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Grazie all'Europa
verrà presto introdotta nell'ordinamento italiano, la legge che stabilisce le
modalità d'immissione in commercio dei medicinali omeopatici ad uso
umano, che è l'emanazione della direttiva 92/73.
L' Unione Europea ha dato infatti pieno riconoscimento formale e
sostanziale alla medicina omeopatica, equiparando i farmaci omeopatici
antroposofici a quelli allopatici.
L'Italia finalmente si dovrebbe apprestare a dare diritto alla
cittadinanza a quel mondo omeopatico composto da oltre cinque milioni di
pazienti, 3500 medici, 9000 farmacie, e così via.
Il recepimento della direttiva europea non avverrà direttamente ma
tramite l'approvazione di una legge delegata, il cui testo è già stato
presentato dal Governo (Atti del Senato 1381, capo IV, art.22).
D'altronde, sono anni ormai che il nostro Parlamento ha rinunciato a
svolgere il suo ruolo legislativo che sarebbe quello di adattare le
disposizioni comunitarie alla nostra realtà sociale e culturale
trasformandole in autentiche leggi italiane.
Esso preferisce votare i cosiddetti "critici di delega", cioè i
vincoli ai quali il Governo dovrà attenersi nel rendere operative le
norme europee e che vengono proposti dai ministeri interessati.
Molti dei protagonisti della malasanità sono da sempre schierati
pregiudizialmente contro la medicina. Di conseguenza in tutti questi anni
medici, pazienti, e operatori omeopatici hanno dovuto difendere "con
le unghie e coi denti" i loro diritti, in primis il diritto alla
libera scelta terapeutica - sancito peraltro dalla nostra Costituzione -
senza mai scendere a quei vergognosi compromessi che erano evidentemente
la prassi abituale.
Alcuni funzionari ministeriali, addirittura, all'indomani della
pubblicazione della direttiva avevano già affermato di voler
intraprendere le norme europee in senso restrittivo.
I funzionari amministrativi infatti vorrebbero tanto conseguire
l'eliminazione dei prodotti omeopatici esistenti, col trucco di
assoggettarli ai nuovi criteri di immissione in commercio 8invece l'art.10
della direttiva europea esenta inequivocabilmente i prodotti esistenti
dalla nuova disciplina).
I funzionari tecnici vorrebbero, per di più, impedire di fatto la
registrazione di nuove preparazioni (vedi la rivista Pro-Pharmacopea
1/93), proponendo per questa una serie di norme estremamente restrittive
riguardanti la produzione e l'etichettatura, alcune delle quali in aperto
contrasto con la direttiva.
In pratica, paradossalmente, con la scusa della nuova regolamentazione
qualche "bello spirito" vorrebbe conseguire il totale
ridimensionamento della pratica omeopatica clinica e terapeutica, proprio
nel momento della sua affermazione ufficiale.
E sono proprio loro, i burocrati sotto accusa, quelli che hanno stilato i
criteri di delega che verranno convalidati dal parlamento.
Così ora che l'Europa ha deciso di dare ai prodotti omeopatici lo status
di "medicinali omeopatici", l'Italia - zitti, zitti,
all'italiana - vorrebbe approfittare dell'occasione per bastonare i
cittadini, rei di esercitare un loro diritto, quello della libera scelta
terapeutica.
E non potendo alienare questo diritto, si vuole alienarlo eliminando i
medicinali. I milioni di italiani che ricorrono alla medicina omeopatica
e antroposofica si aspettano che la direttiva europea venga applicata
conformemente a quanto essa stabilisce, che sia loro garantito il libero
accesso alle terapie liberamente scelte, che si guardi all'Europa con più
rispetto e che...i funzionari facciano i funzionari, mettendosi al
servizio della gente.
vedi
Cure Naturali +
Leggi EU per la Med.
Naturale
+
DITTATURA SANITARIA +
Fondamenti della Medicina Naturale
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata +
Guerra conto le Donne
(con i Vaccini)
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