L'avventura sudamericana nel mondo delle
colture transgeniche (OGM)
si sta rapidamente trasformando in un vero e
proprio incubo: il caso più eclatante è
l'Argentina, dove l'uso indiscriminato di
erbicidi sta rapidamente distruggendo le colture
confinanti a quelle geneticamente modificate e
comincia a farsi sentire anche sulla salute
della popolazione locale.
L'allarme è stato lanciato dal settimanale
britannico
New Scientist, che in un lungo
articolo nell'edizione di questa settimana
descrive uno scenario che assomiglia sempre di
più a una piaga provocata dalle colture
transgeniche.
In Argentina, le prime colture geneticamente
modificate (quelle di soia resistente agli
erbicidi) sono state piantate alla fine degli
anni Novanta, ma oggi - a distanza di circa 15
anni - i terreni utilizzati rischiano di
diventare inutilizzabili proprio a causa degli
erbicidi.
Nel 2002, scrive il New Scientist, quasi la metà
dei terreni fertili del Paese, cioé 11,6 milioni
di ettari, è stata usata per la coltivazione
della soia, quasi tutta
transgenica.
Per gli agricoltori argentini, dedicare i terreni ad
un solo tipo di coltivazione significa eliminare
le erbacce in un colpo solo con un singolo
prodotto.
La realtà, però, è più complessa, come hanno
imparato gli agricoltori sudamericani.
Per eliminare i semi della stagione precedente,
infatti, bisogna utilizzare un erbicida diverso
e se lo stesso campo viene usato per una
determinata coltura nell'arco di varie stagioni
le erbacce resistenti all'erbicida principale
invadono il terreno.
Per questo, sottolinea la rivista, gli agricoltori
sono costretti a far fronte a questo problema
con crescenti quantità di erbicidi, che
"distruggono le coltivazioni confinanti" e
provocano "problemi alla salute della
popolazione".
Gli abitanti di un villaggio rurale confinante con
una coltivazione transgenica hanno riportato
gonfiore agli occhi, sulle braccia e sulle
gambe.
"Le coltivazioni di soia transgenica sono diventate
un incubo per l'Argentina - ha commentato oggi
Ben Ayliffe, che si batte per la tutela
dell'ambiente sotto la bandiera di Greenpeace -.
Nonostante le promesse, gli agricoltori stanno
usando crescenti quantità di erbicidi,
avvelenando il terreno e danneggiando la salute
della popolazione".
Mentre gli agricoltori argentini cercano di
correre ai ripari, nel Regno Unito è precipitato
il numero di società disposte ad investire in un
settore ritenuto ancora ad alto rischio.
Quest'anno, infatti, tutte le aziende di
biotecnologia tranne una hanno rinunciato a
sperimentare le colture transgeniche.
Da un picco di 159 richieste di autorizzazione per
realizzare queste prove nella stagione
2000-2001, nel 2001-2002 si è passati a quota
140, nel 2002-2003 a 42 e nel 2003-2004 ad
appena una.
Di fronte allo scetticismo dei consumatori e
nonostante l'entusiasmo del governo, hanno
battuto in ritirata
multinazionali come la
Novartis,
già due anni fa, e poi la
Aventis e la
Bayer.
By Gabriella Meroni - Tratto da: vita.it
India, echi di una strage
(suicidi degli agricoltori, le cause) -
23/09/2016
http://temi.repubblica.it/micromega-online/india-echi-di-una-strage/
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Quel
pasticciaccio brutto degli
Ogm
Tramite un comunicato ufficiale l'Arsial
afferma il reperimento di tracce di mais Ogm in
campi di Roma e Pomezia, riaprendo la via
all'ennesima querelle sulle colture transgeniche
in Italia
Mais nel Lazio: Ogm si, Ogm no ?
Pezzo d'antologia della narrativa italiana, "Quer
pasticciaccio brutto de via Merulana" è un
romanzo del 1946 di Carlo Emilio Gadda. Si
tratta di un complicato caso di furto e di
omicidio, ove sono complessi i personaggi e
ancor più complessa appare l'indagine.
Un'indagine che infatti non porta ad alcuna
soluzione, lasciando il caso senza un colpevole.
Ora sembra
che un altro "pasticciaccio brutto" abbia scelto
il Lazio come palcoscenico per la propria messa
in scena.
Nel corso della passata estate, i tecnici dell'Arsial
hanno effettuato dei campionamenti in campo
rinvenendo in un paio di aziende (per altre
fonti sarebbero tre) tracce di genetica Ogm in
campi di mais dichiarati esenti. Nello
specifico, avrebbero trovato tracce genetiche
corrispondenti all’ibrido "DAS 1507", più noto
come "Herculex", al "DAS 59122", all'anagrafe "Herculex
RW", e all'"NK 603".
