziali fanno di questo prodotto un amalgama: qualcosa di più che un mescolare oleoliti diversi tra di loro. Torniamo al nostro unguento di tre piante e agli olii essenziali usati.

IL CIPRESSO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
L’essenzialità di questa pianta è nel salire verso il cielo con una austerità saturnina concentrata e trascendente che sa sostenere e consolare lo spirito affranto. Come tutte le conifere è una pianta che rigenera e dà il balsamo all’anima e al corpo. L’olio essenziale è tra l’altro un grande anti infiammatorio vascolare e vaso costrittore, astringente cura gli edemi degli arti inferiori.
Questo albero simbolicamente accompagna i luoghi di sepoltura ma il suo legno inattaccabile e le qualità dell’olio essenziale ci fanno pensare alla capacità di guarire le putrescenze e ci ricorda anche la particolarità di un’altra pianta erbacea, la calendula e dell’odore resinoso e tombale delle sue foglie: dunque dalla putrescenza c’è sempre la trasformazione verso la guarigione.

IL PINO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
Essenze, balsami, resine trasmettono all’organismo e alla psiche umana la forza medicinale delle conifere che vivificano e riscaldano un sistema nervoso dal tono basso, deperito e rattristato. Le conifere vivono nelle regioni fredde ma sanno prendere il meglio del calore e della luce di quelle regioni. È ciò che ci cura. L’olio essenziale di pino oltre a curare i raffreddamenti interviene contro gli indurimenti dei liquidi e favorisce la circolazione del sangue, agisce come depurativo e drenante sull’apparato urinario.
Le gambe leggere sono dunque il risultato tra la nostra psiche meno triste e anche dei liquidi che circolano più fluidi.

OLIO ESSENZIALE di ARANCIO

Ha un grande potere anti infiammatorio e depurativo, l’insieme di queste proprietà scioglie la stagnazione della circolazione sanguigna, lenitivo della pelle, rinfrescante, favorisce il ricambio, tonifica ed è sedativo.
Il potere sedativo si trasmette alle gambe gonfie e affaticate e al malessere delle vene varicose.
L’amalgama delle tre piante e degli olii essenziali dell’unguento trattato può veramente farci camminare sollevati.

BENESSERE CON ACQUE PROFUMATE

Amaro di erbe fatte in casa. Semplice da preparare sarà pronto da regalare a Natale.
Tonico e digestivo
Le erbe sono quelle che quasi tutti abbiamo sul terrazzo o in giardino. Oppure chiedetele al vostro ortolano.
Ingredienti: 50 cl di alcool a 95°, 250 gr di zucchero semolato 5 foglie di salvia 12 fiori di camomilla 5 foglie di cedrina, 5 foglie di alloro 5 foglie di limone un rametto di rosmarino e 30 cl di acqua depurata. Un vaso a chiusura ermetica.
Lavare le erbe e farle asciugare su un canovaccio, porle poi nel vaso coprire con alcool e fare macerare 15 giorni alla luce (con vaso chiuso). Passati 15 giorni filtrare tutto con garza, a parte preparare uno sciroppo sciogliendo lo zucchero nell’acqua (fredda), unire alcool e sciroppo e versare il tutto in una bottiglia di vetro scuro chiusa a dovere con un tappo di sughero. Lasciare riposare la bottiglia al buio per 5 mesi quindi filtrare con un filtro di carta e porre in una bottiglia trasparente. Sarà pronto dopo l’invecchiamento di tre mesi.

ACQUA PROFUMATA di LAVANDA

Materiali da usare: un litro di acquavite. Sta per fiorire la lavanda: raccogliamo 250 gr di fiori di lavanda freschi, porli in un vaso di vetro trasparente con chiusura ermetica versare l’acquavite, chiudere e lasciare in infusione alla luce per un mese. Alla fine filtrare e travasare in una bottiglia che si possa chiudere bene, l’acqua è pronta per l’uso. Profumo delizioso, si può aggiungere nell’acqua del bagno o frizionare la pelle dopo la doccia: è fortificante e rilassante della muscolatura , aiuta nelle distorsioni lenisce le infiammazioni della pelle, si massaggia sulla pancia quando si hanno dolori e sullo stomaco quando non si digerisce bene, sul plesso solare dà pace.

ACETO PROFUMATO di ROSE

Le rose sono in piena fioritura, si raccolgono i petali di rose rosse e si fanno essiccare, (l’essiccazione avviene su un telo di stoffa in un luogo ombreggiato e arieggiato, si sente poi al tatto quando non c’è più acqua nei petali che sono quindi pronti nell’uso).
Le foglie essiccate “scricchiolano” un po’ toccandole. Si usa un litro di aceto di mele, in un vaso di vetro porre i petali di rose (circa due manciate) su cui si versa l’aceto, chiudere ermeticamente. Lasciare macerare per tre o quattro giorni agitando ogni tanto il vaso, poi filtrare e tenere in una bottiglia trasparente ben chiusa.
L’aceto profumato è un buon stimolante per le frizioni sulla pelle dopo la doccia (allungato con un po’ di acqua), per sciacquare il viso, sempre allungandolo con in po’ di acqua per il risciacquo dei capelli. Ottimo riequilibrante dell’acidità della pelle.

NON LASCIAMOCI SFUGGIRE le CILIEGIE

Ciliegie alla grappa. C’è bisogno di un kg e due etti di duroni 150 gr di zucchero semolato, due stecche di cannella, due bicchieri di grappa a 60°.
Lavare le ciliegie tagliere il picciolo circa a metà altezza, porre il tutto in un vaso di vetro trasparente a chiusura ermetica, mettere la cannella a pezzetti. Cospargere di zucchero, ricoprire con la grappa e chiudere ermeticamente e per circa 10 giorni capovolgere il vaso per due volte al giorno. Dopo due mesi di riposo le ciliegie alla grappa possono essere servite come dessert.

Diario di metà marzo
Come sempre il prunus tormentoso è il primo a fiorire contemporaneamente alla forsizia. Lungo la siepe i grandi cespugli del prunus sono come dei bianchissimi candelabri ancor più mozzafiato in contrasto col giallo lucente della forsizia.
Ma quasi subito dopo fiorisce il boschetto del prunus spinoso, lo avevamo lasciato in inverno con i prugnoli che si erano addolciti dopo le prime gelate ed ora capiamo che il profumo di miele viene dai suoi fiori e l’odore di mele dal suo legno.
Gli stoloni hanno camminato: tutto intorno nuove piantine stanno elevandosi velocemente. Alcune le spostiamo per rafforzare la siepe semicircolare intorno al giardino.
Si trovano a meraviglia con le rose canine. Questa è una forte “selvatica” del giardino – orto : con alcune inserzioni e pochi spostamenti lasciamo andare le autoctone che stanno riproducendo il loro habitat naturale.
Intanto i baccelli delle ginestre numerosissimi e maturi alla fine dell’estate hanno seminato ai piedi del gruppo di piante una miriade di semi che hanno germogliato e ci sono ancora piantine di ginestra tra le erbe.
Aspettiamo che il calendario ci dica che è il giorno giusto per “la piantagione” e tireremo su tutte le nuove piantine per farle crescere in pace nei vasi in serra. . Fuori sarebbero soffocate dalle erbe, ma alcune le lasceremo al loro posto.
Dicono i padri della permacoltura che il vero lavoro non consiste in quello che si fa , ma nel pensare a quello che si deve fare, si tratta di osservare accuratamente quello che avviene in natura e trasformare ogni problema in una risorsa.

Diario di fine febbraio dei lavori in giardino-orto
Abbiamo girato il compost e notiamo che l’humus che si sta formando non è dei migliori, la componente delle sole foglie è troppo povera.
Ci siamo procurate del triturato di residui di potature ricco di carbonio e lo abbiamo stratificato nel cumulo con la farina di alghe ricca di calcio e di azoto, aspettiamo gli sfalci di erba (azoto), per mescolarla nel compost.
Aspettiamo ad aprile l’ortica per aggiungerla come preparato e poi l’assenzio che sta ributtando, così come l’artemisia volgare che troviamo nel prato: ci serviranno per accelerare la fermentazione del compost. Aspettiamo in piena estate che l’achillea fiorisca e sarà un’altra componente importante per la formazione dell’humus, perché ricchissima di oligoelementi.
L’anno prossimo fortificheremo il nostro terreno con compost adeguato.Un terreno povero, polveroso, fin troppo drenante con pochissima consistenza colloidale e pochissimo umico che cercheremo di curare partendo dagli elementi che l’humus rilascerà.
Ma da subito stiamo iniziando un’azione di risanamento di alcune parcelle “stanche”.
Parcella dove c’è la salvia maxima molto sofferente e molte piante sono morte.
Seminiamo trifoglio ed erba medica, in aprile collochiamo l’issopo. L’erba medica ha radici più profonde del trifoglio ed esercita un’azione di areazione del terreno e regge di più alla siccità in previsione di un’altra estate caldissima.
Le radici delle leguminose attirano i batteri dell’azoto ed ecco l’importanza di queste erbacee: fissano l’azoto nel terreno.
In un lato della parcella possiamo seminare o mettere a dimora la galega officinalis e il fieno greco.
La parcella delle lavande
Togliamo la paccimatura fatta con la corteccia, zappettiamo, aggiungiamo humus e guano, seminiamo il trifoglio.
Poi valutiamo se e dove rimettere la paccimatura.
Nella parcella dove l’anno scorso c’era il meliloto metteremo il basilico, è un terreno ben lavorato dal fittone del meliloto e il basilico ha bisogno di un terreno soffice e ricco.
Nella parcella del levistico: mettiamo di nuovo l’angelica la malva e il prezzemolo, hanno tutti bisogno di tanta acqua.
Togliamo la paccimatura, zappettiamo, inseriamo un po’ di ortica, un po’ di trifoglio seminato intorno alle piante , tra l’altro inibisce la crescita delle erbe non desiderate.
Inoltre: mettiamo alcune piante di salvia insieme alla ginestra perché la salvia ha bisogno di calcio e la ginestra ne produce.
La salvia del nostro giardino è debole forse proprio a causa della carenza di calcio nel terreno.
Abbiamo formato una piccola parcella di fragole vicino all’abete, questa rosacea cresce bene sotto le conifere.

Angelica archangelica
Ama i corsi d’acqua dell’alta montagna, la luce e l’aria frizzante, pianta del nord e del profondo nord, passa il primo anno della sua vita a metabolizzare quella sua enorme radice a fittone, ciò che prende dall’aria luminosa e dall’acqua, si gonfia di succo lattiginoso gomma-resinoso, fortemente aromatico. Subito dà segnali di grande forza, stabilità ed energia che poi l’olio essenziale trasmetterà agli incerti e instabili, come a tenerli sulla terra radicati come la sua grossa radice, solo dopo ci si potrà permettere di spiccare voli. Si erge infatti nel secondo e ultimo anno di vita con un fusto gigante (fino a 2 metri) ramificato e rossastro, fiorisce con ombrelle sferiche di fiori verdi-bianchi, foglie e pianta tutta così imponente e nobile emaneranno allora al caldo estivo un aroma pungente rinfrescante e penetrante, come se “sciogliesse” ciò che la radice aveva accumulato, fortifica e vivifica solo a contemplarla, suggerisce di non lasciarsi andare al male e alle epidemie.
Scese dal cielo un angelo per consigliare di usarla contro la peste.
Vivifica il sistema nervoso, toglie l’insonnia, aiuta lo stomaco, l’intestino e il fegato.
Pianta dagli elementi liquidi e aerei per eccellenza cura soprattutto affezioni polmonari e influenze invernali, come ci aiutasse a fluidificare i nostri liquidi interni addensati e induriti.
E’ l’angelo custode della vastissima famiglia delle ombrellifere.

Rosa

Quando l’intenso e gradito profumo delle rose (anche nella loro ultima fioritura) ha ormai abbandona-to i nostri giardini, possiamo chiedere “soccorso” all’olio essenziale di rosa, distillato a vapore,musica per il nostro equilibrio psichico.
Una sola goccia in un unguento o in un po’ di olio vegetale usata per fare massaggi al petto diventa rimedio lenitivo e curativo dei nostri bronchi e polmoni,sulla pancia agisce come antinfiammatorio e potente tonico uterino, analgesico; riequilibrante della pelle, calmante nelle palpitazioni, consolante negli stati incerti della nostra tristezza;rilassa i muscoli e ci tonifica, riordina gli squilibri ormonali
Il “tutto” si ritrova nel fiore che si muove dai petali verso il centro,una danza concentrica e armoniosa.
Ma la forma perfetta diventa anche la sostanza in questo olio eterico globale.
La rosa apre le danze della sua famiglia, le rosacee: dolci, abbondanti, nobili ed equilibratrici, medicinali o fruttifere, o semplicemente rose.

Colori elevati

I colori dei fiori dell’issopo rosa o violetti si rivolgono al sistema respiratorio,le foglie piccole e lance-olate hanno un profumo canforato e molto caldo. L’insieme delle foglie e dei fiori è riscaldan-te,sedativo e antispasmodico: aiuta a sciogliere il catarro, calma la tosse,allevia l’asma quando è legata ad agitazione psichica. Diventa una pianta calmante,dunque.
In tisane,in unguenti o oleoliti come olio essenziale (dosi piccole, controllate) oppure riempiendo un piccolo cuscino da poggiare sul petto …il sollievo è assicurato. Usare una stoffa leggera di cotone, un colore azzurro o rosa o violetto.
Una piccola pianta aromatica delle Labiate,sacra perché ritenuta anticamente un purificante spirituale.
Quando si coltiva ci si dimentica di lei perché è resistente e non ha bisogno di nulla;ma quando arriva, col vento o con la pioggia, il suo aroma, ci colpisce la sua sottile e persistente presenza.

Stare sui pruni

Quando i piccolissimi frutti blu violetto del prunus spinosa cominciano finalmente a diventare un po’ meno aspri grazie alle prime gelate,le foglie sono quasi tutte cadute. Così questo albero di dimensioni modeste e un po’ cespuglioso apparirà in inverno come uno scheletro nei boschi e ai bordi di strade, parchi e giardini.
Ha passato tutta l’estate a trattenere le sue forze vitali,a non esaurirle nell’esuberanza della maturazione dei frutti estivi come avviene coi suoi fratelli della generosissima famiglia delle rosacee. Questa forza trattenuta, un po’ nascosta e rallentata si è trasmessa ai prugnoli: poca polpa, un po’ aspri, nocciolo durissimo, essenziali
Fortificano chi è esausto, aiutano i convalescenti.
Siepi di prunus spinosa sono inestricabili, grazie alle spine che formano protezione per i nidi degli uccelli.
Prunus, rosa canina e biancospino si amano.
“Stare sui pruni” equivale a “stare sulle spine”. Stare un po’ a disagio dunque, ma facciamoci forza:
In primavera sarà tra i primi a fiorire, un’esplosione di miriadi di bianchi piccolissimi fiori e poi i primi getti che sanno di mandorle amare : E’ un’apparizione vitale che andrà a maturazione di nuovo verso l’inverno.

Il riposo del terreno

E’ vitale per il terreno riposare almeno ogni tre anni e quindi per la coltivazione del nostro orto o giardino oltre a fare in modo che ci sia una rotazione delle colture, si dovrebbe anche fermare la coltivazione per un anno per fare in modo che il terreno recuperi forza vitale. Non dimentichiamoci che coltivare vuol dire che la pianta prende continuamente elementi nutritivi dalla terra e per quanto possiamo usare l’humus del compost, per arricchirla è comunque necessaria una pausa. Alcune coltivazioni sono particolarmente “esaurienti il terreno” (le crocifere per esempio, il sedano, i cetrioli, i porri e alcuni cereali, il grano in particolare ) poiché hanno bisogno di grande nutrimento. Alcune hanno bisogno di meno risorse (carote, cipolle, insalate, ravanelli) le leguminose non affaticano affatto il terreno, anzi lo aiutano.
Ed ecco che una pratica tradizionale per rivitalizzare il terreno è quella di seminare le leguminose (trifoglio, erba medica…) e poi fare il rovescio in tardo autunno. Le radici delle leguminose attivano l’azoto necessario per gli elementi e gli oligoelementi del terreno in particolare il calcio e il silicio.
Se lasciamo crescere la pianta fino a tardo autunno una volta fatto il rovescio ( rovesciamento della zolla con interramento delle leguminose ), radice e parte verde si decomporranno formando un humus ristrutturante il terreno pronto per la semina per la primavera successiva .
Piselli, fave, fagioli e soia possono essere coltivati su terreni poveri e poi nella rotazione successiva lasciano il posto a piante più esigenti, oppure si possono coltivare in consociazione con altri ortaggi, perché ne stimolano la crescita .
Se c’è poco spazio si possono sempre seminare piccole file di trifoglio o di erba medica in mezzo agli altri ortaggi o nei vasi dei fiori anche sul terrazzo.
In natura, se ci pensiamo un attimo, non c’è monocultura, c’è l’insieme e il molteplice.

Fiori come rugiada
In antiche usanze lavarsi le mani con soluzioni di rosmarino era condizione di ogni guarigione.
E’ la pianta più calda della famiglia delle Labiate: è il calore che raggiunge il fegato e aiuta il sangue a circolare, è il caldo bruciante che fortifica la severa consapevolezza del sé, è una nota di fuoco che ristabilisce dagli esaurimenti, stimola la memoria, previene gli svenimenti, scioglie le contrazioni muscolari, attiva tutto il metabolismo.
Elemento essenziale nelle ricette medievali, poiché una pianta così idrogenata e apparentata col calore “bruciava” anche la peste
Il rosmarino forma inestricabili cespugli soprattutto lungo le coste mediterranee e fiorisce come una rugiada di mare.
Alcuni suggerimenti:
- raccogliere del rosmarino fresco, pestarlo, aggiungere alcune gocce di olio essenziale di rosmarino( un o.e di sicura provenienza), porre su una striscia di lana e poggiare sul fegato: aiuta questo organo a uscire dalla pigrizia e ci dà una sferzata di energia.
Si può anche usare un piccolo cuscino riempito di rosmarino essiccato.
Unguento: l’unguento è fatto con un oleolito e cera d’api pura. L’oleolito è il prodotto finale di una macerazione di erba in olio vegetale (v. oleolito di calendula). Il rapporto di cera è 8 a 1 (8 parti di olio e uno di cera).
Si fa sciogliere la cera in un recipiente di vetro da cottura e si riscalda l’olio ( in un altro recipiente) in modo che non superi i 40°. Quando la cera è ben sciolta e l’olio è caldo versare tutte e due le componenti in un unico vaso, chiudere e agitare; lasciare raffreddare.
Questo è un unguento.
Unguento di rosmarino ed elicriso: si mescolano 2 basi di unguento ( rosmarino ed elicriso) e si aggiunge dell’o.e.di rosmarino.
Per massaggi nella zona del fegato-pancreas. Allevia i disturbi di un metabolismo pigro; depurativo.
Unguento di salvia e rosmarino: o.e. di canfora, o.e. di limone.
Si mescolano parti dei due unguenti (salvia e rosmarino) aggiungendo gli olii essenziali ( 1-2 gocce) in un vasetto da 30 ml.
Per massaggi sul plesso solare, gambe, zone riflesse dei piedi. Aiuta a tonificare la circolazione del sangue, è un energetico e antisettico.
Unguento di alloro, rosmarino, origano: o.e. di alloro, o.e. di rosmarino
Per massaggi alle articolazioni e sulle parti doloranti muscolari, aiuta a distendere le contratture. Dà energia.

