Francia: la rivoluzione
parte dalle campagne - 25/06/2009
vedi:
AGRICOLTORI SUICIDI
per alti costi
India,
echi di una strage (suicidi degli
agricoltori, le cause) - 23/09/2016
http://temi.repubblica.it/micromega-online/india-echi-di-una-strage/
Al solito, tutto inizia in Francia. Come
racconta Alessandro Cisilin, su Galatea European
Magazine, le tradizionali spese parigine del
sabato hanno incontrato il 13 giugno scorso una
brutta sorpresa, coi supermercati semivuoti. Su
iniziativa della Fnsea (“Fédération Nationale
des Syndicats des Exploitants Agricoles”) e di
Ja (“Jeunes Agriculteurs”) i contadini, armati
di forconi, pale, trattori, cumuli di terra e
perfino gli stessi carrelli dei supermercati,
hanno completamente bloccato dal giovedì
precedente i principali centri di smistamento
della grande distribuzione. L’obiettivo
dichiarato dal suo leader Lemétayer era
bloccarne una trentina. Ne sono stati occupati
quarantuno, e cioè oltre la metà delle fonti di
approvvigionamento del paese.
Motivo della protesta, le contrazioni nel prezzo
pagato dagli intermediari nell’ultimo anno,
senza giustificazione nella crisi.
Spesso si dimentica infatti che
nei momenti di difficoltà per l’economia gli
sciacalli della finanza trovano ampi spazi per
le loro manovre speculative. Quando tutto va giù
è facile giocare al ribasso più di quanto la
situazione non richieda e poi lucrare comprando
a 1 quello che varrebbe 10. Quando oggetto delle
contrattazioni sono quelle maniacali strutture
di alchimia finanziaria, si può anche far finta
di non vedere gli effetti che questo produce
nell’economia reale; ma se a rimetterci - come
in questo caso - sono i lattai e gli agricoltori
è segno evidente che qualcosa debba cambiare.
Come puntualizza più che giustamente il
giornalista: “La crisi c’è e, diversamente da
quanto argomentato da qualche ministro europeo,
non arricchisce i meno abbienti con meccanismi
deflazionistici ma allarga e aggrava la povertà.
La dimostrazione, tra le altre, é che i consumi
alimentari, solitamente mattone indistruttibile
rispetto alla congiuntura economica, si sono
anch’essi sensibilmente ridotti”. Accade in
Francia, accade in Italia, accade in tutto
l’occidente civilizzato.
Ad essere malata non è, però, la sola rete della
distribuzione, ma piuttosto l’intera struttura
dell’industria alimentare. Da quando con
l’avvento dei petrolchimici il settore agricolo
ha ceduto il passo all’industria agroalimentare,
con i derivati del petrolio ad intossicarci
l’esistenza non solo attraverso i fumi delle
fabbriche, ma nascosti nel cibo, considerati
come un’inevitabile conseguenza della crescita
forzosa delle economie, anche l’attività più
antica del mondo si è trovata inevitabilmente a
dover scendere a compromessi con le logiche
sempre più aggressive del liberismo.
Tra le cause di distruzione degli ecosistemi la
produzione di cibo risulta infatti essere al
primo posto. Si continua a fingere di non
comprendere che oltre a sfiancare il territorio
le tecniche alimentari e, più in generale,
l’onnipresente logica di sovrapproduzione
svilisce il valore del cibo e di chi quel cibo
plastificato lo consuma.
Accade così che l’uomo non sappia organizzare e
gestire il territorio, ma lo usi semplicemente
per i suoi scopi, in maniera indiscriminata e
senza una prospettiva sostenibile né da un punto
di vista strettamente agricolo né, tanto meno,
da un punto di vista sociale. È necessario,
invece, prendere coscienza dell’evidenza che la
gastronomia non è intrattenimento, non consiste
e non si esaurisce nel ricettario da cui sono
invase riviste e rubriche televisive. La
gastronomia è un atto politico, economico,
etico. Anche la coltivazione e lo spostamento
del cibo producono uno squilibrio nel pianeta,
lo inquinano, ne esauriscono le risorse.
E nessuna delle innovazioni tecnologiche di cui
la produzione si serve favorisce la qualità di
quel che arriva sulle nostre tavole.
Semplicemente aumenta la produttività di
terreni, piante, animali già esauriti nella loro
capacità di rigenerarsi naturalmente.
La qualità è un diritto e un valore, non un
lusso, non un eccesso di cui solo pochi possono
godere. Il cibo è salute, diventa parte di noi,
siamo noi. Dunque com’è possibile che l’opinione
pubblica ignori o superi agevolmente il problema
di capire cosa c’è in quel che mangia e quali
conseguenze produca il modo in cui si nutre?
L’esperienza francese - ma più in generale il
corso della storia - ci insegna che le grandi
rivoluzioni iniziano dal basso e dalle piccole
cose, similmente a quanto accade in natura.
Come l’innocuo getto d’acqua di una fonte di
alta montagna arriva, passando per il fiume, ad
esprimere la devastante forza di una cascata,
così anche oggi gli agricoltori francesi,
all’occorrenza, sanno uscire dai terreni e
compattarsi in strada.
A muoversi stavolta sono stati almeno settemila.
Proteste analoghe avevano indotto il governo a
istituire il dicembre scorso un Osservatorio dei
margini di profitto applicati dai distributori.
Nulla però è cambiato nella tendenza a
falcidiare i redditi agricoli.
Nei giorni della protesta i vertici della
distribuzione hanno mobilitato i propri
dipendenti in azioni di disturbo dei blocchi
dichiarando al contempo che le proteste dei
contadini non intaccavano l’offerta nei
supermercati. Nella guerra delle cifre però
parlano le fotografie e i video diffusi dai
cittadini e dai lavoratori. Il blocco è riuscito
al di là delle attese, e molti scaffali
rinviavano a scenari bellici. Quando si dice
l’arroganza del potere.
In Francia però gli intermediari agricoli hanno
a che fare con una categoria di produttori che,
seppur dispersa territorialmente e scarsamente
sindacalizzata, quando s’incazza, si muove da
far paura. “Come sanno alcuni storici – si legge
nell’articolo - la Rivoluzione Francese non
esplose nel 1789. Nacque tre secoli prima,
quando i contadini di molti villaggi
conquistarono la proprietà dei loro terreni e
ottennero che l’amministrazione locale venisse
affidata ad assemblee elettive, in alcuni casi
perfino a suffragio universale. La successiva
Rivoluzione non scaturì dunque dalla
frustrazione dell’arretratezza bensì al
contrario dal permanere anacronistico di alcuni
privilegi nobiliari e clericali rispetto al
tessuto sociale, economico e politico più
avanzato d’Europa.”
Ora come allora appare impensabile continuare
sulla strada fin qui percorsa. Le
rivendicazioni, sempre crescenti, di giustizia e
di equità sociale si integrano male e stonano
tragicamente con il disegno che fa da sfondo
alla nostra civiltà in questo frangente storico.
Ci si interroga, infatti, sul come sia possibile
che ci si preoccupi di spendere molti più soldi
per un indumento che rimane all’esterno della
nostra persona rispetto a quelli spesi per
qualcosa che diventa nostra materia e sostanza.
Il mercato, insomma, ha posto e imposto le
proprie regole e il consumatore non ha tempo,
mezzi o voglia di intervenire, di prendere
coscienza, di agire in ogni piccolo atto della
quotidianità in maniera globale. Mangiare cibi
di stagione, non pretendere uniformità dalla
produzione, abituarsi a consumare meno ma
meglio, assicurarsi che non ci sia sfruttamento
umano dietro il cibo che si compra è condizione
sufficiente e necessaria per creare i
presupposti per un’agricoltura più sana e più
socialmente giusta; assicurarsi insomma di non
lasciarci cadaveri e deserti alle spalle è il
senso degli interventi che si dovrebbero
attuare, a livello individuale prima e
collettivo poi.
Come si legge nell’articolo “la stessa
“Fédération d Commerce e de la Distribution” si
è trovata costretta in poche ore a cambiare
strategia, passando dall’ostentata sicurezza del
nulla di fatto all’allarmismo, con la denuncia
del rischio di un “crollo nelle forniture dei
prodotti alimentari di base del cinquanta per
cento”, nonché di conseguenze occupazionali”.
Alla conclusione dell’incontro ministeriale solo
la metà delle occupazioni era terminata. Poi è
arrivata la promessa del ministro
dell’Agricoltura Barnier: “Generalizzeremo i
controlli sui prezzi della grande distribuzione
e sanzionerimo quando sarà il caso” - ha
promesso - riconoscendo la “legittimità delle
richieste contadine in materia di trasparenza
sui costi” e annunciando un’apposita “brigata”
governativa incaricata delle verifiche. Nei
giorni successivi alla promessa governativa
un’apparente calma è tornata a regnare nelle
campagne francesi. Di nuovo, però, i sindacati
hanno concesso un mese di tempo.
Dinanzi all’assenza di risultati reali non
mancheranno alla promessa di tornare
all’azione.
In Francia le rivoluzioni cominciano dalle
campagne, sebbene il fatto sia caduto nell’oblio
storico, oscurato dalle vicende settecentesche
di Parigi. Ed è la terra il simbolo proclamato
della sua moderna nazione, contro le tentazioni
“etniche” e contro l’identificazione “di sangue”
che cementa l’unità tedesca al di là del Reno.
Nulla di strano che siano stati proprio gli
agricoltori il mese scorso a suonare la carica
della protesta, svuotando gli scaffali dei
supermercati cittadini.
Proprio mentre la nuova manifestazione unitaria
dei sindacati dell’industria e dei servizi
registrava un relativo flop, la campagna sapeva
far sentire la sua voce contro gli affaristi
urbani dei prezzi alimentari. Con un miliardo di
affamati nel mondo forse è il caso di prendere
esempio da loro che di rivoluzioni ne sanno
qualcosa.
By Ilvio Pannullo - Tratto da:
ariannaeditrice.it
 |
Ecco l'aiuto che le
Comunita' montane forniscono agli agricoltori
coscienziosi.
Un contadino ci ha
inviato questa segnalazione:
Buon giorno
Mi chiamo Silvano Rutigliano e sono il titolare
di un'azienda agricola di circa 7 ettari, sita
sull'Appennino modenese a Samone di Guiglia 700
m slm.
Voglio esporvi il mio caso perché ritengo che
possa essere un precedente utile per tutti
coloro che in futuro avranno il sogno di
condurre un'azienda agricola secondo i metodi
dell'agricoltura naturale. La questione di cui
vi parlerò è ancora in atto ed ha degli aspetti
paradossali.
Nel 2004, dopo un
lungo tempo di ricerca, ho trovato un luogo dove
realizzare il mio progetto aziendale, studiato e
migliorato per anni: un'azienda agricola ad
impatto zero, condotta con un'interazione di
metodiche agrarie che vanno dall'agricoltura
naturale (Masanobu F.), l'agricoltura
biodinamica e la permacoltura. Il progetto
prevedeva, tra il raggiungimento degli
obbiettivi, dopo l'avviamento, la gestione a
costo zero, non impiegando mezzi meccanici:
quindi recupero dei semi, utilizzo del sovescio
e delle consociazioni, largo uso della
pacciamatura per ottimizzare l'impiego idrico.
Con l'insediamento, essendo io allora 38 enne,
chiesi di usufruire dei finanziamenti (B1
corrispondenti a 15.000 € a fondo perduto).
Ogni cosa procedeva al meglio fino a quel
momento. Premetto che avevo rilevato terreni in
stato di abbandono e quindi avevo la necessità
di renderli produttivi senza denaturarne
eccessivamente il naturale processo di
bilanciamento, le prime colture sono state
piccoli frutti, fragole in pieno campo, lamponi,
ribes e ortaggi. Nel 2008 un perito dell'ente
che mi aveva erogato l'anticipo del
finanziamento mi ha mandato una lettera
dicendomi che, a suo avviso, la mia azienda non
era degna di ricevere il finanziamento perché in
stato di abbandono, e mi contestava le colture
dichiarate.
L'aspetto paradossale è questo. Mi venivano
contestata una coltura del 2007 su di una
perizia fatta in Aprile del 2008. nel 2007 ho
coltivato Patate in pieno campo (quasi mezzo
ettaro), le patate le ho piantate direttamente
con la zappa senza lavorare il terreno, il campo
era coperto d'erba ma sotto terra le patate sono
cresciute bellissime e sane, questo perché il
terreno era soffice, grazie anche ai ripetuti
sovesci. Le patate sono state tutte raccolte
entro ottobre del 2007, nell'Aprile del 2008 il
perito è uscito per verificare le colture e ha
trovato un campo zappato con le zolle erbosa
visibili (avevo dovuto zappare perché dei mezzi
pesanti (gip di cacciatori e fungaroli), senza
il mio permesso, avevano pestato il terreno
compattandolo eccessivamente), da qui ha tratto
le sue conclusioni che le patate non c'erano mai
state. Portava a conferma della sua affermazione
le foto aeree fatte l'anno prima. A nulla è
valso il mio invito a venire in azienda l'anno
successivo a verificare come, pomodori,
lattughe, patate, carote, crescevano in un campo
con l'erba alta più di un metro e mezzo (ho
tutta la documentazione fotografica).
Mi hanno contestato
l'assenza di fatture di acquisto per l'anno 2007
(per gli anni precedenti ci sono tutte) dicendo
che non credevano che non avessi speso un soldo
per le sementi o il concime. Ho esibito una
perizia del mio perito (dott.ssa Cristina
Marello) e non l'hanno neppure degnata di uno
sguardo. Per farla breve, mi hanno tolto i 15000
euro mettendomi in seria difficoltà. Ho
contestato la loro perizia per sentirmi dire che
non avevo nessun diritto. Così, con il rischio
di dover chiudere l'attività (la mia azienda
punta all'automantenimento e al reddito, onesto,
per una persona, quindi 15000 € corrispondono al
reddito di un intero anno, come si può
verificare dalla dichiarazione dei redditi)
Mi sono rivolto ad un legale, anticipando delle
spese e così, finalmente mi hanno dovuto
riconoscere il diritto di fare ricorso. Il mio
legale ha citato il responsabile della comunità
Montana e tutti i referenti nella questione, per
reati che vanno dall'abuso di potere, all'errata
interpretazione di normative europee.
Tra non molto inizierà il processo al Tar ed ho
bisogno di tutto l'aiuto possibile per fare
valere il diritto di un coltivatore di adottare
i sistemi che ritiene più opportuni per condurre
la propria azienda agricola. Ho saltato nella
narrazione alcuni passaggi, dove venivo accusato
di essere un folle, di volere riportare
l'agricoltura al medioevo, e anche di essere un
disonesto con la sola intenzione di truffare del
denaro. Assurdo. basta dare un'occhiata al mio
curriculum vitae per rendersi conto della
persona che sono e che ho tutte le competenze
per fare quello che faccio così come lo faccio.
Perdonatemi per il
tempo che vi ho rubato ma credo che la
documentazione che ho ricavato, gli studi delle
normative e della legislazione in vigore,
possano essere utili per tutti coloro che, come
noi, sognano un mondo più sano e naturale.
Vi chiedo di divulgare il mio caso, di muovere
solidarietà e coscienza in cambio metto a
disposizione tutto quello che ho appreso perché
in futuro son si vengano a verificare più dei
casi assurdi come il mio ( mi accusava di non
sapere fare il mio mestiere e poi ammetteva di
non capire niente di quelle teorie "originali"
delle agricolture biologiche. E' arrivato a
dirmi un giorno "se lei alle sue piante vuole
anche raccontargli le poesie sono fatti suoi ma
non creda che noi siamo disposti a credere a
roba del genere.
Noi ci basiamo solo su dei testi scientifici,
lei ne ha per dimostrare quello che fa ?" Le ho
portato dei volumi da leggere "la rivoluzione
del filo di paglia" "L'agricoltura
naturale" "principi di
permacoltura" "l'agricoltura
biodinamica" li ha tenuti sulla scrivania e
me li ha restituiti dicendo che non aveva tempo
per leggere altro, perché un diploma lo aveva
già preso) Ora la superficialità e
l'incompetenza di un tecnico rischiano di
affossare un progetto bellissimo.
Perché la realtà è
che mi trovo in seria difficoltà, la banca mi
chiede di rientrare del debito entro dicembre
2010, questo vuole dire 1000 al mese da
restituire e andiamo incontro all'inverno dove
la mia attività è ferma.
Il giudice deciderà
se devo o meno riavere quei soldi che mi
spettano di diritto e sono ottimista, però che
fatica.
Grazie ancora
By Silvano Rutigliano -
azienda.rigale@libero.it
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Italy-
In Sardegna, una delegazione del Comitato di
lotta dei contadini e dei pastori esecutati
(ovvero delle oltre 5000 aziende con la vendita
all´asta), ha deciso di iniziare da domani uno
sciopero della fame. Lo sciopero si terrà nel
comune di Decimoputzu (il cui sindaco ha messo a
disposizione la sala consigliare) e dove il
comitato sta approntando nella giornata di oggi
tutta la logistica.
Il comitato (di cui potete vedere la
documentazione e le info e seguire nei prossimi
giorni le attività nel sito
www.sovranitalimentare.net) ha
inviato una lettera alle istituzioni sarde che
trovate in allegato.
E´ un gesto estremo, quello dello sciopero della
fame, che avvia una serie di azioni di lotta e
di mobilitazione che continueranno fino a quando
non averrà il blocco delle vendite e non si
aprirà un percorso di soluzione ad una
situazione insostenibile per decine di migliaia
di contadini, pastori e braccianti sardi.
Facciamo appello alla solidarietà ed al
coinvolgimento del movimento e dei cittadini.
Vi chiediamo di inviare una lettera al
presidente della Regione Sardegna (Soru) per
appoggiare le richieste del Comitato.
Per leggere e inviare la lettera andate alla
pagina
http://www.soccorsocontadino.eu
compilate il modulo e inviatelo. Arriverà nella
sala consiliare del Comune di Decimoputzu dove
il comitato di lotta è in presidio. Lo
consegneremo a Soru.
Inviate anche, se potete, messaggi di
solidarietà ai contadini in lotta, alla mail:
sardegna@altragricoltura.net
Vi giro il comunicato/appello dei contadini:
Da martedì 2 Ottobre siamo in sciopero della
fame.
La società e la politica abbiano il coraggio di
affrontare la più grande emergenza nazionale
dopo la crisi della PARMALAT
BLOCCO delle ASTE SUBITO:
GOVERNO E REGIONE CONCORDINO la MISURA sulla
FINANZIARIA ed affrontino la più grave crisi
agricola italiana dopo quella della Parmalat
Assemini (CA), 29.09.07 - Si è tenuta questa
mattina la riunione del comitato di lotta degli
esecutati presso la sede del Soccorso Contadino
ad Assemini. La riunione ha valutato la
situazione anche in relazione della riunione che
una delegazione ha avuto insieme all'esecutivo
nazionale di Altragricoltura ed alla struttura
nazionale del Soccorso Contadino a Roma il 27
scorso con il Sottosegretario alle Politiche
Agricole Dott. Stefano Boco. In quella riunione
è stata valutata concordemente l'urgenza di un
percorso e sollecitata l'apertura di un tavolo
che veda insieme regione, governo nazionale e
soggetti finanziari istituzionali.
Il comitato ha espresso una grande
preoccupazione perchè, mentre la situazione
degli agricoltori e dei pastori (e con loro dei
braccianti) sardi si fa sempre più
insostenibile, sembra, ancora una volta, calare
una cortina di silenzio sui gravissimi effetti
del disastro indotto dalla legge regionale 44/88
e sue modifiche dichiarata illegale dall'Unione
Europea.
Non c'è più tempo di analisi e rinvii, occorre
intervenire subito perchè alle oltre cinquemila
aziende sarde colpite dai provvedimenti di
vendita all'asta venga offerta una possibilità
di futuro.
Il governo nazionale e la giunta regionale,
concordino immediatamente una misura sulla
finanziaria per bloccare le vendite e aprano un
tavolo di confronto sul destino dell'agricoltura
sarda per trovare soluzioni ormai non più
rinviabili alla crisi finanziaria indotta dagli
errori di programmazione e gestione consumati
nei decenni scorsi.
Fino a quando questo non avverrà il Comitato si
mobilita a partire da martedì prossimo dando
avvio con uno sciopero della fame ad una serie
di iniziative che proseguiranno fino a quando
non avremo le certezze del blocco delle aste e
dell'apertura di un percorso di soluzione della
crisi.
Questo gesto estremo, che mette in gioco ed a
rischio la nostra salute e la nostra stessa
vita, è solo il primo per un percorso che non
esclude alcuna opzione alla nostra iniziativa.
IL NOSTRO OBIETTIVO E' DI RICONQUISTARE IL
FUTURO PER NOI E PER TUTTI I CITTADINI SARDI
Il comitato ha inviato una lettera alle
istituzioni sarde che alleghiamo, con l'invito
ad un incontro da tenere giovedì 4 Ottobre.
Invitiamo tutti, già ora, alla conferenza stampa
che terremo martedì 2 Ottobre alle ore 12 presso
la sala consigliare del Comune di Decimoputzu.
Facciamo appello a tutte le realtà contadine, ai
movimenti ed ai cittadini perchè sostengano la
nostra lotta e si battano con noi contro la
morte delle aziende contadine in tutt'Italia,
per un cibo sano e garantito.
BASTA VENDITA all'ASTA delle AZIENDE, E' l'ORA
della SOVRANITA' ALIMENTARE
By
Bruno Cabitza. - Comitato di Lotta degli
Esecutati - Riccardo Piras - Altragricoltura
Sardegna - Giorgio Matta - Soccorso Contadino
Sardegna
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