|
Il
concime
La parola deriva da "conciare", nel senso di
preparare, con il suffisso ME = latino Men
indicante il mezzo, qualunque terreno, per
fornirgli quei principi, sostanze, idee, di cui
manca e che sono necessari, nel caso dei terreni
agricoli, a all'alimentazione, nutrizione delle
piante per renderle rigogliose e capaci di
generare semi, fiori, frutta, ortaggi, erbe
salubri, belle e saporite.
I
fertilizzanti sono quelle
sostanze utilizzate in
agricoltura e
giardinaggio che permettono di
creare, ricostituire o aumentare la
fertilità del
terreno. A seconda del tipo di
miglioramento che vanno ad apportare
al
suolo i fertilizzanti si
suddividono in:
-
Concimi
-
Ammendanti
-
Correttivi
Le piante traggono il
loro nutrimento dall'aria, dall'acqua ed in via
prevalente dal terreno, nel quale hanno le
proprie radici.
E' evidente
che ripetute colture su una stessa zolla o
comunque la stessa pianta, soprattutto se questa
non ha radici profonde (arbusti ed erbacee) alla
lunga impoverisce il terreno di tutte le
sostanze nutritive di cui ha bisogno per
sopravvivere le principali sono: sono Azoto (N),
Potassio (K), Fosforo (P).
Ecco il motivo per cui si usa concimare tutti i
terreni coltivati.
Il
concime puo' essere di due tipi: naturale o
chimico; il primo e' assolutamente preferibile
in quanto l'origine aiuta sicuramente e non solo
l'ambiente; esso puo' avere origini disparate
(resti animali e botanici, pelli, ossa, sangue,
piume, letame, liquami di stalla, resti di
alimenti, terre speciali, per citare i
principali).
Quello chimico ormai sappiamo tutti che e'
dannatamente pericoloso, per il terreno perche'
lo ammala (intossica) ed alla lunga il terreno diviene
ARIDO, specie nei paesi caldi, ed anche perche'
il prodotto chimico di sintesi passa dal
vegetale, nella catena alimentare (con le
nanoparticelle)
di chi se ne nutre, intossicando gli organismi
che si alimentano con i vegetali che sono stati
coltivati con quei prodotti malsani, oltre ad
inquinare le falde acquifere, per cui e'
assoluta FOLLIA utilizzare quei prodotti,
tanto reclamizzati dalle
multinazionali
della chimica...e
della farmaceutica
!
Quando si immette del concime, le piantine e/o
le piante
SANNO e si informano fra di loro, su
cosa assumere ed a seconda del loro fabbisogno
se ne alimentano; quindi SOLO il concime
naturale e' la giusta alimentazione del terreno
e quella dei vegetali, specie per quelli
destinati ad uso alimentare.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I
concimi sono quei
fertilizzanti che apportano al
terreno gli elementi nutritivi
direttamente utilizzabili dalla
pianta.
Gli elementi
Sono 13 gli
elementi
indispensabili allo sviluppo
della
pianta ed al compimento del
suo ciclo vitale in modo
ottimale. Essi si possono
suddividere in
macroelementi
e
microelementi,
a seconda che essi siano
necessari alla pianta in dosi
elevate o in quantità minime.
Ciò non significa che i
microelementi siano meno
importanti, tanto è vero che in
caso di assenza o scarsità di
questi la pianta può giungere
sino alla
morte.
Macroelementi
I
macroelementi sono suddivisi
in
elementi
principali della fertilità
(o semplicemente
macroelementi)
e in
elementi
secondari
(o
mesoelementi).
Gli elementi principali della
fertilità sono gli elementi
necessari alla pianta, affinché
essa abbia un accrescimento
armonioso e privo di
sintomatologie da carenza
minerale, in quantità più
elevate. Almeno storicamente,
oppure, oggi, in
agricoltura biologica, sono
quelli più limitanti le rese.
I
mesoelementi solitamente
sono già presenti nel terreno in
quantità non limitanti.
In
realtà il sodio non è un
elemento indispensabile allo
sviluppo della pianta, lo si può
anzi considerare dannoso. In
Europa settentrionale, dove
questo elemento scarseggia nel
suolo, gli si attribuisce però
grande importanza, soprattutto
nella concimazione dei
pascoli, per arricchire la
dieta del
bestiame. Il calcio può
essere scarso in zone
equatoriali soggette a forti
dilavamenti.
