Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


"
Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for the BODY  and for the  SPIRIT

 


GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

HOME

CONTAMINAZIONI AGRICOLE
(in Italia, Campania)

ALLEVAMENTI INTENSIVI, TERRENO IDEALE per malattie ed EPIDEMIE
Animali Depressi in Allevamenti intensivi
  +  Allevamenti Intensivi 2
SEMI ANTICHI per il FUTURO dell'AGRICOLTURA  +  Appello agli ALLEVATORI
Aviaria (Bufala mondiale)  +  Pecore muoiono dopo aver mangiato OGM
Allevamenti intensivi, generano anche stress e quindi sono solo la "culla" delle malattie degli animali, 
e cioe': infiammazioni intestinali che generano ogni tipo di malattie !

Falsita' della medicina ufficiale  +  Muoiono tutte le pecore Vaccinate
ALLEVAMENTO POLLI  +   Danni dei Vaccini anche sugli animali  (Francais)
Visionare questo film  +  A rischio di estinzione animali
Compostaggio  +  Concime naturale  +  Lombrichi  +  NO all'aratura dei terreni

Vaccini, Farmaci
, Alimenti INADATTI, Stabulazione FISSA, Mancanza di Spazio e Movimento,
sono  le basi ideali per avere un
allevamento di animali facilmente stressati e sicuramente malati !
Allevamento Polli Biologico-Biodinamico
Gli OGM ammalano ed uccidono: http://it.youtube.com/watch?v=dlYLsJdZJJU
 

CONTAMINAZIONI CAMPI AGRICOLI e FALDE ACQUIFERE

Bastava un timbro su un certificato prestampato a  trasformare le banchine del porto di Napoli nel principale crocevia dei rifiuti tossici della Campania. È il pm Donato Ceglie, della Procura  sammaritana di Mariano Maffei, a firmare l’ultimo atto di accusa sulla  gestione dei rifiuti tossici a Napoli e in Campania, un affare sporco che  investe anche la Puglia, e che ruota attorno al «disegno criminale»  consumato proprio nel porto di Napoli. È da qui che partivano tir  stracolmi di liquami, secondo quanto emerge dalle 100mila conversazioni  intercettate e dalle decine di ore filmate dai carabinieri del Noe. Sono i  «rifiuti solidi e liquidi, che provengono da navi mercantili e militari in  porto e in rada», le cui bolle di accompagnamento vengono sistematicamente  falsificate dal gruppo di trenta e passa indagati accusati, tra l’altro,  di disastro ambientale.
Il pm sammaritano guarda alle attività di Antonio  Agizza, incensurato e lontano parente di imprenditori coinvolti negli anni  scorsi in indagini sul clan Nuvoletta di Marano. Assieme ai suoi stretti  collaboratori - si legge nel decreto di fermo - procedeva all’illecito  smaltimento di rifiuti liquidi provenienti dal porto di Napoli, con una  capillare falsificazione dei «fir», i fogli di identificazione dei  rifiuti, i documenti che «attestano l’avvenuto regolare smaltimento del  rifiuto». E non ci sono solo gli scarichi tossici di navi mercantili e militari.
Dal porto e attraverso il porto, passavano anche altre forme di  immondizia. Quelle degli «ospedali e delle cliniche private napoletane,  dalle fosse settiche di civili abitazioni, degli esercizi commerciali e  dei lidi balneari».
Da qui, dal porto, dunque: dove Antonio Agizza aveva «un ragazzo suo» - come si legge nelle intercettazioni del Noe  napoletano - un ragazzo che si chiama «Alfonso», uomo fidatissimo di via  Molo Carmine, che gli rivolge parole deferenti: «Donn’Antonio, il camion è  uscito, tutto bene».
E Antonio Egizza gli risponde: «Si ma adesso fai  lavorare i miei autisti, non ti preoccupare, ”falli fare” e non mettere l’orario,  me lo vedo io». Pochi dubbi da parte del pm sulla destinazione finale del  carico: «I rifiuti gestiti dal gruppo Agizza vengono smaltiti illegalmente  nella rete fognaria cittadina, immessi direttamente in tombini, che poi  confluiscono nella rete fognaria pubblica, attraverso i tombini presenti  nel deposito della società di famiglia o direttamente all’aperto».
Un atto  di accusa di 94 pagine, nel quale il pm Ceglie si sofferma anche sulla più  ampia emergenza rifiuti a Napoli e in Campania:
«È una regione già  fortemente provata dall’aggressione all’ambiente, a causa del vergognoso  protrarsi della cosiddetta (folle) emergenza rifiuti: vicende giudiziarie  che hanno prodotto l’unico effetto di deviare le rotte degli smaltimenti,  anzi di far nascere un sistema attraverso il quale decine di ecocriminali,  che in permanente contatto tra loro hanno individuato un nuovo codice  comportamentale».
Un sistema che il pm definisce «diabolico»,  «scellerato», «criminale», che assicura «seicento» euro al contadino di turno, che chiude un occhio di fronte allo sversamento di rifiuti tossici,  quelli che dal porto di Napoli invadono la regione e il sud-Italia.
By Leandro del Gaudio - 05/07/2007
Tratto da: http://www.ilmattino.it

