Alcuni hanno definito l'Omotossicologia
"Omeopatia del 2000", altri vi
hanno visto il punto d'incontro
tra il geniale empirismo di
Hahnemann, l'affascinante
filosofia medica orientale e il
rigoroso scientismo occidentale
imperniato sulla sperimentazione
oggettiva.
In estrema sintesi, l'Omotossicologia,
pur affondando le sue radici
nell'Omeopatia classica, volge
lo sguardo alla moderna
Fisiopatologia e a questa si
rifà in sede di diagnosi,
tornando però ad avvalersi di
sostanze preparate secondo i
canoni della farmacopea
omeopatica in sede di terapia.
Oggi, a 50 anni dalla nascita
dell'Omotossicologia, appare
chiaro il grande contributo
portato da Reckeweg alla Scienza
medica: essere riuscito ad
integrare, in un'unica visione,
i principi di Hahnemann ed i
paradigmi della moderna
Medicina.
Grazie all'Omotossicologia,
possiamo dire, l'Omeopatia è
finalmente uscita dal fiero e
superbo isolamento in cui
l'avevano fatta precipitare gli
stessi omeopati per
confrontarsi, finalmente e ad
armi pari, con la Medicina
Accademica, trovando con questa
un punto d'incontro, un
linguaggio comune.
I PRINCIPI DELL'OMOTOSSICOLOGIA
L'Omeopatia antiomotossica o
Omotossicologia
(etimologicamente: studio dei
fattori tossici per l'uomo)
identifica nelle "omotossine" la
causa cui ricondurre
eziologicamente tutte le
malattie.
Qualunque organismo è
continuamente attraversato da
un'enorme quantità di tossine
esogene
(batteri, virus, tossine
alimentari, fattori di
inquinamento ambientale,
cataboliti di farmci di sintesi,
stress emotivi, ecc.) ed
endogene (prodotti
intermedi dei diversi
metabolismi, cataboliti finali,
ecc.).
In accordo alla teoria di von
Bertanlanffy, secondo cui
l'organismo è un sistema
di flusso in equilibrio dinamico,
se l'omotossina non è
particolarmente "virulenta" e se
i sistemi emuntoriali sono
efficienti, essa attraversa l'organismo-sistema
di flusso senza
determinare alcuna interferenza
nella sua omeostasi, che resterà
pertanto nella condizione di
equilibrio, cioè di salute.
Se viceversa, o perchè la
tossina è particolarmente
"aggressiva" o perchè i sistemi
di drenaggio emuntoriale non
sono sufficienti, si determina
un'alterazione dell'equilibrio,
che l'organismo, nella sua
naturale tendenza verso il
mantenimento o il ripristino
della sua "omeostasi ristretta"
(Laborit), cercherà di
compensare innescando meccanismi
supplementari di tipo
autodifensivo: le
malattie.
Se per Hahnemann "la noxa è niente, il terreno è tutto", e negli anni successivi, da Pasteur in poi, ci si fossilizza invece in una guerra cieca e senza esclusione di colpi al "microbo", per Reckeweg la malattia è da interpretare come la risultante che scaturisce dall'interreazione tra noxa patogena, fattori ambientali e soprattutto reattività. Per citare il padre dell'Omotossicologia: "le malattie sono l'espressione della lotta dell'organismo contro le tossine, al fine di neutralizzarle ed espellerle; ovvero sono l'espressione della lotta che l'organismo compie naturalmente per compensare i danni provocati irreversibilmente dalle tossine". evidenziamo in qualche modo questa frase. Riportandola in un box accanto al testo o simili...".
Come
è facile intuire si tratta di
una visione biologica del
processo di guarigione: con i
farmaci omotossicologici si
stimola la capacità di
autoguarigione del paziente
attraverso il ripristino delle
sue capacità metaboliche,
enzimatiche, immunologiche,
emuntoriali, giungendo alla
definitiva eliminazione del
carico tossico responsabile del
quadro morboso, cioè alla vera
guarigione.
Ben altra direttrice seguono,
viceversa, i farmaci di sintesi:
la soppressione dei sintomi
conduce ad un approfondimento
della patologia nell'organismo,
al blocco della sua capacità
reattiva, o, spesso, alla
cronicizzazione della malattia.
Partendo da queste
considerazioni, il Dr. Reckeweg
osservò e descrisse un fenomeno
di grande interesse: la
vicariazione, cioè lo
spostamento della malattia da un
tessuto all'altro, da un organo
all'altro. La vicariazione può
avere una prognosi positiva (in
questo caso è detta "regressiva"
e corrisponde al processo di
guarigione naturale) o,
viceversa, negativa (in questo
caso è detta "progressiva" e
coincide, per esempio, con il
processo di cronicizzazione).
Ebbene, con la terapia
omotossicologica si noterà la
cosiddetta vicariazione
regressiva, cioè lo spostamento
della malattia da organi più
nobili e profondi verso organi o
sistemi deputati all'escrezione
delle tossine.