L'azoto
Per
le piante l'azoto è un elemento
essenziale. È presente nei
tessuti giovani in
percentuali attorno al 5-6%, nei
tessuti maturi attorno all’1-3%.
Convenzionalmente per stimare il
contenuto
proteico di un prodotto si
moltiplica l’azoto totale per
6,25. Ciò significa che
mediamente più di un sesto delle
proteine è costituito da
azoto. È inoltre presente nella
clorofilla, negli
acidi nucleici, nei
glucosidi e negli
alcaloidi.
Il livello produttivo della
coltura è primariamente
condizionato dalla disponibilità
d’azoto nel suolo. Esso stimola
l’accrescimento delle piante e
determina una presenza
abbondante di clorofilla nelle
foglie.
Viene assorbito prevalentemente
in forma
nitrica. I concimi azotati
possono invece contenere l’azoto
in forma nitrica o
ammoniacale. Nella forma
nitrica viene assorbito
velocemente dalle piante, e i
risultati sono visibili a breve
termine. Purtroppo ha il grave
difetto di presentare un'elevata
dilavabilità, raggiunge cioè
molto velocemente gli starti più
profondi del terreno, diventando
inutilizzabile ed andando ad
inquinare la
falda acquifera. Nella forma
ammoniacale si ha un rilascio
del nutriente più graduale, dato
che per venire trasformato in
azoto nitrico necessita di un
certo periodo di
tempo. Se ne ha così un
migliore utilizzo, con minori
perdite. Questo è dovuto inoltre
al fatto che gli
ioni NH4+
si legano più facilmente ai
colloidi del terreno. Di
conseguenza i concimi nitrici
sono indicati per bisogni
immediati, quelli ammoniacali
per bisogni più diluiti nel
tempo (ad esempio alla
semina).
La carenza
d'azoto può significare: un
accorciamento del ciclo
biologico della pianta; una
colorazione giallognola del
terreno; clorosi fogliare con
conseguente necrotizzazione dei
tessuti; crescita lenta.
L'eccesso d'azoto ha come
effetti: squilibri nel ciclo
biologico della pianta; una
mancata lignificazione dei
tessuti, che rende soggette le
piante agli agenti meteorici e
ai parassiti; foglie di maggiori
dimensioni e molto verdi;
accumulo di nitrati soprattutto
nelle foglie; oltre, come
accenato precedentemente, ad
aumentare i rischi
d'inquinamento delle falde
acquifere.
Calcola la giusta dose di azoto
da distribuire ai cereali
autunno-vernini
Il fosforo
Il
fosforo è un elemento di cui la
pianta non necessita in grande
quantità, ma la sua mancanza può
provocare gravi problemi alla
pianta: esso è estremamente
importante al momento della
fioritura. Si concentra nelle
zone giovanili della pianta, è
importante per il metabolismo
energetico e nelle reazioni di
sintesi, demolizione e
trasformazione. Inoltre aumenta
la velocità di maturazione del
prodotto finale, e ne rende
migliore la qualità esteriore.
Favorisce anche la radicazione.
Il fosforo è caratterizzato da
una scarsa mobilità: una volta
distribuito nel terreno è bene
che si proceda ad un aratura che
ne faciliti l'assorbimento da
parte delle piante.
Una
carenza di fosforo avrà come
conseguenze piante esili, a
portamento eretto e con una
crescita stentata. Generalmente
gli effetti sono molto simili
alla carenza d'azoto. È
difficile riscontrare casi di
eccesso di fosforo.
Il potassio
Il
potassio è un elemento che la
pianta assorbe facilmente e in
gran quantità. L'assorbimento
però può essere limitato dalla
presenza di altri cationi, come
il calcio. Nella pianta è
presente soprattutto nelle parti
giovanili, e rimane libero nei
succhi cellulari sottoforma di
sali diversi. Adeguate dosi di
potassio fanno sì che la pianta
assorba l'acqua
con più facilità, aumenti la
resistenza al gelo e venga
favorita la sintesi proteica,
aumentando la produzione di ATP.
Il
primo effetto della carenza di
potassio è la diminuzione del
turgore cellulare delle piante
colpite, foglie esili e
decolorazione centrale. Di
conseguenza, una necrosi
generalizzata delle foglie che
fa assumere alla pianta uno
stato di appassimento. Rari i
casi di eccesso potassico.
Microelementi
I
microelementi agiscono in
quantità limitatissime,
svolgendo però un ruolo
fondamentale dato che entrano
nella costituzione degli
enzimi.
La carenza di
ferro si manifesta molto
vistosamente, determinando un
ingiallimento fogliare che
prende il nome di
clorosi.
Il nome fa riferimento alla
causa della decolorazione,
l’assenza di clorofilla nelle
cellule fogliari.
La depigmentazione dei tessuti
fotosintetizzanti porta, nei
casi più gravi, ad una morte per
denutrizione.
Titolo
I concimi
vengono classificati in base al
titolo:
una serie di numeri che indica,
come percentuale sulla massa, la
quantità di elemento, o
elementi, nutritivi presenti nel
concime.
Al fine di movimentare e
conservare in magazzino meno
materiale, è opportuno che il
titolo del concime sia alto. Il
titolo alto permette inoltre di
aumentare l’autonomia dello
spandiconcime. Spesso è però
la
stechiometria a determinare
il titolo del prodotto. Ad
esempio, la formula bruta di
urea-46 (ovvero un concime, l’urea,
che ha il 46% di N, uno dei
titoli d’azoto più alti) è NH2-CO-H2N.
I
pesi atomici dei singoli
elementi contenuti nella
molecola sono: H=1; N=14;
C=12; O=16. Sono presenti 4
atomi di H, 2 di N, 1 di C e
uno di O. Il peso molecolare
dell’urea risulta dunque essere:
4 * 1 + 2
* 14 + 1 * 12 + 1 * 16 = 4 + 28
+ 12 + 16 = 60
Il peso totale dell’azoto
presente nella molecola d’urea
risulta essere
N =
2 * 14 = 28
La seguente
proporzione permette di
calcolare il titolo del concime:
x:100
= 28:60
da cui si ottiene
x =
28 / 60 * 100 = 46,6%.
Il titolo permette di calcolare
quanto concime apportare a
seconda delle necessità,
dividendo la quantità di
nutriente da apportare per il
titolo. Ad esempio, dovendo
fornire ad un terreno 150 kg ha-1
di N e volendo distribuire
urea-46, bisognerà dare al
terreno 150/0,46 = 326 kg di
urea per
ettaro.
Classificazione dei concimi
Un concime
può contenere un solo elemento (concime
semplice)
o più di uno (concime
complesso).
A seconda che contengano o meno
carbonio, i concimi si
distingono in
concimi
organici
e
concimi minerali.
I concimi possono presentarsi in
forma liquida o solida. Quelli
in forma liquida possono essere
gas liquefatti,
soluzioni o
sospensioni. Quelli in forma
solida possono essere granulari
o polverulenti. A seconda della
formulazione i concimi solidi
possono essere a
lenta
cessione.
Concimi semplici e concimi
composti
I concimi
semplici sono quei concimi
in cui è presente un solo
elemento (o azoto, o fosforo , o
potassio). Ad esempio il nitrato
del Cile è un concime semplice,
infatti è presente unicamente
azoto. I concimi composti
(o complessi) sono quei
concimi in cui sono presenti due
o più elementi. La combinazione
tra gli elementi può essere
ottenuta per
miscelazione di concimi
semplici o per combinazione
chimica. I concimi complessi
sono definiti concimi
binari
quando sono presenti due degli
elementi principali della
fertilità; sono definiti
ternari
quando sono presenti tutti e
tre. Sono concimi binari quelli
fosfo-potassici (PK), quelli
nitro-potassici (NK) e quelli
fosfo-azotati (NP). Il titolo di
un concime ternario è
contrassegnato da tre numeri
separati da un trattino. Il
primo numero indica la
percentuale in peso di azoto
espresso come N, il secondo il
fosforo espresso come P2O5
e il terzo il potassio espresso
come K2O. Ad esempio
un concime tipo 30-20-25
possiede il 30% di N, il 20% di
P2O5 e il
25% di K2O.
Concimi minerali
I
concimi minerali, detti
anche chimici, sono
concimi che non contengono
carbonio. A seconda che
contengano azoto, fosforo o
potassio vengono definiti
rispettivamente concimi azotati,
fosforici o potassici.
Concimi organici
Sono
concimi che contengono carbonio.
Possono essere naturali o di
sintesi (es: urea).
Metodi di concimazione
Le
concimazioni sono distinte in:
-
Concimazione
di fondo
- Viene effettuata con
elementi che si fissano
particolarmente nel
terreno,come il fosforo.
Consiste nel concimare prima
della semina, arando
immediatamente dopo lo
spargimento dei concimi, in
modo da facilitarne la
disponibilità.
-
Concimazione
di presemina
- Come quella di fondo, ma
senza l'aratura. Effettuata
in terreni con scarsità
colloidali.
-
Concimazione
di copertura
- E' effettuata con la
coltura in atto. Un tipo
molto avanzato di
concimazione di copertura è
la fertirrigazione che si
attua soprattutto su colture
arboree o orticole irrigate
con impianti d'irrigazione
localizzati o a goccia.
Come formulare un piano di
fertirrigazione
Ammendanti
Sono quei
fertilizzanti che migliorano le
caratteristiche fisiche del
suolo. In un terreno sciolto
l’apporto di
sostanza
organica
(s.o.), fornita con una
letamazione, con un
sovescio o interrando i
residui della coltura
precedente, permette di ridurne
i difetti quali la scarsa
ritenzione di acqua e nutrienti.
Anche le
argille presenti in
sospensione nelle acque torbide
possono fungere da ammendanti;
per utilizzarle occorre farle
precipitare, fermando le acque
dopo che queste abbiano sommerso
l’appezzamento. Nel caso si
utilizzino ammendanti in un
terreno pesante, compatto, essi
vanno a migliorare la
struttura.
Il prodotto ideale risulta
essere il letame mediamente
maturo. L’aggiunta di
sabbia è estremamente
onerosa, a causa delle ingenti
quantità necessarie a permettere
di osservare un apprezzabile
miglioramento. Risulta
praticabile unicamente in
orticoltura di pregio e
nella preparazione dei tappeti
erbosi, più che altro negli
stadi.
Anche una
calcitazione,
nel caso che il terreno sia
carente di calcio, può avere un
effetto ammendante, grazie alla
coagulazione dei colloidi
argillosi che essa provoca.
L’effetto è però apprezzabile
solo dopo 2-3 anni.
L’obiettivo deve essere
quello di riportare il
pH a 7. - vedi
Bioelettronica
Esistono sul mercato ammendanti
sintetici che vanno a simulare
l’azione dei polimeri organici,
presentando però una maggiore
resistenza agli attacchi da
parte dei microrganismi. Tra
questi si possono citare il
Krilium, il VAMA (acido
vinilacetatomaleico), il BMA.
Funzionano bene, ma sono
eccessivamente costosi. Il
Flotal, a base di
sali ferrici, è costoso e ne
occorrono dosi elevate.
Correttivi
Sono quei
fertilizzanti che vanno a
modificare la
reazione del
terreno,
ovvero il pH.
La
cenere come fertilizzante
Utilizzare la cenere come
fertilizzante è senz'altro un
ottimo modo per valorizzare un
prodotto che altrimenti sarebbe
da smaltire, con relativi costi
(anche ambientali).
La
composizione delle ceneri e la
disponibilità dei nutrienti
varia abbastanza a seconda della
specie arborea da cui
provengono, dell'età della
pianta, dell'ambiente in cui è
cresciuta e della parte
utilizzata.
La
cenere di legna possiede
un'altissima quantità di
potassio (mediamente 10-11% in
K2O), dunque può essere
valorizzata ulteriormente
somministrandola prima della
semina di piante con un alto
fabbisogno di questo elemento (es:
patate). Contiene anche un buon
titolo di fosforo (2-5% in P2O5)
e una quantità piuttosto
limitata di microelementi
(ferro, rame, boro, ecc.). Ha
reazione (pH) alcalina a causa
della presenza massiccia di
calcio (anche più del 40% in CaO).
Tutti questi elementi sono
presenti in forme fortemente
ossidate e dunque sono messe a
disposizione delle colture con
una certa lentezza.
Un
dosaggio di 200 g/m2 = 2 t/ha è
sufficiente per i fabbisogni
minerali di qualsiasi coltura,
tranne che per l'azoto e lo
zolfo, che essendo volatili non
sono presenti nelle ceneri. Per
ottenere un concime minerale
completo è sufficiente
aggiungere 40-60 g/m2 di solfato
ammonico-20. Evitare di
somministrare ceneri con
reazione alcalina (pH > 7) e
stare comunque sotto i 250 g/m2
su tutti i terreni, altrimenti
si rischia di innalzare troppo
il pH.
La
distribuzione si può effettuare
al momento in cui si spargono i
concimi organici (letame e
compost
maturi), ovvero prima delle
lavorazioni di fondo (vangare o
aratura). Nel caso di piante
arboree (frutteti, siepi, piante
ornamentali), distribuire
nell'area della proiezione della
chioma, ove sono situate la
maggior parte delle radici.
La distribuzione può comunque
essere effettuata anche con
largo anticipo, dato che gli
elementi presenti sono poco
solubili e per niente volatili,
dunque non si incorre in rischi
di inquinamento o di riduzione
delle proprietà fertilizzanti.
Ad esempio si possono
distribuire, man mano che
vengono prodotte, sui terreni
che si vangheranno a primavera.
Un'ottima idea è quella di
utilizzare le ceneri nella
produzione del
compost o nel letame, alle
dosi indicative di 3-4 kg/m3 di
materiale. La cenere difatti
assorbe l'umidità in eccesso,
migliorando l'aerazione della
massa in fermentazione;
neutralizza l'acidità provocata
dalle fermentazioni; i
microrganismi possono utilizzare
i minerali nel loro metabolismo,
inserendoli così nella sostanza
organica. I minerali organiati
risultano così molto più
biodisponibili per le piante.
Sugli appezzamenti dove si
distribuisce il
compost
arricchito di ceneri solitamente
non si vanno a distribuire altre
ceneri.
Evitare la somministrazione su
piante acidofile, che non amano
il calcio, come azalee,
rododendri, camelie, eriche,
ortensie, orchidee, mirtilli.
La
cenere utilizzata deve essere
prodotta dalla combustione
unicamente di legna vergine,
dunque non deve aver subito
alcun trattamento. La legna
trattata con composti clorurati
organici (plastiche, vernici,
solventi, disinfettanti, ecc.)
può difatti liberare diossine.
Tra l'altro la legge vieta
espressamente di bruciare nei
generatori termici domestici
(stufe, camini, caldaie)
qualsiasi prodotto che non sia
biomassa vergine; è vietata
anche la combustione della
carta, che rilascia molte
sostanze tossiche nei fumi.
E'
possibile usare le ceneri del
carbone di legna (carbonella),
che presentano caratteristiche
analoghe alla cenere di legna.
Le ceneri di carbon fossile è
invece da smaltire in discarica,
data la presenza, a volte
elevata, di metalli
indesiderabili (piombo, cromo,
nichel, cadmio, alluminio, ecc.)
e la presenza di elementi utili
come boro e manganese in dosi
eccessive per le piante e dunque
fitotossiche.
La
distribuzione di cenere
nell'orto attorno alle piante,
in strisce di 6-7 cm di
larghezza e alte 2 cm, è molto
efficace contro limacce e
chiocciole, poiché si vanno a
creare delle barriere
insormontabili dai molluschi,
innocue per gli animali
superiori e i bambini e ad
impatto ambientale sicuramente
inferiore che utilizzando
lumachicidi.
La cenere risulta efficace però
solo fintanto è asciutta, quindi
in caso di pioggia o dopo
un'irrigazione è necessario
creare delle nuove barriere. C'è
chi sparge cenere finemente
setacciata su alcuni ortaggi
(zucchini, sedano, insalata,
patate, ecc.), poiché le
sostanze polverulente creano
problemi all'apparato
respiratorio degli insetti e
creano lacerazioni sulla cute
con conseguente disidradazione e
morte del parassita (è una
tecnica insetticida nota sin
dall'antichità e abbastanza
efficace).
L'uso della cenere è consentito
in
agricoltura biologica (Reg.
Cee 2092/91) se deriva da
legname non trattato
chimicamente dopo
l'abbattimento, condizione
comunque obbligatoria per
qualunque tipo di agricoltura.
Per ottenere un fertilizzante
completo è necessario utilizzare
prodotti ammessi dal
regolamento, ad esempio 200-300
g/m2 di letame essiccato o
pollina, oppure 800-1200 g/m2 di
letame o
compost maturo anche se,
come si è visto, è meglio
aggiungere la cenere
direttamente nella massa durante
la fermentazione.
Tratto da:
http://it.wikipedia.org
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
COME FARE il COMPOST nel
PROPRIO GIARDINO
Come
trasformare in Humus i propri rifiut
Premessa
Gettare nei cassonetti i rifiuti organici
della cucina, dell’orto e del giardino è uno
spreco di materiali preziosi che possono
essere restituiti al terreno attraverso la
produzione di humus, considerando che questi
rifiuti, così recuperati, non gravano
inutilmente sul trasposto delle immondizie e
sulla quantità di rifiuti smaltiti nelle
discariche.
Tutte le sostanze che le piante e gli
animali producono nel corso del loro
sviluppo vengono restituite ai cicli
naturali e perennemente trasformate. Ad
esempio, nel bosco possiamo osservare come
le foglie cadute dagli alberi e gli altri
residui vegetali si decompongano lentamente
e tornino ad essere componenti del terreno.
Con il compostaggio (tecnica che
consente il controllo dei fenomeni
decompositivi della sostanza organica)
noi possiamo riprodurre nel nostro
giardino questo processo di formazione di
humus naturale che si verifica nel terreno
grazie all’azione di moltissimi organismi
viventi. Senza la restituzione dei resti
organici il terreno si impoverisce
velocemente.
Tutti i rifiuti organici del
giardino(vegetali) e i rifiuti organici
della casa (residui da cucina) sono
utilizzabili per il compostaggio; circa un
terzo dei rifiuti prodotti da una ognuno di
noi è composto da rifiuti organici. Il
compostaggio dei rifiuti organici è la
soluzione più naturale per smaltire questi
rifiuti e produrre al tempo stesso
dell’ottimo humus da restituire alla terra.
Il compost è infatti il più antico e
naturale concime ed ammendante per il
terreno che si conosca, riuscendo a
mantenere fertile e sano il terreno senza
inquinare.
Con la raccolta differenziata dei rifiuti
organici e il loro compostaggio non
produciamo solo un ottimo concime per le
nostre piante ma abbiamo la possibilità di
dare un contributo attivo alla salvaguardia
dell’ambiente:
·
concimando in modo ecologico senza ricorrere
a concimi chimici, altamente inquinanti
·
producendo
meno rifiuti da conferire nelle discariche.
Cosa si può compostare ?
In generale si possono compostare quasi
tutti i resti vegetali e animali (rifiuto
umido). La selezione inizia in cucina
dove potete predisporre un contenitore
apposito per i rifiuti organici.
Ecco i rifiuti da compostare:
-
resti di frutta e ortaggi
-
resti di cibi cotti
(al centro del compost)
-
fiori secchi
-
filtri di tè e caffè
-
gusci di uova triturati
-
resti di lana, penne, capelli
-
erbacce
-
rasatura del prato
(seccata)
-
fogliame
-
materiali legnosi sminuzzati
in piccole quantità
si possono aggiungere anche:
- cenere di legna
(max. 2-3 kg per metro cubo)
-
carta non stampata e cartone
-
escrementi di piccoli animali
(galline, conigli, etc.)
NON si DEVONO AGGIUNGERE al COMPOST
·
-
plastica – gomma – materiali sintetici
· -
vetro e ceramica
·
-
riviste patinate
·
-
fuliggine, cenere di carbone
·
-
sacchetti dell’aspirapolvere
· -
ossa
Mescolare materiali diversi
E’ fondamentale garantire agli organismi
viventi che prendono parte al processo di
decomposizione una nutrizione equilibrata
tra sostanze ricche di carboidrati
(fogliame, paglia, potature, carta,
materiali legnosi) e sostanze ricche di
proteine (rifiuti della cucina, erba verde,
letame, parti verdi di piante). Ed è quindi
importante miscelare materiali con
caratteristiche diverse (ad esempio
materiali verdi e umidi con materiali secchi
e legnosi).
Sminuzzare i materiali
Sminuzzando il materiale da compostare si
offre ai microrganismi una maggiore
superficie di attacco e quindi se ne
accelera la decomposizione.
Aiutare i microrganismi nel
processo di decomposizione
Affinché questi preziosi organismi possano
svolgere il loro compito dobbiamo garantire
loro:
·
-
aria (ossigeno)
·
-
acqua
·
-
una nutrizione equilibrata (composizione del
materiale)
·
-
sufficiente sviluppo di calore
Nel compost non deve mai mancare l’ossigeno,
perché in tal caso la sostanza organica,
invece di trasformarsi in buon humus,
marcisce.
Inoltre la compostiera, onde evitare
ristagni, deve poggiare direttamente sul
terreno, mai su un fondo impermeabile come
cemento o asfalto.
Il materiale non deve essere troppo
compresso e, se molto sminuzzato, è bene
aggiungere qualche pezzo grossolano che
favorisca l’areazione, soprattutto
sul fondo della compostiera.
E’ essenziale che il materiale da compostare
mantenga un’umidità equilibrata
quindi, nel periodo estivo, deve essere
leggermente annaffiato.
Nel caso in cui si formi eccessiva umidità è
bene aggiungere del materiale secco.
Rimescolare il compost
Ogni volta che lo strato di materiale fresco
raggiunge uno spessore di 10-15 cm. e tende
a compattarsi è bene smuoverlo con una forca
ed arearlo.
E’ conveniente effettuare il rivoltamento
(rimescolamento) del compost dopo circa 6-12
settimane, perché questo procedimento
apporta ossigeno al materiale compattato e
ne accelera la maturazione.
Le regole d’oro del
compostaggio
- sminuzzare
bene i materiali, soprattutto quelli duri e
legnosi
·
-
mescolare
bene materiali diversi (asciutti e bagnati,
grossolani e fini, stagionati e freschi,
rifiuti della cucina-rifiuti del giardino)
cercando di equilibrare la composizione
·
-
aggiungere
di tanto in tanto qualche palata di terra, i
resti del composto maturo setacciato e
qualche manciata di cenere
·
-
mantenere
sempre il materiale coperto con uno spesso
strato di sfalcio d’erba o di paglia per
contenere la presenza di moscerini
·
-
evitare
che il materiale secchi completamente
Il compostaggio, correttamente eseguito,
non genera cattivi odori: se il compost
puzza di solito è perché è troppo bagnato e
il processo di decomposizione non avviene
correttamente. In questo caso oltre al
materiale secco aggiungere un po’ di cenere
o farina di argilla per legare gli odori e
l’acqua in eccesso.
Quando è maturo il compost ?
Il compost può essere utilizzato già dopo
4-6 mesi, e solitamente è maturo dopo 8-10
mesi.
Il valore nutritivo cambia in relazione al
suo grado di maturazione.
Come si impiega:
Il compost semigrezzo, che si ottiene
dopo 4-6 mesi, è indicato per concimare
tutti gli alberi, gli arbusti da frutto e
gli ortaggi con forti esigenze nutritive
come: cavoli, pomodori, porri, patate,
sedano, rabarbaro, mais, cetrioli, zucchini,
zucche.
Il compost maturo, che si ottiene
dopo 8-12 mesi, è un terriccio nero e
soffice, con odore di terra di bosco.
E’ utile soprattutto per migliorare la
struttura del terreno, ed è ottimo per la
preparazione del terriccio per le semine e
per le piante in vaso, per la concimazione
degli ortaggi meno esigenti e più sensibili
come piselli, fagioli, carote, cipolle,
insalate.
Sia il compost semigrezzo che il compost maturo
non vanno mai interrati profondamente ma
solo superficialmente.
Tratto da:
http://www.consorziogaia.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Dai
Vulcani e dalla Lava, carica di Silicio, si trae
un ottimo concime per l'agricoltura; le piante (di
qualsiasi tipo) divengono piu'
sane, cioe'
non vengono facilmente attaccate dalle malattie,
sono piu' belle, ed i loro frutti piu' odorosi e
saporiti ! questo e' cio' che la natura ha messo
a ns disposizione e che le
multinazionali
della
chimica e
dei
farmaci
e
vaccini,
hanno nascosto per vendere i loro veleni
pericolosi per l'uomo, il regno animale e quello
vegetale.
Molti allevatori
stanno iniziando ad alimentare i loro animali
con questi vegetali coltivati con questi concimi
naturali, ed hanno dimostrato che i loro animali
sono molto piu' sani (non utilizzano farmaci nei
loro allevamenti), piu' vivaci e piu' belli ed a
minore tenore di grassi nell'organismo ( -4%).
vedi:
Appello agli Allevatori
|
"Questo sito
WEB vi informa"
Non siamo
responsabili della correttezza e/o della solvibilità
degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster
- Copyright © 1998, Publisher Bamico ltd - All rights reserved
Tutti i diritti riservati - Vietata
la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte |
|
|