DIFESA delle PIANTE con ALTRE PIANTE
Ortica

In primavera ritroveremo l’ortica negli angoli incolti di un orto, lungo i fossati, vicino al compost, a ridosso di macerie, anche lungo i binari del treno, in qualche angolo di un parco di un giardino pubblico, prima del taglio dell’erba, e allora vale la pena di raccoglierla prima della fioritura per preparare macerati e decotti per curare le altre piante.
Il macerato si prepara possibilmente in un recipiente di argilla, di smalto, di legno, o di vetro ma non di metallo o di plastica.
Sull’erba secca o fresca (porzioni con erba fresca: 1 Kg di pianta e 10 litri di acqua, con erba secca 200 grammi di pianta e 10 litri di acqua), si versa l’acqua, la bocca del recipiente si copre con qualche griglia perché non ci cadano dentro animali o altro materiale , e dopo tre giorni inizia la fermentazione che dura almeno quindici giorni.
Sarà pronta quando non ci sarà più schiuma e sarà scura. Durante la fermentazione si gira il preparato durante il giorno per ossigenarlo e, per evitare che l’acqua trasbordi durante la fermentazione, si dovrebbe evitare di riempire il recipiente fino all’orlo.
I macerati sono puzzolenti e per smorzare un po’ l’odore da stalla aggiungere cenere (se ne abbiamo), o farina di alghe e un po’ di valeriana in gocce.
Quando il preparato è pronto filtrarlo prima di irrorarlo. E’ bene porre il recipiente col preparato in fermentazione in un luogo caldo per favorire la stessa.
Uso: diluito dieci volte irrorato sul terreno dall’inizio della primavera i poi, in questo modo viene concimato il terreno e previene malattie e parassiti, diluito venti volte viene usato alla base della pianta per stimolarne la crescita oppure dato direttamente sulle piante per allontanare afidi e parassiti, per curare le malattie degli alberi da frutto, la peronospora, i marciumi e le muffe (le gelate però devono essere finite per poterlo irrorare , e poi si dà tre giorni di seguito più volte al giorno e in seguito ogni quindici giorni).
Il macerato non ancora maturo dopo 24 ore si può già dare sulle piante per difenderle dagli afidi.
Data sulle foglie delle piante l’ortica ravviva il colore, ma in generale l’ortica aiuta le piante a superare quella malattia che è la clorosi, cioè l’ingiallimento delle parti verdi dovuto alla scomparsa della clorofilla , e quindi rafforza e stimola la crescita delle piante.
E’ bene ricordare che le irrorazioni sulle foglie non si fanno col sole perché si rischia di bruciare le foglie , si fanno periodicamente e regolarmente (per esempio negli stessi orari) e badare che i macerati maturi siano ben diluiti per evitare di bruciare le radici delle piante.

Origano
L’origano in infuso (1 Kg di pianta fresca per 10 Kg di acqua, 100 grammi per 10 litri di acqua) diluito tre volte per irrorazioni sulla pianta in tarda primavera per difenderla dalla cocciniglia. L’infuso si fa come il the, versando l’acqua bollente sull’erba e lasciarla per 5 minuti e poi colarla. Tutte le piante aromatiche in infuso allontanano le formiche, profumiamo di origano il loro passaggio!

Issopo
(1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua, 100 grammi di pianta secca per 10 litri di acqua) diluito tre volte evita l’invasione delle nottue (farfalle).

Tarassaco
( 1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua, 2 etti per 10 litri) pianta e fiore senza diluizione in infuso o macerato stimola la crescita delle piante.

Aglio e cipolla
(75 grammi in un litro di acqua di bulbi tritati) non diluito e in infuso curano malattie fungine, allontanano gli acari, i ragni rossi e la mosca della carota.

Assenzio
(300 grammi in 10 litri di acqua fresca, 50 grammi in 10 litri se è secca), in infuso diluito tre volte allontana gli afidi i parassiti degli ortaggi (dei piselli per esempio) e la mosca del cavolo, del ciliegio, della carota e della cipolla.

Ma la migliore cura è una corretta consociazione, e cioè coltivare le piante insieme a quelle a loro affini.
I piselli crescono bene se coltivati in consociazione con finocchio, carote, cavoli, lattuga , ravanelli… e non si devono coltivare con aglio, cipolla , fagioli, prezzemolo.
La carota con : piselli, aglio pomodori, cipolle, ravanelli , non bisogna poi coltivarla nello stesso posto per tre anni per evitare l’attacco dei parassiti, inoltre il rosmarino, l’assenzio, e la salvia in particolare tengono lontana la mosca di questo ortaggio.
La cipolla con : carota, pomodori, peperone, melanzane e cavoli , può essere coltivata avvicendata alle patate, i piselli, le fave, i pomodori, e dopo otto anni dalla precedente coltivazione si dovrebbe coltivare di nuovo nello stesso posto e non prima . Inoltre è ottima la consociazione con la camomilla (contro il marciume) mettendo una pianta di camomilla ogni tre metri di cipolle.
Inoltre le piante aromatiche sono ottime da consociare con tutti gli ortaggi perché aiutano a tenere lontano i parassiti.
Lo stesso ruolo ha il tagete che è un forte repellente per parassiti . Pur non avendo il profumo di rosa è un fiore molto carino e coloratissimo, resistente anche dopo l’estate e può abbellire la parcella dei pomodori, per esempio, seminando il tagete lungo i bordi ai piedi delle orticole.
Il basilico essendo un’aromatica va bene con tutte le orticole, anzi le aiuta perché questa aromatica allontana i parassiti.
L’unica consociazione da evitare è con la ruta.
Il prezzemolo non deve succedere né precedere altre piante della famiglia delle ombrellifere (carote, sedano, rafano, finocchio …) e cresce bene con spinaci, cipolla , ravanello e lattuga. Può essere seminato anche ai piedi delle rose, insieme all’aglio, le aiuta a tenere lontani i parassiti troppo insistenti.
Il sedano non deve essere coltivato sulla stessa parcella prima di 4 anni e sta bene con insalate, ravanelli, cavoli, cipolle, porro, fagioli, cetrioli e pomodori. Si può fare una fila di sedano e accanto una di lattuga, una di cipolla e ancora sedano ecc…
La camomilla aiuta il cavolo a tenere lontana la cavolaia, il macerato di camomilla (acqua fredda sui fiori per due giorni) se irrorato evita il marciume nelle serre e nei semenzai.
Abbiamo detto che l’assenzio (il macerato) allontana tra l’altro la mosca del ciliegio, ma la specie artemisia abrotano (dello stesso genere dell’assenzio e stessa famiglia delle composite) piantata attorno al ciliegio è già protettrice della pianta.
Il nasturzio, la cui radice emana un forte odore aromatico, allontana gli insetti se coltivato attorno agli alberi da frutto.
Le fragole crescono bene vicino agli abeti e comunque si rafforzano se facciamo una pacciamatura (copertura) alla base con gli aghi delle conifere.
Il finocchio è una pianta un po’ difficile perché inibisce la crescita di altre ombrellifere come il coriandolo, l’anice, il cumino, i fagioli e i pomodori.
Le varietà di cavoli vanno bene con insalata, piselli, finocchio cetrioli sedano e pomodori.
Ottima la consociazione con lattuga e spinaci perché repellenti per l’altica ( che si nutre delle crocifere).
E’ sconsigliata la consociazione con altri cavoli e si avvicenda la coltura con fagioli, piselli, fave, mai coltivare di nuovo nello stesso posto se non dopo una pausa di tre anni.
Le foglie di quercia poi tengono lontane le lumache e i lumaconi, basterebbe una pacifica pacciamatura con queste foglie nei vasi e nelle parcelle dell’orto e del giardino.
La natura dimostra così una volta ancora che mantenendo l’unità degli elementi si può curare terra e piante.

L'ortica, grande collaboratrice nella coltivazione.
Non facciamoci intimorire dalla sua azione urticante, quando cresce dove c'è qualcosa di coltivato è lì per equilibrare il nostro terreno. Assorbe ferro quando il terreno è troppo ferroso, lo rilascia quando ce n'è poco (le piante con carenze di ferro hanno le giovani foglie verdi pallide o gialle). La sua vicinanza rende più resistenti le altre piante, stimola la formazione dell'humus (intorno alle sue radici si forma un ottimo humus neutro), “ara” e dunque arieggia il terreno con il suo modo di riprodursi. Avviene che dai nodi inferiori quasi alla base della pianta spuntino lunghi stoloni che si adagiano sul terreno, si radicano e buttano i germogli: la pianta di ortica si allarga e in questo modo lavora il terreno. Le barbette delle radici avvolgono briciole di terra e la rendono morbida e friabile.
L'ortica che cresce tra le file di pomodoro le preserva per lungo tempo; fra la menta piperita rende l'olio etereo molto più intenso.
I macerati di ortica sono una panacea per curare le piante( 1 kg pianta fresca per 10 litri di acqua). Col macerato puro si irrora il composto, diluito 10 volte serve a concimare il terreno irrorandolo; diluito 20 volte stimola la crescita della pianta e cura le piante che crescono in modo asfittico e sclerotico. Cura molte malattie (marciume, peronospora, muffe..) e allontana i parassiti.
I preparati biodinamici a base di ortica nel composto aiutano la scomposizione delle sostanze organiche in modo equilibrato e aiutano il terreno a”valutare” correttamente le necessità delle piante che su di esso crescono, ogni specie con la propria “individualità”.
E' difficile coltivare l'ortica ma non togliamola quando cresce nel vaso del nostro terrazzo.

Apparentemente povera
L’ortica risplende di verde ed è come se i quattro elementi della natura acqua terra luce ed aria si fossero materializzati nella pianta.
Per un lungo periodo povera e dimenticata a volte osteggiata sicuramente evitata perché urticante, trattata come una “malerba” semmai possano esistere “malerbe” – se non nel tribunale dei giudizi economicamente utili all’umano – l’ortica è una ridondanza di foglie verdissime che avvolgono lo stelo ritmicamente salendo nodo dopo nodo, due a due opposte e accompagnate da due foglioline laterali. Tale lussureggiante fogliame esalta il processo di assimilazione degli elementi naturali formanti la clorofilla.
La pianta respira molto bene e la sua linfa vitale fluisce ricchissima in stretta somiglianza polare con la circolazione del sangue umano, fluorescenza verde questa, fluorescenza rossa la clorofilla. Il ferro è indispensabile per la produzione del pigmento verde della respirazione delle piante ed è essenziale per la composizione del sangue umano, l’ortica è la pianta del ferro per eccellenza per la ricchezza della sua clorofilla, dunque grande dispensatrice di questo metallo aiuta la genesi del sangue e gli stati anemici umani.
Equilibratrice del terreno poiché toglie il ferro in eccesso e lo rilascia quando c’è n’è poco.
Fortifica la crescita delle altre piante, aratrice ed areatrice del terreno: gli stoloni prodotti alla base avvolgono con le loro radicette zollettine di terra smovendola, e germoglio dopo germoglio allargano l’area della pianta.
I suoi preparati hanno una grande importanza nel compostaggio , aiuta le piante a nutrirsi così come la specie e l’individualità richiede, e ancora l’ortica è un ottimo medico attraverso infusi, decotti, macerati per curare le altre piante. Coltivata a file tra le piante aromatiche ne esalta l’aroma , i suoi peli silicei urticanti non sono velenosi, un po’ fastidiosi, ma hanno le loro ragioni. Veniva usata per fustigare le parti artrosiche e reumatiche perché riattiva la circolazione sanguigna, ma è lunga la lista dei suoi usi medicamentosi e culinari. La sua pienezza è nelle stagioni di mezzo primavera e autunno, le radici sono particolarmente dotate nel trasmettere l’ umidità del terreno a stelo e foglie, anch’esse medicamentose e si raccolgono nel tardo autunno.
L’ortica segue gli insediamenti dell’uomo perché ricchi di materiale organico e di nitrati, ci indica un buon terreno o un bosco che si autoguarisce. Non è bella come una rosa, ma l’apparenza inganna.

Un giallo che depura
Un odore quasi da curry e che evoca aromi selvatici di macchia mediterranea, l’elicriso concentra nell’oro dei suoi capolini gialli la forza depuratrice e disintossicante: aiuta ad eliminare le tossine, stimola il sistema linfatico. Agisce sulle problematiche legate alla pelle (eczemi, psoriasi, allergie ecc…). Aiuta a sciogliere il catarro. Aiuta a purificare il terreno.
Aroma penetrante e avvolgente, calma il vortice delle astrazioni e ci riporta alla terra.

Il timo: prepariamoci ai raffreddamenti autunnali e invernali
Quando i nostri bronchi o polmoni hanno freddo, il calore non li penetra a sufficienza, e c'è troppa “umidità” nel nostro organismo il timo ci viene in soccorso.
Lo possiamo usare, in tisane calde, fresco (se abbiamo qualche piantina nei vasi) o secco se abbiamo avuto l'accortezza di essiccarlo e di conservarlo in sacchetti di carta per l'inverno.
Si possono preparare dei piccoli cuscini (usare una tela di cotone leggera – colore dall'azzurro al violetto) di timo essiccato da mettere sul petto o sulla fronte se abbiamo la sinusite o il naso è chiuso e non riesce a liberarsi. Sentirete immediatamente un gran calore sulla zona trattata.
Si possono fare anche suffumigi con qualche goccia di olio essenziale di timo.
Questa pianta è un vero e proprio medicinale, attiva la tiroide, usare quindi solo al bisogno.
La prossima estate quando siamo in montagna, impariamo a raccogliere questa pianta (tagliando le punte, fiori e foglie), capiremo quanto il timo sia potente se cresce intorno ai 1.000 metri.

La resistenza dell'origano (“splendore della montagna”)
Pianta rustica e resistente anche su terreni rocciosi e duri, ama il caldo e il sole: il risultato è la produzione di un abbondante nettare amatissimo dalle api.
Per la sua caratteristica “calda” è un medicamento per le vie respiratorie e nelle frizioni con olio essenziale cura reumatismi e dolori muscolari. Aiuta fegato e digestione.
Per la sua caratteristica di resistenza, crescendo su terreni impervi è una pianta che vivifica e aiuta a recuperare energia.
E' confortante.

La camomilla è semplice e tutti la conosciamo.
Dormire su un cuscino di camomilla e lavanda fa fare sogni leggeri, un cuscino di camomilla sulla pancia sfiamma gli organi interni e rilassa i muscoli. Un massaggio ai piedi con oleolito di camomilla toglie le tensioni. La camomilla rende pazienti, toglie il malumore, rasserena poiché lenisce gli spasmi di qualsiasi natura. Ecco perché ci fa poi dormire.

Quando l'alloro rischiara la mente.
Pianta dalla natura calda e solare tonifica e dà energia allo spirito.
Alloro, laurus… riflettiamo: la laurea (da laurus appunto) nel senso meno cartaceo, rappresentava un grado di conoscenza verso la sapienza. Quel certo chiarore della mente.
Un massaggio di oleolito di alloro è come mettersi in testa una corona di rami di questa pianta: non diventeremo necessariamente poeti, ma ci aiuterà a distendere “ i contorcimenti” della mente.

La tarda fioritura della santoreggia
Vale la pena coltivare la santoreggia (satureja nontana e hortensis) sia in giardino-orto o sul terrazzo per quei bellissimi e delicati fiori bianchi che appaiono quando l'estate se n'è appena andata. Le api si godono questi ultimi nettari (in verità passando anche ai vicini fiori azzurri del rosmarino).
Tipicamente mediterranea e molto aromatica, cura la digestione – ci fa digerire in modo particolare gli alimenti con fecola.
In tisana calma gli spasmi intestinali.
Fortissimo antisettico ed espettorante come il timo.
Si fanno essiccare le foglie e i fiori se abbiamo il coraggio di coglierli, poiché oltre all'aria essi profumano la nostra vista.

L'odore un po' cupo e resinoso delle foglie di calendula e l'arancio del suo fiore.
Quando la coltiviamo ama i luoghi freschi ma soleggiati e asciutti, selvatica ama le scarpate e i terreni incolti fuori dai paesi.
Il suo aspetto semplice nasconde una potente forza terapeutica: l'odore resinoso che emanano le foglie e i fiori ci rammentano l'intervento contro la putrefazione e le suppurazioni delle ferite. L'arancio del fiore ricorda la strettissima parentela col carotene e coi processi luminosi che inondano la pianta. L'acido silicico aiuta la pianta ad “accogliere” in tutte le sue parti questo processo luminoso che risana la pelle.

Oleolito alla calendula: soccorso doposole ma non solo.
Se coltiviamo la calendula sul nostro balcone o in giardino, coi capolini, possiamo fare un ottimo oleolito casalingo.
L'oleolito è il risultato della macerazione della pianta in un olio (d'oliva o di mandorle) che poi può essere usato per massaggiare il viso e il corpo.
Per fare l'oleolito si possono usare sia i fiori essiccati che freschi, il procedimento è un po' diverso.
Essiccazione dei fiori: si mettono su una tovaglia, in un luogo arieggiato e in ombra. In 6-7 giorni dovrebbero essere pronti da
usare (ma il tempo di essiccazione è molto variabile a seconda dell'umidità dell'aria). I fiori vengono pestati (con un mortaio) e messi in un vaso di vetro, aggiungere l'olio, mescolare con un cucchiaio di legno e chiudere il vaso.
Mettere al sole per almeno tre settimane.
Ogni giorno – almeno per tre volte al giorno - si deve mescolare il preparato.
Il rapporto (del peso) olio-pianta è uno a dieci.
Per esempio un chilo d'olio per un chilo di pianta (di fiori in questo caso).
Alla fine del periodo di macerazione si cola in una tela l'olio e si mette sotto pressa ciò che rimane dopo la colatura in modo che si ricavi il più possibile dalla pianta macerata.
Non avendo a disposizione un piccolo torchio, l'operazione da fare è quella che si avvicina di più a una torchiatura.
Il prodotto finale (dalla colatura alla “torchiatura”) si mette in una bottiglia scura e chiusa e lo si può usare per mesi.
Mantenere poi in un luogo fresco e non più esposto al sole.
Lenisce tutte le infiammazioni delle pelli, escoriazioni, ferite e sfiamma velocemente gli arrossamenti e le bruciature che si prendono al mare o in montagna.
Non usare prima di prendere il sole.
Il procedimento per l'oleolito con la pianta fresca è un po' più complesso ma il prodotto finale è anche più potente.
Ci vuole almeno il doppio del peso della pianta per la stessa quantità di olio, i fiori vengono pestati e messi nel vaso con l'olio, chiudere il vaso con una garza, avendo un tappo ermetico a disposizione.
La differenza di procedimento sta nel dover far evaporare l'acqua per evitare che resti nel preparato finale.
Durante il giorno il vaso va tenuto al sole senza tappo e con la garza (sempre mescolando più volte al giorno l'olio) e in questo modo inizia l'evaporazione. La sera il vaso va chiuso col tappo. La mattina di nuovo lasciare solo la garza per proteggere da intrusioni esterne. Continuare così per le tre settimane.
L'olio può essere di oliva (meglio se spremuto a freddo e biologico) o di mandorle (è più inodore rispetto all'olio di oliva).
Se la calendula la raccogliamo selvatica e il procedimento viene eseguito al mare facendo “lavorare” l'aria mineralizzata e tutto il procedimento lo seguiamo in modo sereno e non nevrotico meditando sulla luminosità della calendula, allora avremo un “balsamo” illuminato.

Achillea o del rinnovamento
La ritroviamo dappertutto nei prati incolti e anche nei parchi in città.
Ha una fioritura lunga e persistente. E' quel corimbo bianco formato da tantissimi capolini.
Robusta e durevole resiste anche alla siccità del grado di questa estate 2003, nei prati incolti e nei parchi le sue foglioline frastagliatissime sono state le uniche ad essere verdi , grazie a un'ottima distribuzione del potassio che rende tra l'altro il suo gambo robustissimo pur essendo una erbacea.
Pianta che resiste anche al calpestio, può essere usata negli orti ai bordi degli ortaggi perché li aiuta a crescere bene, è un gran rimedio per il compostaggio, è abbellente nelle bordure dei giardini o nei grandi vasi di piante sui terrazzi, se cresce con le altre piante aromatiche ne esalta l'aroma.
Amara: un amaro che si stempera un poco nei fiori, r info rzante per il fegato, fa tornare l'appetito. Si dice che sia stata usata da Achille per medicare le ferite di un re, in effetti è un grande emostatico e guaritrice di ferite.
Il suo olio essenziale molto canforato, calma gli spasmi (soprattutto della pancia).
Si raccolgono i fiori, le foglie, i semi.
I fiori resistono fino all'autunno inoltrato e quando muoiono già altri germogli e foglioline – propagazione che avviene da steli sotterranei – spuntano in un continuo rinnovamento.

I frutti rossi del biancospino
Alla fine di settembre le drupe del biancospino spiccano rosse sui rami, visibili da lontano e splendide: siamo in autunno di sicuro.
Il biancospino non cresce in fretta, è resistente, legno duro, rami spinosi e lo troviamo un po' dappertutto anche nei nostri parchi e nei boschi.
Il primavera esplode in una fioritura di corimbi bianchi dal profumo stordente.
Fiorisce dopo il prugnolo e prima della rosa canina, piante con cui vive benissimo.
Le siepi del biancospino possono diventare un'ottima recinzione, protezione per i nostri orti e rifugio degli uccelli e coleotteri attirati dai fiori e frutti.
E' una pianta che lotta contro l'indurimento e il suo divenire spinoso, ecco perché il biancospino alleggerisce l'oppressione del petto e toglie le spine dal cuore.