La grande capacità di
sistematizzazione portò il Dr.
Reckeweg a concepire un quadro
sinottico, la Tavola
delle Omotossicosi,
coagulando in esso, insieme, il
patrimonio diagnostico
dell'Omeopatia, i fondamenti
dell'Embriologia, le moderne
acquisizioni di semeiotica
medica e di fisiopatologia.
In base alla Tavola delle
Omotossicosi, a seconda
dell'entità dell'aggressione e
dell'integrità del sistema
difensivo autologo (che Reckeweg
chiama Sistema della
Grande Difesa),
l'organismo manifesta quadri
clinici differenti che si
possono agevolmente classificare
in 6 fasi.
![]() |
Versione aggiornata della Tavola delle 6 Fasi (Direzione Medica - GUNA - I SEMESTRE 2004).
Tavola delle 6 fasi in formato pdf (1,1MB).
Nella sua Tavola, Reckeweg
rappresenta i vari gradi di
reattività attraverso i quali
l'organismo cerca di mantenere o
ripristinare la propria
omeostasi, il proprio
equilibrio, il proprio stato di
salute. Ogni fase rappresenta
l'espressione delle diverse
capacità reattive
(infiammatorie) dell'organismo.
È proprio l'inquadramento della
patologia nella Tavola delle
Omotossicosi ad orientare la
scelta della strategia
terapeutica.
IL CONTRIBUTO DI RECKEWEG ALLO SVILUPPO DELL'OMEOPATIA
Numerosi e diversi sono i
contributi portati dall'Omotossicologia
all'evoluzione del pensiero
omeopatico.
Si è già detto della visione
prospettica che Reckeweg propose
per una Medicina integrata che
coagulasse in sé Omeopatia e
Allopatia, ma forse, ancor più
di questo, la preziosa eredità
che egli ci ha lasciato è quella
di aver fornito le basi
speculative per
un'interpretazione dei principi
dell'Omeopatia non più basata
solo sull'empirismo ma sulla
scientificità.
Con Reckeweg, i principi di
similitudine, delle dosi
infinitesimali,
dell'individualità, su cui
poggia l'Omeopatia, trovano
finalmente un suffragio di
veridicità scientifica e
sperimentale.
Fra i lavori di riferimento più
interessanti in questo senso ci
piace citare il Test del
cortisone di Hauss e
collaboratori (1968),
chiaro esempio di come l'effetto
di una sostanza
omeofarmacologicamente attiva
vari al variare della propria
concentrazione (principio
delle dosi infinitesimali).
Scopo dell'esperimento è
valutare, in vitro, l'attività
della sostanza fondamentale
della matrice extra-cellulare,
ovvero la sua reattività (o, se
si preferisce, la sua "capacità
di infiammarsi").
A tal scopo, 0,2 g di pelle di
topo vengono messi in
incubazione con 5 ml di una
soluzione contenente S35 (cioè
un isotopo dello Zolfo
facilmente rilevabile e
misurabile all'interno delle
cellule) e varie concentrazioni
di cortisone (potente farmaco
antinfiammatorio), a partire da
5 mg fino a 0,000005 mg.
Scopo dell' esperimento
è osservare se si verificano
variazioni di assorbimento del
S35 (indice di attività
connettivale) col variare della
quantita' di cortisone.
Ad alte concentrazioni di
cortisone (5 mg) si osserva un
effetto inibitorio, cioè le
cellule in incubazione non
includono il S35: il cortisone
svolge pienamente la sua azione
antinfiammatoria
Diluizioni molto più elevate,
fino a 0,0005 mg di cortisone,
hanno ancora un effetto
fortemente inibitorio.
Quando il grado di diluizione
del cortisone è pari a 0,00005
mg si verifica un inversione
dell'effetto, e l' assorbimento
del S35 da parte delle cellule
di pelle di topo aumenta
sensibilmente, superando anche
il valore di controllo.
La concentrazione 0,00005 g di
cortisone in 5 ml di soluzione
corrisponde ad una diluizione
omeopatica decimale D8.
Quando il grado di diluizione
del cortisone diventa 0,000005
mg in 5 ml (pari alla diluizione
omeopatica D9) l' attività di
inclusione del S35 da parte
delle cellule diventa ancora più
eclatante, cioè il
cortisone da antinfiammatorio
diviene pro-infiammatorio.
![]() |
HAUSS W.H., JUNGE-HÜLSING G., GERLACH U.: Die unspezifische Mesenchymreaktion - George Thieme Verlag, Stuttgard, 1968.
Sempre su questo filone di
ricerca, non si può non citare
l'eccellente lavoro di
Conney e Burns (1963):
grazie a questo test in vivo
trovano una dimostrazione
scientifica tanto il
principio delle dosi
infinitesimali quanto
il principio di
similitudine.
Per via intraperitoneale vengono
iniettate dapprima dosi massicce
di metilcolantrene, un colorante
della famiglia degli azulenici
con forte potere
epato-carcinogeno (simili
esperienze vengono compiute
anche con il CCl4):
viene così provocata
sperimentalmente una patologia
degenerativa a carico del fegato.