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

 «La presenza di rifiuti interrati potrebbe avere  conseguenze molto gravi per la salute degli individui. Le sostanze  chimiche o ad alta concentrazione batterica sono altamente tossiche». È  così che Roberto Bertollini, direttore del Programma speciale salute e  ambiente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha commentato i  risultati dell'operazione Chernobyl in Campania. Rifiuti per le strade o  nascosti sotto terra, qual è il male minore ? «Sicuramente sono entrambi  problemi molto gravi. La qualità della vita dei cittadini costretti a  convivere con sacchetti di rifiuti per strada non è una delle migliori.
I  rischi per la salute ci sono, soprattutto se consideriamo il proliferare  di insetti e parassiti.
Ma il problema più grave è sicuramente  rappresentato dalla presenza di discariche incontrollate. Sono queste che  mettono a grave rischio la salute degli individui. Per i rifiuti interrati  bisogna essere sicuri della loro natura ed intervenire prontamente qualora  finissero nei corsi d'acqua e nei terreni. Sicuramente la probabilità che  queste sostanze finiscano sulla tavola delle persone sarebbe un rischio  ulteriore per la loro salute».
Quali potrebbero essere le conseguenze  sulla salute ? «Come è emerso dai primi risultati dello studio effettuato  dall'Oms sulle province di Napoli e Caserta, un'esposizione prolungata  potrebbe avere per la salute dei cittadini effetti molto negativi. Gran  parte della letteratura scientifica in materia ha già sottolineato il  rischio di insorgenza di tumori per gli individui esposti per lungo tempo  ad una situazione ambientale come questa sono molto alti. In particolare,  il tumore che colpisce maggiormente queste persone è quello al fegato».
Gli effetti sulla salute sono immediati ? «Generalmente passano anni prima  che un eventuale malattia, come un tumore, si manifesti. Solo  un'esposizione particolarmente prolungata potrebbe provocare l'insorgenza  di una malattia come questa. Infatti, il tempo che intercorre tra  l'esposizione e lo sviluppo vero e proprio della malattia, la cosiddetta  incubazione, potrebbe durare molti anni.
È possibile riscontrare i primi segnali d'allarme anche dopo cinque o dieci anni».
Quindi è emblematico il  nome operazione Chernobyl ? «Effettivamente il nome è molto suggestivo e dà  l'idea di quanto questo problema sia grave ed urgente. Anche se l'evento  che ricorda è stato sicuramente molto più tragico di questa situazione. Il  problema non è di certo trascurabile.
Anzi, occorrerebbe intervenire  immediatamente e risolvere il problema dalla radice». Come si potrebbe  risolvere questo problema ? «Bisognerebbe creare una serie di meccanismi  virtuosi e agire immediatamente alla fonte del problema. Innanzitutto,  occorre porre maggiore attenzione verso la raccolta differenziata. Deve  essere fatta quotidianamente. E poi fare ricorso alle tecnologie più  moderne e avanzate per lo smaltimento dei rifiuti».
05/07/2007 - By Valentina Arcovio - Tratto da: http://www.ilmattino.it