I frutti della rosa canina
La rosa canina è una rosa selvatica che ritroviamo nelle medie altezze (ama l'aria pura) ma anche in pianura.
Negli orti o giardini può essere usata per formare siepi impenetrabili.
Fiorisce in tarda primavera-inizio estate, un'infiorescenza breve con fiori singoli, dal profumo delicatissimo.
I suoi frutti (cinorrodonti) si raccolgono in pieno autunno o anche dopo la prima gelata. Sono ricchissimi di vitamina C. Privati dei peli interni si possono usare per preparazioni dietetiche (per es. marmellate) rinfrescanti e ravvivanti un metabolismo pigro.
Buone tisane invernali preventive dei raffreddamenti.

Una famiglia numerosa e composita
Ancora in tarda estate e in autunno l'infiorescenza dell'achillea – che ha addolcito l'amaro sapore delle sue foglie – ci segue fino ai prati di alta montagna, la stella alpina inaccessibile e lattea si gode indisturbata il suo posto al sole sulle rocce calcaree, il girasole ha ormai maturato i semi oleosi, i capolini gialli dell'assenzio sono finalmente fioriti sui racemi dritti e verticali negli azotati terreni pietrosi. I cardi svettanti piante nelle steppe soleggiate o in montagna su terreni poveri e secchi cominciano a seccarsi insieme ai loro capolini gialli, bianchi, rosa-violetto o porpora a seconda della specie: che sia il cardo mariano, il cardo santo, l'acanzio…
Le dalie continuano imperterrite nella loro infiorescenza desiderando sole e acqua, mentre gli aster rafforzano la fioritura in autunno e fino alle prime gelate sbocciano i crisantemi “fiorente d'oro” e per nulla tombali.
La perfezione si esprime nel capolino delle composite, la forma-fiore più compiuta che ci fa presagire ulteriori evoluzioni dell'essere vegetale. In primavera nei prati freschi ecco di nuovo il fiore giallo del tarassaco, ci ricorda l'inizio e la necessità del rinnovamento e la particolarità del giallo del suo capolino come la pianta può purificare il nostro laboratorio chimico interno; la farfara appare lungo i fossati al primo sole di marzo ed esprime la sua necessità creatrice con piccoli fiori solari sul fusto eretto, cotonoso, sfumato di rosso, poi la margheritina appare nell'acidità del terreno a pascolo, sugli assolati e freschi pendii ecco il raggiante e perfetto capolino della calendula che continuerà a sbocciare senza posa, resinosa vulneraria e lussuosa.
Dunque le piante delle composite ci accompagnano tutto l'anno. In estate fiorisce la possente arnica sui pascoli silicei e luminosi di alta montagna, risoluta pianta dei grandi traumi fisici e psichici solo a quell'altezza può crescere e fiorire per poter raccogliere in sé la forza di guarigione. Poi la camomilla umile e fortificante di piante deboli e malaticce oltre che rasserenante del nostro sistema neurovegetativo, la verga d'oro la snella riparatrice di ferite, il senecione, e soprattutto lungo i fiumi l'eupatorio abbondante aerea fioritura rosa-violetto, odore aromatico che si confonde con l'acquitrino, aiuta il fegato a riordinare i liquidi nel nostro corpo.
La cicoria sui sentieri con l'intenso blu dei fiori e la natura ricostituente, mentre le lattughe sono pronte negli orti. Le piante della famiglia delle composite sono erbacee o piccoli cespugli, non si lignificano nel tronco di un albero protese come sono a portare a compimento la sottile disposizione floreale, a dare forma adeguata all'idea di fiore. Piante di grande interesse perché sono medicinali, orticole, frutticole e ornamentali in gran misura, Cosmopolite, rifuggono solo il profondo nord e le zone tropicali, si trovano anche sui terreni salini.
Una famiglia, 1.000 generi, 20.000 specie, amano luoghi soleggiati, sono composite e semplici.

Qual fresco tè alla menta
A differenza delle altre piante della famiglia delle labiate, la menta ama un suolo umido e ha la doppia natura di pianta calda e rinfrescante. Stimola e riscalda il sistema digestivo ma ha anche un'azione rinfrescante che quieta le palpitazioni e “raffredda” i ripetuti mal di testa.
Il tè alla menta dà una sensazione di freschezza al palato ma è caldo e stimolante appena ingerito.
Un piccolo cuscino di fiori e foglie di menta essiccata messo sulla tempia o sotto il capo, combatte il mal di testa (usare la stoffa color verde) e l'intensissimo profumo dà quiete ai battiti del cuore. Le foglie strofinate sulla pelle danno sollievo dalle punture di zanzare.
L'olio essenziale (poche gocce insieme ad un olio come vettore) per leggeri massaggi ai piedi è rinvigorente.
E' una pianta potente. Trattiamola con parsimonia.

Marrubio amaro
A 1100 metri d’altezza, nelle sterpaglie dei monti del centro Italia una pianta ormai arsa dal sole con foglie increspate lanose leggermente pungenti foglie basali che nonostante il gran caldo stavano ributtando ai piedi di uno stelo ormai bruciacchiato foglie dal colore argenteo che si possono nell’immediato confondere con quelle della salvia, ma sono molto più spesse e coriacee di queste – è stata rubata al gregge di p0ecore che sono le propagatrici inconsapevoli dei suoi semi. Rubata perché raccolta mentre se la mangiavano. Quando è ancora fiorita i fiori all’ascella delle foglie sono bianchi e a “palloncino”. Si può coltivare ma ha bisogno di terreni calcarei come la salvia, di poca acqua, di essere riparata con sassi alla base in inverno.
Agisce sulla circolazione del sangue, sul fegato e sulla digestione, ma è soprattutto pianta delle vie respiratorie e del catarro bronchiale. Bellissima pianta soprattutto perché la si “incontra” in luogo essenziale in un panorama di solitudine quando cerchiamo di capire se arriviamo a raccoglierla prima di quella pecora. Molto soddisfacente berla poi in infuso d’inverno con quell’ amaro molto aromatico. In bocca rimane l’aroma e non l’amaro.

Il Ginkgo biloba … che ha visto sparire i dinosauri 
Vero e proprio fossile vivente, pianta antichissima, potentissima, la sa lunga su come resistere: l'unica pianta sopravvissuta alla bomba H su Hiroshima. Legno del tronco inattaccabile dai parassiti, chioma dorata d'autunno.
Forse non è un caso che un così antico vivente dà una mano a curare malattie tipiche dei vecchi umani.

La rigenerazione all'ombra delle conifere
Passeggiamo tra gli abeti, i pini silvestri o marittimi, i ginepri…
Le conifere hanno una particolare capacità di captare il calore anche nelle temperature fredde.
Hanno bisogno di molta luce e si innalzano incorruttibili verso il cielo. Essenziali, longeve e granitiche portano a maturazione i loro semi “nudi” in un tempo molto lungo, saturnino. Contengono l'espansione della ramificazione (in particolare la famiglia delle pinacee) e le foglie sono aghi, l'energia elaborata e non dispersa da una vita vegetativa così potente viene donata nell'aria aromatica che le circonda in resine e olii essenziali balsamici: grandi tonici per la psiche. Fortificano l'apparato respiratorio, ci liberano dalla pesantezza terrena e ci mettono in contatto con il cosmo.

Quando un nostro albero è malato di carie.
Può succedere che un albero del nostro terrazzo o giardino manifesti una fuori uscita della linfa in forma gommosa.
Questa è una grave malattia, praticamente un “tumore” che si forma all'interno del tronco e che impedisce la circolazione degli elementi nutritivi. A lungo andare l'albero muore (ma a volte anche in breve tempo).
Bisogna curare gli alberi ammalati togliendo la carie dal tronco (tramite incisione con un coltello). Poi si puliscono le parti attaccate con sapone di Marsiglia e si disinfetta con la propoli.
Alla fine dell'operazione si applica sulla ferita una pappetta di zucchero di PANELA (zucchero estratto dalla canna), fasciando il tutto con una benda.
Si ripeta il trattamento con la pappetta dopo una decina di giorni.
Se a distanza di tempo c'è ancora fuoriuscita si ripeta il trattamento dall'inizio.
Questo consiglio arriva direttamente da alcune nonne colombiane che curano con lo zucchero di panela (molto ricco di minerali) questo tipo di malattie.
Chi scrive, ha verificato direttamente la guarigione di alcuni alberi da frutto.

Un impiastro velocissimo contro le punture di zanzare e vespe, ragni, ecc..
La piantaggine (lanceolata e maggiore) è una pianta spontanea per nulla considerata e che troviamo quasi dappertutto e per questi trattata da <<infestante>>. Cresce in terreni aridi ma anche vicino all'acqua o nei campi coltivati. E' una grande emolliente e sfiammante. Poiché si trova facilmente è una pianta da “pronto soccorso” per punture e morsi di insetti e animaletti vari.
Si raccolgono le foglie, si puliscono e si masticano (la piantaggine si usa anche come insalata).
La poltiglia di foglie e saliva si mette sulla parte colpita e si tiene lì sinchè si può. Il potere sfiammante è quasi immediato.
Provare per credere.

Un balcone di piante come barriera naturale per arginare l'invasione delle zanzare.
Alcuni odori sono repellenti per le zanzare, quello del basilico e del pomodoro per esempio, e quello del geranio e della citronella in particolare.
Si può formare una barriera mettendo insieme qualche pianta di orticola, pomodoro e basilico (il basilico può stare meglio negli stessi vasi del pomodoro) e ornamentali (ma anche medicamentose) gerani e citronella appunto.
Accarezziamo e tocchiamo le piante più spesso possibile: gli odori vengono amplificati.
Inoltre possiamo utilizzare le “femminelle” del pomodoro (sono i “butti” infrascellari della pianta che vanno tolti ogni volta che si formano) per farne un macerato, (30 grammi in due litri di acqua, lasciare per qualche giorno e poi diluire 10 volte) che serve a concimare gli stessi pomodori e prevenire gli afidi delle rose. Le foglie di citronella si possono usare come tisane per gli spasmi intestinali ed è un buon tonico. Il basilico ha quell'aroma che conosciamo nei nostri piatti, il geranio toglie il grigiore dei muri.
Dunque è un balcone molto “economico”.
Se poi in casa abbiamo un bruciatore per essenze, usiamo qualche goccia di olio essenziale di geranio e citronella. Allora possiamo cenare un po' più tranquillamente con la finestra aperta.

Alcuni suggerimenti per acquisire un modo pacifico di evitare che le nostre piante siano invase da animaletti vari
.
Gli afidi, i ragnetti, la cocciniglia… tutti approfittano per banchettare sulle nostre piante e ci si rizzano i capelli, allora tutti di corsa ad acquistare qualche prodotto per eliminarli.
Anche i prodotti più naturali sono pur sempre un intervento “aggressivamente soft”.
Proviamo a prevenire ?
Il più delle volte gli “animaletti nocivi” sono un prodotto di un terreno impoverito e maltrattato, di una scorretta posizione ambientale delle piante o di un cattivo collocamento.
Piante da appartamento collocate vicino ai termosifoni in inverno, o attraversate dalle correnti d'aria, annaffiature inadeguate (troppa acqua o troppo poca). Le annaffiature sono molto importanti, più di quanto non si creda comunemente.
Alcuni esempi.
Nella coltivazione tradizionali i solchi negli ortaggi (pomodori, peperoni…) sono indispensabili proprio per evitare un diretto e immediato contatto della radice con un' acqua la cui temperatura è pur sempre diversa dalla temperatura alla radice, e soprattutto quando è molto caldo un'acqua troppo fredda può provocare shock alle piante, indebolimenti, e un'inclinazione delle stesse ad essere aggredite dai parassiti.
Le aromatiche (soprattutto le labiate), annaffiate sull'apparato fogliare creano possibilità di muffe, stessa cosa avviene per le rose.
Per evitare scorrette annaffiature (anche troppo abbondanti tanto da rendere “pigra” la pianta la cui radice “ lavora” di meno nel terreno per cercarsi i nutrimenti), o indurimenti del terreno causati da temperature troppo elevate o con grandi sbalzi , o temperature troppo rigide, un modo è quello di pacciamare la pianta alla base (si può fare semplicemente con ritagli d'erba). In questo modo si tengono sotto controllo anche erbe infestanti. Sarchiare il terremo attorno alla pianta (arieggiando con il sarchiatore). Poi ci sono le consociazioni.
L'arte di coltivare le piante con altre per cui si “aiutano” a vicenda nella crescita, si rafforzano ed evitano appunto di essere attaccate dagli animaletti. Ci sono fiori, per esempio il tagete, che sono repellenti e si coltivano vicino agli ortaggi o ad altri fiori per tenere lontani i banchettatori troppo invadenti.
Il terreno da coltivare non deve essere mai lavorato in profondità , sarebbe come seppellire alcuni milioni di piccolissimi operatori ecologici sotto una pesante zolla arata. Il terreno sottostante che viene alla superficie è arido e poverissimo, le piante che cresceranno saranno deboli… e dunque si riproduce un ciclo di agire umano agricolo sempre più interventista.
Coltivare in pace è dedicare un po' più di tempo a capire cosa succede anche agli altri due regni che consideriamo, ben che vada, sempre con troppa fretta: quello minerale e vegetale.
Tratto da: verdiregionelombardia.net

vedi:
Ortopertutti + Le Piante Aromatiche + Indice Autosufficienza in Agricoltura
http://www.eticamente.net/40442/guida-per-lorto-sinergico-come-realizzare-lorto-piu-naturale-assoluto.html

Far  crescere le piante senza annaffiarle:
http://nexusedizioni.it/it/CT/il-metodo-pascal-per-far-crescere-le-piante-ricche-di-nutrienti-senza-annaffiarle-5206