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La struttura
sanitaria mondiale si fonda, in tema di terapie
a base di
farmaci e
Vaccini
-
farmacologiche
- sull’evidenza della
sperimentazione, considerata un elemento
imprescindibile di garanzia per ogni nuova
proposta.
C’è qualcosa, però, che non va
nell’organizzazione della ricerca, dal momento
che non si spiega come mai una miriade di
studiosi puntualmente, a scadenze fisse, cade
nella rete dell’illecito.
È chiaro che le vie di fuga rappresentate dai
cosiddetti comportamenti scientifici non
consentiti, sono la dimostrazione della
coercizione della libertà di pensiero e quindi
della conseguente repressione
istituzionalizzata.
Riporto
una frase di Einstein:"Per
risolvere un qualunque problema, occorre avere
un metodo di ragionamento diverso da quello che
ha originato quel problema".
Chi adotta un
ragionamento diverso, però, è considerato un
bandito (nel senso di escluso), specialmente in
tema di tumori, dove la gravità del problema
impone (è la tesi ufficiale) una costante
vigilanza e tutela delle idee.
Da una parte quindi un’oncologia ufficiale
fallita e allo sbando; dall’altra i banditi che
cercano quelle soluzioni agognate da tutta la
società.
Il paradosso però, è chiaro, sta nel fatto che
chi ha fallito ha il potere di reprimere, con il
beneplacito delle istituzioni, qualsiasi
pensiero innovativo.
È opportuno allora fare delle considerazioni
preliminari per capire il grottesco di questa
situazione.
Prima considerazione, il blocco della conoscenza:
L’epistemologia
contemporanea viaggia ormai da molti anni in una
prospettiva anarchica, intesa come accettazione
di qualsiasi principio nello sviluppo e nel
progresso della conoscenza, cosa che include
principalmente il monito di andare oltre, ovvero
di rifiutare, qualsiasi procedimento
metodologico codificato e comunemente accettato,
specialmente quando si devono risolvere problemi
contingentemente irrisolvibili, denominati
“rompicapo” (ad esempio il cancro).
In quest’ottica sono
state messe in discussione tutte le visioni
filosofiche della scienza del secolo, comprese
quelle ritenute più all’avanguardia, come il
Falsificazionismo di Popper, la teoria delle
rivoluzioni scientifiche di Kuhn o i Programmi
di ricerca di Lakatos, perché ritenuti troppo
conformistici, e quindi restrittivi, rispetto
alla vera essenza del progresso della
conoscenza.
Ma c’è di più:
andando sempre più avanti nella revisione sello
statuto dell’epistemologia contemporanea, si è
giunti al limite dei confini esperibili dalla
conoscenza, laddove questi si fondono e sono
alimentati da domini a lei estranei, in
particolare quello economico e quello sociale.
In altre parole la conoscenza o meglio la
libertà della conoscenza è condizionata
principalmente dai fattori economici e da quelli
istituzionali: detto molto semplicemente, si può
fare ricerca solo con ingenti quantità di denaro
e con l’autorizzazione delle istituzioni.
In quest’ottica, tutti quelli che vanno contro o
stanno al di fuori delle logiche economiche o
politiche, che confezionano i cosiddetti metodi
leciti della ricerca, sono considerati eretici.
Ma come è possibile che le menti più creative e
più oneste intellettualmente vengano sempre
relegate in una posizione di illiceità ?
La risposta è semplice: attraverso il blocco
istituzionale e attraverso il blocco economico.
Seconda
considerazione: il blocco istituzionale:
L’intuizione,
l’intuitività e la creatività sono prerogative
delle menti libere e giovani, che di regola non
appartengono agli individui normalizzati o
inquadrati in contesti ufficialmente accreditati
e standardizzati.
Sarebbe molto bello, e anche comodo, se un’idea
innovativa e rivoluzionaria venisse in mente ad
un ministro della sanità, ad un medico
parlamentare o ad un rinomato professore
universitario, perché sarebbe convalidata e
attuata in tempi brevissimi, a beneficio della
società.
Purtroppo ciò non accade mai, per ovvi motivi,
cosicché un’idea è costretta a subire la tortura
e l’annichilimento da parte delle istituzioni.
Scendendo nel pratico, prendiamo un giovane
laureato in medicina che intuisce una profonda
verità: come deve fare, o quali vie deve battere
per portare avanti e avvalorare la sua scoperta?
L’ovvia risposta del conformista o peggio di
colui che sta in malafede sarebbe: deve fare una
sperimentazione che dimostri la validità delle
sue teorie.
Per fare una
sperimentazione però, bisogna avere delle
strutture che la consentano, o meglio degli
individui preminenti che consentano
l’utilizzazione di tali strutture; bisognerebbe
avere cioè l’avallo o di un esimio professore
universitario o preside di facoltà, o di un
potente politico, oppure di un influente
prelato. In caso contrario qualsiasi idea resta
lettera morta.
Considerando poi, anche per esperienza
personale, che il più delle volte i professori
universitari sono sclerotici e altezzosi, i
prelati disinteressati alla rivoluzione, i
politici collusi e utilitaristi, non c’è da
meravigliarsi come i presupposti di un
rinnovamento del pensiero vengano relegati nella
sfera dei miraggi.
Lo sbarramento della
procedura sperimentale così concepita e
codificata dunque, è un elemento esiziale per i
malati e per la società, perché mette fuori
gioco qualsiasi pura risorsa creativa e
innovativa. È il vero nemico del progresso,
perché è troppo sovrastrutturata e condizionata
da forze estranee alla ricerca pura, quella del
pensiero.
Terza
considerazione, il blocco economico:
Se al povero
ricercatore fanno difetto le giuste conoscenze
o le capacità di arruffianamento nei confronti
di esponenti notabili, questi può far sempre
conto sul diritto di poter effettuare degli
studi per proprio conto, purché siano conformi
alle norme vigenti.
Qui però esiste un
altro ostacolo insormontabile, quello economico.
Se difatti il ricercatore non è un magnate
dell’industria o delle finanza, e non è nemmeno
un emiro o un rampollo di nobile discendenza,
non si capisce come può condurre a temine una
ricerca con i crismi della legalità, dal momento
che per ottemperare a questa dovrebbe sborsare
di propria tasca ingenti somme di denaro; basta
pensare alle varie fasi (1, 2, 3 ecc) previste
per qualsiasi sperimentazione medica, per
attuare le quali occorrono in genere milioni di
euro.
Conclusione:
La sperimentazione canonica è consentita solo se
si seguono le regole che fanno comodo a chi ha
in mano il potere, politico o economico; il
resto sono solo parole al vento.
È la società,
tramite i politici, che dovrebbe tutelare le
menti più fertili, consentendo loro di
sperimentare in libertà le loro idee. Al
contrario essa oggi, con la scusa di tutelare i
cittadini ritenuti ignoranti, tutela solo gli
interessi dei potenti, a danno dei malati.
Del resto, la storia ci insegna come
l’atteggiamento paterno dei sovrani nei
confronti del popolo ignorante, è stato sempre e
solo una scusa per perseguire i propri sordidi
interessi.
Tratto
da
www.curenaturalicancro.org
vedi:
Cancro e
Medicina Naturale +
Esperimenti di
Big Pharma sui Bambini +
Sperimentazioni Criminali
delle industrie di farmaci e Vaccini
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