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Caccia al cimitero segreto delle scorie tossiche

Scavano, scavano ancora. Continueranno a farlo fino a  quando non troveranno i fusti interrati, quei rifiuti tanto pericolosi da  non poter essere neppure nominati. «Quella roba là», dicevano. E si capiva  che era roba che faceva male, e che bisognava stare attenti al trasporto.
I carabinieri del Noe stanno cercando le scorie tossiche arrivate in  Campania da non si sa dove, forse dall’estero, e affidate agli stessi  autotrasportatori che lavoravano per conto di Sorieco, Agizza, De Vizia.
Il cimitero dovrebbe essere tra Battipaglia ed Eboli, zone dove anche di  recente sono stati ritrovati per caso bidoni di sostanze chimiche molto  pericolose. Ma per ora, a guidare le ruspe, c’è soltanto la traccia  telefonica lasciata dagli indagati, le trentotto persone destinatarie dei  decreti di fermo del pm sammaritano Donato Ceglie nel quale vengono  contestati i reati di disastro ambientale, smaltimento illegale di  rifiuti, associazione per delinquere, frode. Quello raccontato nelle 93  pagine dell’atto d’accusa è un sistema radicato e ramificato sul quale si  sono costruite fortune - il giro d’affari stimato è di cinquanta milioni  di euro - giocando sulla salute della gente. Sistema capillare che ha  contribuito a deteriorare ulteriormente il già precario meccanismo di  smaltimento dei rifiuti in un territorio degradato e inquinato. Un sistema  parallelo contro il quale la Regione ha annunciato che si costituirà parte  civile:
«Non staremo a guardare - ha detto Andrea Cozzolino, assessore all’agricoltura  e alle attività produttive - e avremo un ruolo attivo nei processi sullo  sversamento illegale dei rifiuti tossici e sul traffico di suini infetti».  accuse circostanziate, fondate sul contenuto di centomila intercettazioni  telefoniche riscontrate da filmati, sequestri, fotografie. E tali le ha  ritenute il gip di Sala Consilina che ieri mattina ha interrogato Angelo  Di Candia e Biagio Di Gruccio, agricoltori di Teggiano che avevano  accettato di nascondere i fanghi di depurazione nei loro terreni. Il  giudice, dopo averli interrogati, ha confermato la detenzione, ritenendo  che gli indizi di colpevolezza fossero gravi e circostanziati, così come  il pericolo di inquinamento delle prove. Atti che poi sono stati  trasmessi, per competenza territoriale, al Tribunale di Santa Maria e al  giudice Egle Pilla - che aveva seguito le indagini dei due precedenti  tronconi dell’inchiesta «Chernobyl» - che stamattina interrogherà gli  altri fermati. Un lavoro diviso tra vari magistrati, sia in provincia di  Benevento (dove gli interrogatori dei tre arrestati sono iniziati ieri  sera), sia a Napoli, e che dovrebbe concludersi oggi. Motivando le ragioni  per le quali i due agricoltori devono restare in carcere, il gip di Sala  Consilina ha dato molto spazio alla rilevanza sociale e sanitaria dello  smaltimento illegale dei rifiuti provenienti dai quattro depuratori della  Campania (ora tutti sequestrati) e ceduti come compost. E soprattutto alla  consapevolezza del pericolo. Consapevolezza che traspare in molti passi  delle intercettazioni telefoniche allegate al decreto di fermo.
Significativa quella tra una impiegata di Naturambiente - società di  compostaggio di Castelvolturno e la madre.
È il pomeriggio del 9 febbraio  2006 quando la ragazza, si chiama A., chiama casa, una telefonata di  routine nella quale s’informa su cosa la mamma stesse facendo. E lei:  «Guardo la televisione e poi devo preparare i broccoli». Ed ecco che  scatta il campanello d’allarme. A. si preoccupa, vuole sapere dove li ha  comprati: «Vedi come sono, sono buoni ? Tu come li vedi ?». La madre la  rassicura, lei spiega: «Mi metto paura perché sono delle terre di Natura».
Poi aggiunge: «Però sono i nuovi, adesso sono buoni». Ma la mamma non è  convinta, sa che la «robaccia» è stata sepolta un po’ ovunque: «Perché  stanno da qua, da lì, intorno a lì....».
Ma A. chiarisce che a Mondragone  non ci sono. E i broccoli che si vendono a Castelvolturno arrivano proprio  da Mondragone.
By Rosaria Capacchione - Tratto da: http://www.ilmattino.it