Ai topi così pretrattati vengono
somministrate dosi
decrescenti dello
stesso meticolantrene, fino ad
arrivare a concentrazioni
omeopatiche pari a D3-D4
(10-3-10-4): si
osserverà, in questo modo, una
regressione della forma
degenerativa. Grazie alla
Biochimica sappiamo perché: la
dose infinitesimale di
metilcolantrene funziona da
induttore enzimatico stimolando
l'epatocita alla sintesi di un
enzima antitossico-specifico (laN-demetil-amino-ossidasi)
in grado di neutralizzare le
molecole tossiche di
metilcolantrene (legge
delle dosi infinitesimali o
dell'effetto inverso).
Ma non basta: ciò che più
stupisce è che gli enzimi
antitossico-specifici sono
attivi non solo sul
metilcolantrene che li ha
indotti, ma anche su tutti gli
azocoloranti, cioè verso i
"tossici" simili
al metilcolantrene (legge
di similitudine).
![]() |
CONNEY A.H., BURNS J.J.: In Advanc. Enzyme Regul., Vol I, Oxford: Pergamon Press, 1963.
LA FARMACOLOGIA OMOTOSSICOLOGICA
Il contributo di H. H. Reckeweg allo sviluppo dell'Omeopatia è andato ben oltre l'aver proposto le chiavi di lettura per l'interpretazione scientifica del meccanismo d'azione del rimedio omeopatico. Con la Casa HEEL GmbH, da lui fondata nel 1936, Reckeweg propone una Farmacologia originale ed innovativa: accanto ai rimedi omeopatici classici (derivazione vegetale, minerale, animale) egli introduce una serie di principi omeopatici "nuovi", che rappresentano l'attualizzazione omeopatica dell'Immunologia e della Biochimica: ecco comparire nuovi ceppi nosodici (veri e propri immunostimolanti), ecco i catalizzatori del Ciclo di Krebs ed i chinoni omeopatizzati (veri e propri stimolatori metabolici), gli organoterapici "Suis"(stimolatori della funzione e della struttura di tessuti ed organi), gli allopatici omeopatizzati (veri e propri antidoti ai danni jatrogeni causati dai farmaci di sintesi) e, soprattutto, la rivoluzionaria classe dei preparati composti, cioè delle composizioni ideali di rimedi, vere e proprie unità terapeutiche, ognuna specifica per ogni patologia.
CONCLUSIONI
Sono
passati più di 200 anni dalla
nascita dell'Omeopatia e i suoi
principi e soprattutto i suoi
rimedi non sono mai divenuti
obsoleti.
È altrettanto vero che i
progressi della Medicina e della
Ricerca Medica, per parlare
solamente degli ultimi 50 anni,
sono stati straordinari e,
soprattutto in campo
diagnostico, impressionanti.
Si pensi alla Risonanza
Magnetica Nucleare o
all'Ecografia. Potremmo, oggi,
farne a meno?
Siamo certi che se Hahnemann
fosse nato, per esempio, nel
1921 anziché nel 1755, non
avrebbe "inventato" il suo
metodo diagnostico
dell'interrogatorio omeopatico,
certamente straordinario,
innovativo per l'epoca, ma ai
nostri occhi non scevro di
limiti; è vero che i sintomi,
indagati minuziosamente, sono le
"parole" con cui si descrive la
malattia, ma in pieno 2005 è
giusto prescindere dall'esame
obiettivo, dal fonendoscopio,
dai dati di un emocromo o dai
risultati di una TAC?
Anche Hahnemann oggi girerebbe
per le corsie di un ospedale con
lo stetoscopio al collo, e
sicuramente nel suo studio, a
fianco della Materia Medica e
del Repertorio comparirebbero un
diafanoscopio e un buon
vademecum sull'interpretazione
degli esami di laboratorio.
Anche Hahnemann, oggi, sarebbe
un po' ... Reckeweg.
Eppoi, come possiamo non
considerare che i principi della
Farmacologia omotossicologica
hanno modernizzato l'Omeopatia.
Oggi abbiamo a disposizione,
grazie all'Omotossicologia, un
metodo di cura biologico che fa
ricorso ad una farmacologia
omeopatica moderna, con un ampio
ventaglio farmacologico e con
delle solide basi di
sperimentazione clinica;
disponiamo di farmaci di alta
qualità e in tutte le diverse
forme farmaceutiche e
soprattutto disponiamo di
farmaci che rappresentano la
sintesi perfetta fra antico e
moderno, fra tradizione e
avanguardia.
È partendo da queste considerazioni che ci sentiamo di dire che l'Omotossicologia, figlia illustre dell'Omeopatia hahnemanniana, ma storicamente aperta ai progressi della Scienza medica, sarà la medicina del III millennio, una Medicina che nasce dalla tradizione e appartiene al futuro.