Il primo porta in sé la resistenza alla piralide, il secondo quella verso
la Diabrotica, in inglese Rootworm, mentre il
terzo conferisce resistenza al glifosate. Tutti
e tre gli ibridi, per inciso, hanno ottenuto nel
2007 da Bruxelles l'autorizzazione al commercio.
La presenza
delle tre genetiche Ogm sarebbe però stata
rinvenuta su "coltivazioni derivanti da sementi
dichiarate esenti da Ogm dalla casa produttrice
Pioneer Hi-Bred", la quale fa capo a DuPont de
Nemours. Il primo reperimento ricadrebbe nel
comune di Roma, l'altro in quello di Pomezia. E
da qui inizia il racconto, con buona pace di un
Maestro della narrativa come Carlo Emilio Gadda.
Intervistato sull'accaduto, Paolo Marchesini,
responsabile relazioni esterne di
Pioneer Hi-Bred, si mostra al contempo
sereno e perplesso. Il coinvolgimento della
società americana inizia a fine agosto, quando
giungono due comunicazioni dalla Regione Lazio.
Nella prima di esse si richiede genericamente la
documentazione relativa alla tracciabilità di un
lotto di semente. Il lotto però non esiste,
perché in realtà quel numero di lotto
corrisponde a un'altra varietà.
Chiarito il
malinteso, e comunicata la giusta combinazione
"lotto-varietà", Pioneer è quindi in grado di
fornire le documentazioni richieste. In tale
fase, tutto ciò che a Pioneer è dato sapere è
che due ibridi, che chiameremo "A" e "B", sono
stati trovati positivi all'analisi per gli Ogm
nonostante siano stati dichiarati esenti dalla
società americana. L'ibrido "A" è completamente
a produzione italiana, quello "B" è invece
d'importazione. I fronti di perplessità di
Pioneer sono quindi su tre livelli.
Innanzitutto, l'ibrido "B" sarebbe stato
campionato in entrambe le aziende, ma una
comunicazione di positività esiste solo per la
prima delle due.
Non è al momento dato cioè sapere
se anche per il secondo caso esiste una
positività non ancora comunicata, oppure il test
è risultato negativo. In quest'ultimo caso
diverrebbe però difficile spiegare come sia
possibile che semi dello stesso lotto diano
risultati diametralmente opposti quando le
piante da loro derivanti vengono analizzate
separatamente. Il secondo livello di perplessità
nasce dalle certificazioni in mano a
Pioneer Hi-Bred.
L'ibrido "A" è
infatti stato analizzato dai laboratori dell'INRAN-Ense,
i quali hanno rilasciato il successivo
certificato "esente-Ogm". Circa l'ibrido "B",
sottolinea Marchesini, essendo d'importazione
gli step analitici sono addirittura due: quello
effettuato presso i laboratori della Dogana, più
quello dell'Ense. Anche in questo caso esistono
certificati che attestano la "non-positività".
Certificati che peraltro Pioneer mette da sempre
a disposizione di tutti sul proprio sito
internet previa registrazione on-line. Il terzo
e ultimo livello di perplessità è relativo alla
mole di indagini svolta nel Lazio.
Dalle informazioni a disposizione di Pioneer,
sarebbero state circa 60 le aziende oggetto di
campionamento. Che esiti ci sono stati nelle
altre 58 ? Quali ibridi sono stati analizzati ?
Ci sono altre positività, oppure no ? Gli ibridi
incriminati sono infatti molto diffusi, quindi
parrebbe logico pensare che siano stati
campionati più volte.
La mancanza di un quadro d'insieme completo
rende perciò oltremodo difficile dissertare
puntualmente su quanto successo nelle uniche due
aziende finite nell'occhio del ciclone.
Marchesini termina
quindi l'intervista con doverosi puntini di
sospensione: "Abbiamo fornito tutta la
documentazione richiesta sulla tracciabilità dei
lotti alle aziende. Idem verso le autorità.
Restiamo quindi a disposizione per eventuali
indagine successive, perché ciò che davvero è
importante è capire cosa sia successo nei
fatti...".
Già, perché alla fin fine chi ne
fa le spese di questo inghippo sono le aziende
agricole in cui le analisi sono state svolte.
C'è infatti una sanzione da pagare, ovvero
scegliere per l'inoltro di un ricorso molto
oneroso in termini economici.
Ci sono dei contributi del Psr che saltano. C'è
una filiera a cui esse conferiscono il proprio
latte che ora quel latte non lo vuole più. In
poche parole, queste aziende rischiano di essere
già chiuse da tempo prima che si arrivi alla
definitiva attribuzione delle responsabilità del
loro "decesso". Ha sbagliato la Dogana ? Ha
sbagliato l'Ense ? Ha sbagliato Pioneer ? E' un
falso positivo dell'Arsial ? Hanno sbagliato le
aziende ?
Solo il tempo, forse, lo dirà. Ovviamente nella
speranza che il caso "Ogm-Lazio" non sia un
altro "pasticciaccio brutto" destinato a restare
senza "colpevoli".