>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Rischio ecologico anche per il ciclo dell'azoto

La produzione massiccia di fertilizzanti e l'uso di combustibili fossili ha immesso nell’ambiente un'enorme quantità di composti reattivi dell’azoto.

Due nuovi articoli firmati da importanti studiosi pubblicati sull’ultimo numero della rivista “Science” discutono dell’impatto che le attività umane, tra cui la produzione di cibo e di energia, stanno determinando sull’accumulo di azoto nel suolo, nelle acque, nell’atmosfera e nelle zone costiere degli oceani, contribuendo all’effetto serra, all’inquinamento, alle piogge acide, alle zone morte lungo le coste e all’impoverimento dell’ozono nella stratosfera.

"L’opinione pubblica non è molto informata sull’azoto, ma per molti aspetti si tratta di un problema grave quanto quello del carbonio, in virtù anche delle interazioni tra i due elementi, dal momento che la loro produzione è intrinsecamente collegata alla produzione di cibo e di energia. E anch'essa pone anche notevoli problemi dal punto di vista ambientale globale”, ha spiegato James Galloway, docente di scienze ambientali dell’Università della Virginia, coautore di entrambi gli articoli.

"Stiamo accumulando azoto reattivo nell’ambiente con una velocità preoccupante, ponendo un rischio per l’ambiente simile a quello del biossido di carbonio. Aspetto unico e sconvolgente è il fatto che un solo atomo di azoto rilasciato nell’ambiente possa causare una cascata di eventi che produce come risultato una perturbazione dell’equilibrio naturale dell’ecosistema e in definitiva anche un rischio per la nostra salute", Galloway.

Nella sua forma inerte, l’azoto è innocuo ed estremamente abbondante, dal momento che costituisce il 78 per cento dell’atmosfera terrestre. A cominciare dal secolo scorso tuttavia, la produzione massiccia di fertilizzanti a base di azoto e la combustione su larga scala di combustibili fossili ha fatto sì che un enorme quantità di composti reattivi dell’azoto, come l’ammoniaca, siano entrati nell’ambiente.

Un atomo di azoto inizialmente parte di un composto che finisce nell’atmosfera può in seguito depositarsi nei laghi e nelle foreste come acido nitrico, nocivo sia per i pesci sia per gli insetti. In seguito, trasportato verso le coste, lo stesso atomo di azoto può contribuire al fenomeno della fioritura algale e a quello delle “zone morte”, in cui un forte deficit di ossigeno porta a un notevole depauperamento delle forme di vita. Infine l’azoto viene riportato nell’atmosfera come parte del gas serra ossido di di azoto, che distrugge l’ozono atmosferico.

Nell’ambito dello studio oggetto del secondo articolo, firmato da autori della Texas A&M University e dell'Università dell’East Anglia (UEA) si è calcolato che circa il 30 per cento dell’azoto che entra negli oceani di tutto il pianeta dall’atmosfera deriva dalle attività umane.

Ciò ha importanti conseguenze per il cambiamento climatico globale poiché l’azoto aumenta l’attività biologica marina e l’assorbimento del CO2, che a sua volta produce ossido di azoto. Al fine di ridurre l’impatto del problema gli autori auspicano che si arrivi a un maggior controllo dell’uso di fertilizzanti in agricoltura e del consumo dei combustibili fossili per la produzione energia e per il traffico veicolare. (fc)
Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it/
 

   

"Questo sito WEB vi informa"
Non siamo responsabili della correttezza e/o della solvibilità degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster  - Copyright © 1998,  Publisher Bamico ltd - All rights reserved 
Tutti i diritti riservati - Vietata la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte